Libri come scommessa: una chiacchierata con Las Vegas Edizioni

Andrea Malabaila e Carlotta BorasioCi sono occasioni, qui al Monolito, che vanno prese al volo, specie quando sai bene che non arriveranno di nuovo.
È capitato, infatti, che… ah, ma ho dimenticato un dettaglio.
Salve a tutti, sono Ettore, l’Assistente Ufficio Stampa. Come ricorderete è da un po’ di tempo che aiuto Fabrizio Vercelli a svolgere il suo ruolo, ma, per la prima volta, oggi ho l’occasione di mettermi in mostra.
Come dicevo, è capitato, infatti, che il mio capo si sia preso ferie per un tempo più lungo del solito. Così, per sconfiggere la noia, ho pensato di prendere in mano il progetto
chiacchierate e di aggiungerne una di mio pugno.
Ho fatto un po’ di ricerche e mi sono reso conto che Fabrizio, dopo aver parlato con lettori, scrittori, illustratori e critici, non aveva ancora sondato una figura assai importante nel mercato editoriale: un editore.
È vero, può sembrare strano che un rappresentante di una casa editrice vada a intervistare un suo concorrente. Ma in questo mercato editoriale, così atipico, si può parlare davvero di “concorrenza”? In particolare tra esponenti di una nuova generazione?
Ho cercato di scoprirlo contattando Andrea Malabaila e Carlotta Borasio, di Las Vegas Edizioni.
Siccome ero certo che avrebbero trovato un po’ singolare una videointervista con un ragno zingaro, ho optato per la solita strategia: mettermi ai margini del loro sguardo e lasciare che loro conversassero con una sagoma di cartone di Fabrizio. L’ho trovata nascosta in un angolo dell’ufficio; non so a cosa gli serva, ma a me è stata utile…
Ecco cosa ci siamo raccontati.

Ciao Carlotta, ciao Andrea e grazie per aver accettato il mio invito.

Loro mi rispondono salutando con la mano, sorridenti. Occhi chiari, altezza quasi uguale, aria da bravi ragazzi, sempre impeccabili e in ordine, hanno la classica espressione rilassata di chi non ha il Sellero che gira per i corridoi della redazione.

Comincio subito con una domanda che avevo pronta per voi da parecchio: molte piccole case editrici orientano le loro preferenze verso particolari generi (vedi Edizioni XII, per fare un esempio a caso) – spesso di gradimento della Redazione – o tematiche, mentre voi restate aperti a qualsiasi proposta. Da cosa deriva questa scelta?
Andrea: In realtà non siamo aperti a qualsiasi proposta, ma cerchiamo storie che escano dai generi codificati, anche a costo di essere meno appetibili dal punto di vista commerciale: il mercato ha sempre grande voglia di libri thriller, o fantasy e noi invece ci andiamo a scontrare con i colossi editoriali che fanno narrativa “generalista”. Siamo un po’ masochisti, lo sappiamo.

Ridono.

In relazione a questo, quali sono le preferenze mostrate dai vostri lettori?
Andrea: Al momento non ci facciamo condizionare dalle vendite. Vogliamo storie che ci facciano emozionare e autori che possano crescere nel tempo.

Quindi queste non incidono in qualche modo sulle vostre scelte editoriali future?
Carlotta: Se ci basassimo sui risultati immediati, probabilmente saremmo costretti a cambiare linea editoriale ogni mese.
Andrea: Però vediamo che ci sono alcuni aspetti che colpiscono maggiormente il pubblico: certe copertine, certe quarte attirano di più e ce ne accorgiamo durante le fiere. Ovvio che poi ne teniamo conto (così come dei suggerimenti) per cercare di migliorare.

Tra i vostri punti fermi c’è anche il seguente: La Las Vegas edizioni è CONTRO l’editoria a pagamento.
Secondo voi quali sono i mezzi a disposizione di una casa editrice per contrastare il fenomeno, pur mantenendo un comportamento corretto verso la concorrenza di ogni tipo?

Andrea: Riteniamo che una casa editrice sia un posto privilegiato per fare cultura ma anche un’azienda, e un’azienda deve assumersi il rischio d’impresa. Oltre a questo, c’è da dire che solo un editore non a pagamento è veramente libero di creare un proprio universo di storie.
Carlotta: È questo quel che deve capire la gente: un libro pubblicato a spese dell’editore è un libro su cui qualcuno ha voluto scommettere di tasca propria perché ci credeva veramente. Perché il lettore dovrebbe credere in un libro (e spendere dei soldi per acquistarlo) se non ci ha creduto nemmeno l’editore?

Sono del tutto d’accordo.
Cambiamo argomento: Las Vegas si è da sempre distinta per una forte presenza a fiere e manifestazioni letterarie. Quanto è importante, per voi, essere sul territorio, tramite eventi di vario genere, oltre che nelle librerie (reali e virtuali)?

Andrea: Non avendo la possibilità di fare pubblicità su Canale 5 (il riferimento non è casuale) (per chi non lo sapesse: un’importante casa editrice a contributo si pubblicizza abitualmente su canali  televisivi e quotidiani nazionali, n.d.r.), siamo costretti a farci conoscere con altri mezzi. Internet è un modo, le fiere sono un altro modo. Partecipiamo da tre anni al Salone di Torino e a dicembre saremo per la seconda volta a Roma per Più Libri Più Liberi. Ed è bello quando la gente ci viene a cercare perché si ricorda di noi o vuole conoscerci perché ha letto qualche nostro libro.
Carlotta: Ad esempio, a Torino ci sono sempre due o tre persone che arrivano e si prendono le ultime novità, quasi fossimo un appuntamento fisso. Poi se ne vanno via trulli trulli. Ecco, questi lettori valgono tutta la fatica di cinque giorni di fiera.

Carlotta, oltre a essere la Responsabile Ufficio Stampa (una vitaccia, lo so) di Las Vegas sei anche organizzatrice di Vento Letterario, la prima fiera in cui erano espressamente escluse la case editrici che richiedono contributi per la pubblicazione. Per prima cosa vorrei chiederti: cosa ha significato per te gestire in prima persona un simile evento?
Carlotta: Ha significato intanto una bella gastrite. La settimana tra il 12 e il 18 luglio è stata tra le più intense stressanti della mia vita perché tra l’altro il 13 mi sono laureata. Dico questo perché mentre stavo aspettando che mi chiamassero in aula per esporre la mia tesi, la mia testa era a Finale a pensare cosa ancora restava da fare (gazebi, tavoli, illuminazione), come sarebbe andata (gli editori sarebbero stati contenti? Sarebbero tornati?), l’idea di questa fiera (editori non a pagamento=qualità) sarebbe passata?
Ecco, organizzare questa fiera ha generato in me un senso di responsabilità fortissimo: verso gli editori, verso i lettori, verso i libri. Magari Vento Letterario non cambierà il mondo, ma se porterà qualche libro nostro (e per nostro intendo di piccole case editrici) su qualche comodino, io sono felice.

Puoi tracciarne un bilancio?
Carlotta: Il bilancio è molto positivo. Sarà onesta: non mi aspettavo che sarebbero stati tutti così contenti (editori, Comune, lettori appassionati e casuali). Visto che per noi di Las Vegas era la prima volta che organizzavamo un evento di questa portata ed era la prima volta anche per il Comune di Finale, direi che siamo tutti soddisfatti.

Ci saranno altri Venti Letterari in futuro?
Carlotta: Ci hanno proposto di replicare VeLe anche a Venezia e a Rimini: sarebbe bello organizzare una Fiera itinerante in modo da dare occasione a tutti (editori e lettori) di partecipare.

Prima ho usato la parola concorrenza. Secondo voi questa parola ha senso nel mercato editoriale italiano, in particolare tra le piccole case editrici?
Andrea: Quando ci parlano di concorrenza tra di noi ci viene un po’ da ridere: come dire che il macellaio di Voghera fa concorrenza a quello di Carmagnola… Ma vi sembra? Tant’è che ormai noi alle fiere  dividiamo sempre lo stand con Intermezzi che come noi pubblica narrativa non di genere. Siamo dell’idea che siamo tutti la stessa barca, nessuno ruba lettori a nessuno. Un nuovo lettore di Intermezzi è un potenziale nuovo lettore Las Vegas e viceversa.

Nella catena Autore-Editore-Distributore-Libreria/Biblioteca-Pubblico qual è l’anello che ritenete più debole?
Andrea: All’inizio pensavamo che il nodo di tutto fosse il distributore, per cui per prima cosa ne abbiamo cercato uno nazionale.
Ma il vero problema è la promozione, perché il distributore potenzialmente può arrivare a qualsiasi libreria, ma se nessun libraio ti conosce è come se non esistessi. Per questo motivo, ci stiamo attrezzando in tal senso…

Quale sarebbe, quindi, la soluzione del problema, secondo voi?
Andrea: Per quanto riguarda gli scenari futuri, siamo stati tra i primi a sperimentare la via degli e-book. Alcuni nostri libri sono già stati convertiti e resi disponibili sul portale BookRepublic (un progetto che seguiamo con grande interesse fin dalla sua nascita). Nessuno sa precisamente quanto si affermerà questa rivoluzione digitale, ma è sempre meglio farsi trovare pronti, senza snobismi di sorta.

Un’ultima domanda: che cosa accomuna una piccola e volenterosa casa editrice torinese con la capitale mondiale del gioco d’azzardo?
Andrea: Be’, anche qui si scommette (sui nostri libri)! Volevamo un nome che non respingesse la gente e non desse l’idea che ce ne stiamo nella nostra bella torre d’avorio a fare gli intellettuali. In Italia si legge poco perché spesso i libri allontanano i potenziali lettori. Vorremmo invece che i libri non facessero paura e fossero visti come un divertimento alla portata di tutti, non come uno strumento esoterico per pochi eletti.
Carlotta: Siamo contenti anche quando qualcuno vedendo il nostro logo alle fiere storce il naso: vuol dire che comunque abbiamo colpito nel segno.

È tutto, vi ringrazio per la disponibilità e vi faccio un grosso in bocca al lupo per i vostri progetti futuri. A presto!
Andrea e Carlotta: Grazie a voi e crepi il lupo!

Ed eccoci finalmente on line. Mi ci è voluto un po’ perché, come sempre, settembre è arrivato e le attività sono tornate a essere febbrili, per cui mi è toccato lavorare nei ritagli di tempo. Anche perché di Fabrizio non ho ancora avuto notizia…
(n.d.Fabrizio: tornerei volentieri al lavoro, se qualcuno mi facesse uscire dalla macchinetta delle merendine del sesto piano. Era l’unico modo per sfuggire al Sellero dopo il nostro ultimo incontro…)

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