I solidi platonici (4/4)

di Mauro Longo

I solidi platonici sono stati pensati e rappresentati nel corso dei secoli all’interno della geometria euclidea, in uno spazio a tre dimensioni. Ma le possibilità infinite di matematiche e geometrie non-euclidee affascina l’uomo fin dal XIX secolo e anche le Figure Cosmiche, se davvero cosmiche sono, devono poter passare il vaglio di una ipotesi quadrimensionale, per quanto la nostra mente possa figurarla.

Alicia Boole

Alicia Boole

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I solidi platonici (3/4)

di Mauro Longo

3. La Casa del Sapere e la progressione di Fibonacci

Dopo il declino degli studi scientifici dovuto alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente e all’affermarsi del Cristianesimo, la cultura araba tornò allo studio delle Figure Cosmiche ben prima che lo facessero gli umanisti europei. Fu a Bagdad ad esempio che si sviluppò, nel IX secolo, un centro di cultura eccezionale che attingeva alle tradizioni greche, turche, indiane, siriane, persiane ed egiziane. Sotto il califfo al-Mamun, figlio di quell’Harun al Raschid più volte protagonista de Le Mille e una Notte, venne fondata la Casa del Sapere, il più grande centro di cultura del passato dai tempi della Biblioteca di Alessandria. Di essa fecero parte matematici, geografi, astronomi e traduttori. Con il trattato De numero indorum, uno dei più grandi studiosi della Casa, al-Khuwarizmi, presentava un’esposizione completa del sistema di numerazione indiano e introdusse tra le altre cose la scrittura posizionale a base 10, con lo zero, che ancora oggi si utilizza in tutto l’Occidente. Seguendo la sua scia, qualche decennio più tardi, il grande astronomo Abu’l Wafa, studioso della declinazione delle stelle e della trigonometria, realizzò un libro di geometria che prevedeva alcune costruzioni di poliedri regolari.
La scienza delle Figure Cosmiche era rinata.

Fibonacci

Fibonacci

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Corti 3 sul giornale di Brescia

corti-terza-stagione-cover-small[1]In ambito cinematografico si dice che il seguito di un film non è mai all’altezza del precedente. Ci sono delle eccezioni, come tutti sappiamo. Il Padrino, per esempio, è uno di quei rari casi in cui il secondo è meglio del primo. Anche Il Padrino però crolla nell’ultimo capitolo. Il Padrino parte terza, ahimè, non è stato un gran successo. Insomma la cinematografia ci insegna che si può osare fino al numero 2, poi è saggio lasciar perdere.

A noi di XII però statistiche del genere ci fanno un baffo. Abbiamo raccolto altri animaletti pelosi e cattivi, i più pelosi e cattivi che riuscissimo a scovare in tutta Italia, e li abbiamo riuniti nella terza e ultima raccolta della serie “Corti”. Continua a leggere

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I solidi platonici (2/4)

di Mauro Longo

2. La segreta follia di Paolo Uccello

Il recupero dei trattati greci e latini divenne uno degli elementi fondanti dell’Umanesimo e del Rinascimento e fu il momento in cui anche gli artisti recepirono lo studio delle Figure Cosmiche e le utilizzarono nei propri lavori.
Mentre fioccavano le traduzioni dei classici in latino e le nuove concettualizzazioni della geometria, fu sicuramente il fiorentino Paolo di Dono, detto Paolo Uccello, ad incarnare la rinata ossessione dell’uomo rinascimentale verso i solidi platonici. Esempio interessante di questa ricerca appassionata, la figura ideata da Paolo Uccello per la basilica di San Marco a Venezia intorno al 1430 è un dodecaedro stellato regolare, la cui prima descrizione comparirà solo nel 1619 nell’Harmonices Mundi di Keplero.

Paolo Uccello

Paolo Uccello

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I solidi platonici (1/4)

di Mauro Longo

1. Le Figure Cosmiche

Lo studio delle forme geometriche elementari ha suscitato nel corso dei millenni l’interesse di matematici, scenziati, filosofi, alchimisti, poeti e artisti. Prima ancora dei costituenti fisici dell’universo e dei simboli elementali, esse sono la rappresentazione di quanto soggiace al mondo visibile: astrazione matematica pura che diviene forma, esattezza e bellezza.
La storia dell’approccio umano alle figure cosmiche parte molto lontano. Per quello che ne sappiamo, la conoscenza dell’esaedro e dell’ottaedro può essere già attribuita agli Egiziani, mentre gli Etruschi conoscevano il Dodecaedro dal VI secolo a.C. Fin dallo stesso periodo, i Pitagorici padroneggiavano certamente la geometria dei solidi fondamentali ed è a loro che si deve il nome originale di Figure Cosmiche per queste forme, chiamate così perché rappresenterebbero gli elementi costitutivi dell’Universo.

Platone e il Timeo - Particolare da La Scuola di Atene di Raffaello Sanzio

Platone e il Timeo – Particolare da La Scuola di Atene di Raffaello Sanzio

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Corti Viventi: una domanda agli autori

Ci siamo. Corti terza stagione – Il ritorno dei Corti Viventi è pronto per essere divorato (a meno che non vi divori lui, anzi loro! Le piccole storie spietate che brulicano dietro ogni pagina). Ecco per voi la seconda tranche di risposte alla domanda:

Qual è stata la difficoltà più grande che hai incontrato per il/i tuo/tuoi racconto/i presente/i nell’antologia e quali sono secondo te le qualità della narrativa breve e di racconti come i Corti?

Andrea Storti (presente con “Allagamenti“)
Il problema coi mini-racconti, per me, è quello di trovare un’idea brillante che possa lasciar intravedere una storia in pochi caratteri. Deve essere come un fulmine! Una storia lampo, che ti fa solo vedere la luce per qualche secondo ma che lascia intuire altre cose, come il fatto che ci sarà un tuono, fra poco, e che probabilmente la pioggia sta cadendo.
Questo è anche il pregio dei racconti brevi. Scoprire un racconto intero leggendo semplicemente qualche riga è qualcosa di magico. Come siamo arrivati a questo punto? Prima di queste righe cos’era successo? Ma allora significa che a breve…
La vicenda, insomma, viene immaginata dai lettori, possibilmente con mille varianti differenti.

J. Romano (presente con “Lo scheletro del killer“, “Frammenti” e “Senza ossa“)
La “mini trilogia delle ossa” è nata da un’idea ferma da tempo in un documento di poche battute. Più che difficoltà, avevo dei dubbi sulla sua natura. Cosa vuol essere? Un racconto? Qualcosa di più? Di meno? È chiaro che tutto può essere sviluppato, ma una storia breve deve nascere da uno spunto adatto a essere reso (anche) con poche parole. Continua a leggere

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Corti Viventi: una domanda agli autori

In attesa dell’uscita di Corti terza stagione – Il ritorno dei Corti Viventi, di imminente uscita, abbiamo deciso di presentarvi gli autori coinvolti nel progetto con una domanda.

Raffaele Serafini, curatore del volume, ha chiesto a tutti “Qual è stata la difficoltà più grande che hai incontrato per il/i tuo/tuoi racconto/i presente/i nell’antologia e quali sono secondo te le qualità della narrativa breve e di racconti come i Corti?

Cominciamo con le prime risposte.

Vincenzo Costanza (presente con “Ritorni“)
Restare all’interno di confini prestabiliti è un problema solo apparente. In fondo, come in una dieta dimagrante, si tratta solo di eliminare il grasso superfluo.
Sulla narrativa breve faccio mie le parole dello scrittore argentino Julio Cortázar: il racconto sta nella sua misura breve come un pugile stretto alle corde, che deve necessariamente cercare il colpo del K.O.

Tanja Sartori (presente con “Burocrazia“)
La cosa più difficile quando si scrive qualcosa di così breve è di riuscire a trovare l’idea giusta che possa essere condensata in poco spazio ma che allo stesso tempo sia abbastanza incisiva da lasciare un’impressione forte nel lettore, e se un autore riesce in tutto ciò la narrativa breve avrà il pregio di essere qualcosa che colpisce e che rimane impresso nella memoria per un certo tempo. I corti sono come il peperoncino, bisogna usarne poco, ma quel poco si sente eccome!

Roberto Ciardiello (presente con “In campagna“)
La difficoltà maggiore nello scrivere (e far passare) un racconto da 900 caratteri è stata senza dubbio la sinteticità. Bisognava tirar fuori l’anima della storia, niente fronzoli. E all’inizio di problemi ce ne sono stati. Continua a leggere

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Dio e Satana: due facce della stessa medaglia? (4/4) | Punto Interrogativo n.54

di Roberto Bommarito

4. Satana emancipato

È nel periodo intertestamentale che Satana diventa un’entità autonoma. In questo periodo, la diaspora ebraica, gli israeliti si spargono di nuovo in varie zone del mondo antico, venendo a contatto con le credenze di altri popoli.
Come accade spesso in questi casi, molti elementi del pantheon delle altre religioni vennero demonizzati dagli israeliti in modo da rafforzare la propria identità. Satana acquisisce quindi molte delle caratteristiche appartenenti alle divinità delle altre culture, diventando un personaggio autonomo a tutti gli effetti: non più dipendente dalla volontà di Dio, ma padrone di se stesso.
Nel libro di Enoch, uno dei tanti testi apocrifi scritti in questo periodo, Azazel – che nelle fasi conclusive del testo viene chiamato Satana – è a capo di una schiera di angeli ribelli, i “Guardiani”. Sotto il suo comando, i Guardiani si dimenticano presto del loro ruolo e, tentati dalla bellezze delle donne umane, cadono nel peccato, fornicando e impartendo alla razza umana conoscenze proibite.

Fig 7. Azazel secondo Collin de Plancy (1825)

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Dio e Satana: due facce della stessa medaglia? (3/4) | Punto Interrogativo n.53

di Roberto Bommarito

3. L’entrata in scena di Satana

La comparsa di una matura entità spirituale dal nome hassatan avviene in Giobbe.

Ora, un giorno, i figli di Dio andarono a presentarsi al Signore e anche Satana [hassatan] andò in mezzo a loro (Gb 1,6)

Dio gli domanda da dove viene e Satana risponde:

Dalla terra, che ho percorso in lungo e in largo (Gb 1,7)

A prima lettura sembrerebbe che Dio faccia la conoscenza di Satana solo adesso. Una cosa del genere sarebbe paradossale, essendo Dio onnisciente. Leggendo con attenzione, però, ci accorgiamo che la domanda sembra più mirata a presentare Satana al lettore che non a Dio. Infatti subito dopo i due si parlano come se fossero amici di vecchia data, tanto che Dio si vanta del suo servo Giobbe.

Il Signore disse a Satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, timorato di Dio e lontano dal male» (Gb 1,8)

Ma Satana gli fa notare come, essendo stato benedetto da ogni fortuna, sia fin troppo facile per Giobbe essere devoto a Dio.

Non sei forse tu che hai messo una siepe intorno a lui e alla sua casa e a tutto quello che è suo? Tu hai benedetto il lavoro delle sue mani e i suoi possedimenti si espandono sulla terra. Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha, e vedrai come ti maledirà apertamente! (Gb 1,10-11)

A questo punto avviene quella che potrebbe essere considerata una scommessa fra Dio e Satana. Dio dà il permesso a Satana di privare Giobbe di tutti i suoi averi e dei suoi dieci figli che perdono la vita in un tornado. E, quando la fede di Giobbe non cede, a Satana viene consentito anche di farlo ammalare.

Fig 5. Satana punisce Giobbe con piaghe infuocate di William Blake (1826)

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Dio e Satana: due facce della stessa medaglia? (2/4) | Punto Interrogativo n.52

di Roberto Bommarito

2. Gli avversari

All’interno del Vecchio Testamento, inizialmente Satana compare non come nome proprio, ma piuttosto in qualità di appellativo. Varie persone in carne e ossa vengono infatti identificate con il nome Hassatan che significa “avversario.” Nel primo libro di Samuele troviamo scritto:

I capi dei Filistei si irritarono tutti contro di lui e gli intimarono: «Rimanda quest’uomo: torni al luogo che gli hai assegnato. Non venga con noi in guerra, perché non diventi nostro avversario [hassatan] durante il combattimento. (1 Sam 29:4)

Hassatan in questo caso si riferisce a Davide che i filistei temono possa rappresentare un ostacolo alla conquista d’Israele. Quello dell’ostacolo è un altro significato dello stesso termine.

Fig 3. Re Davide, Santa Maria Maggiore, Cappella Paolina (Roma).

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Dio e Satana: due facce della stessa medaglia? (1/4) | Punto Interrogativo n.51

di Roberto Bommarito

Satana: un personaggio che di sicuro non ha bisogno di presentazioni. È presente negli insegnamenti della Chiesa Cattolica, così come nelle espressioni artistiche più importanti della cultura occidentale. Una figura, quella del diavolo, che si addice perfettamente anche ai dilemmi morali proposti dalla letteratura così come agli scopi d’intrattenimento di Hollywood. Ma sappiamo di chi parliamo, in realtà, quando ci riferiamo a Satana? In questo articolo esploreremo l’evoluzione della figura di Satana nelle religioni abramitiche.

1. Un serpente, ma non il diavolo.

Chi è davvero Satana? Per quanto molti associno il serpente che tentò Eva con Satana, in realtà questa identificazione si ebbe solo durante il periodo intertestamentale fra il 200 AC e il 100 DC. I libri del Vecchio testamento, invece, vennero scritti nell’arco di tempo che spazia dal 1400 AC al 400 AC.
Secondo la Bibbia il serpente è solo una delle tante creature di Dio.

Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: «Non dovete mangiare di alcun albero del giardino»?» (Gen 3:1)

Fig 1. La caduta dell’uomo e l’espulsione dal Paradiso Terrestre (dettaglio) di Michelangelo (1508 – 1512).

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Una domanda sugli ebook a Luigi Milani

In Italia gli eBook faticano a raggiungere il grande pubblico, diversamente da altri paesi. Secondo te questo è dovuto a una mancanza di maturità dell’editoria digitale o a una sorta di reticenza dei lettori? Su quali aspetti dell’eBook bisognerebbe puntare, a tuo parere, affinché conquisti favore?

In realtà la situazione degli eBook nel nostro Paese non è così nera. Nel corso degli ultimi due anni, con l’avvento di varie piattaforme di vendita specializzate, dalle italiane Ultima Book di Simplicissimus a Bookrepublic, senza tralasciare i grandi store preesistenti come Ibs, Bol e Libreria Universitaria, il mercato appare in forte crescita.
Certo, si tratta di una “nicchia nella nicchia”, nel senso che – complice la crisi economica che svuota le nostre tasche – è il comparto librario nel suo complesso a soffrire un robusto arretramento in termini di copie vendute. Se a questo si aggiunge la scarsa propensione alla lettura da parte dell’italiano medio, il quadro è, ahinoi, chiaro.
Detto ciò, è indubbio che l’eBook stia prendendo sempre più piede, anche in virtù della sua innegabile comodità e maggiore economicità rispetto alla controparte cartacea. Continua a leggere

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Una domanda sugli ebook a Nicola Lombardi

In Italia gli eBook faticano a raggiungere il grande pubblico, diversamente da altri paesi. Secondo te questo è dovuto a una mancanza di maturità dell’editoria digitale o a una sorta di reticenza dei lettori? Su quali aspetti dell’eBook bisognerebbe puntare, a tuo parere, affinché conquisti favore?

Premetto che non possiedo (ancora) un e-book reader, e non appartengo (ancora) al bacino di utenza dell’editoria elettronica. Se mi è concesso, però, vorrei dire anch’io la mia.
Non che io (classe 1965) sia refrattario alla cosa, anzi: trovo che l’idea di poter accorpare migliaia di libri in un’unità comoda e portatile abbia un immenso fascino. E neppure rientro nella schiera dei feticisti che pongono su un piedistallo il libro in quanto oggetto, decantandone il profumo e le altre proprietà organolettiche; mai perdere di vista il concetto che il vero libro non è il supporto cartaceo, ma il suo contenuto: un libro può essere fragrante e frusciante quanto si vuole, ma se è stupido o inutile rimane un mazzo di fogli attaccati l’uno all’altro, niente di più. Continua a leggere

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Una domanda sugli ebook a Linda Rando

In Italia gli eBook faticano a raggiungere il grande pubblico, diversamente da altri paesi. Secondo te questo è dovuto a una mancanza di maturità dell’editoria digitale o a una sorta di reticenza dei lettori? Su quali aspetti dell’eBook bisognerebbe puntare, a tuo parere, affinché conquisti favore?

La risposta è, semplicemente: siamo in Italia. Questo significa che se negli altri Paesi gli eBook hanno raggiunto e superato le vendite dei cartacei, noi stiamo ancora cercando di capire cos’è un eBook e sbattendo l’eReader contro la scrivania a mo’ di clava borbottando “a che serve ‘sto robo? Meglio l’iPad!”.
Non sono addentro a community estere, quindi non so se anche negli Stati Uniti o altrove c’è così tanta polemica sul “profumo della carta”, “la poesia dello sfogliare un libro” e così via – come se leggere eBook comportasse il gettare la propria biblioteca cartacea fuori dalla finestra e il firmare col sangue un contratto dove ci si impegna a non comprare maippiù un libro di carta – ma la diffusione rapida e massiccia degli eReader e degli eBook mi fa sospettare che siano andati oltre alla problematica della carta. Hanno semplicemente visto i vantaggi e si sono sbrigati ad accaparrarseli. Continua a leggere

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Una domanda sugli ebook a Raffaele Serafini

In Italia gli eBook faticano a raggiungere il grande pubblico, diversamente da altri paesi. Secondo te questo è dovuto a una mancanza di maturità dell’editoria digitale o a una sorta di reticenza dei lettori? Su quali aspetti dell’eBook bisognerebbe puntare, a tuo parere, affinché conquisti favore?

Ah, perché… abbiamo un Paese con lettori ed editori maturi? Mmm… No, non direi. E penso sia la prima delle motivazioni che rallentano la diffusione dell’editoria digitale. Per avere lettori coscienti, innovatori e onnivori, che si tuffino senza paracadute sul nuovo mercato di ampia diversificazione a bassi (o bassissimi) costi, bisogna prima di tutto avere dei lettori, e noi – parlano le statistiche – ne abbiamo pochi e con una media di libri per anno piuttosto bassa.
Aggiungiamo a questa caratteristica di fondo la conclamata italica ritrosia all’acquisto via-web e già abbiamo una spiegazione di partenza, anche se non è l’unica.
C’è stato, credo, soprattutto da parte dei grandi gruppi editoriali, un approccio sbagliato iniziale, all’avvento degli eBook, e più in particolare degli eReader. Continua a leggere

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