Una domanda sugli ebook a Raffaele Serafini

In Italia gli eBook faticano a raggiungere il grande pubblico, diversamente da altri paesi. Secondo te questo è dovuto a una mancanza di maturità dell’editoria digitale o a una sorta di reticenza dei lettori? Su quali aspetti dell’eBook bisognerebbe puntare, a tuo parere, affinché conquisti favore?

Ah, perché… abbiamo un Paese con lettori ed editori maturi? Mmm… No, non direi. E penso sia la prima delle motivazioni che rallentano la diffusione dell’editoria digitale. Per avere lettori coscienti, innovatori e onnivori, che si tuffino senza paracadute sul nuovo mercato di ampia diversificazione a bassi (o bassissimi) costi, bisogna prima di tutto avere dei lettori, e noi – parlano le statistiche – ne abbiamo pochi e con una media di libri per anno piuttosto bassa.
Aggiungiamo a questa caratteristica di fondo la conclamata italica ritrosia all’acquisto via-web e già abbiamo una spiegazione di partenza, anche se non è l’unica.
C’è stato, credo, soprattutto da parte dei grandi gruppi editoriali, un approccio sbagliato iniziale, all’avvento degli eBook, e più in particolare degli eReader. Sembra che il mercato della musica, travolto dalla rivoluzione del download in mp3, non abbia insegnato niente. I primi tempi si vedevano file in epub di opere, con diritti d’autore scaduti da secoli, acquistabili a 10 o anche 15 euro, perdendo così quasi subito l’occasione di abituare gli utenti a download legali a un prezzo equo. Certo, le logiche letterarie sono diverse da quelle musicali, e i due fenomeni hanno seguito strade diverse, ma non si può negare che solo con un significativo ritardo l’editoria (e non tutta) abbia cominciato a venire a patti con una visione corretta del fenomeno, che vede la lettura digitale – ve lo può confermare chiunque ne usufruisca – complementare a quella cartacea, piuttosto che sostitutiva. Ci si arriverà… certo, ma non velocemente come in altri paesi, senza sottovalutare, in concomitanza con questo, una sorte di “ignoranza informatica” che colpisce anche le categorie più insospettabili, come gli adolescenti, per una consistente parte dei quali “internet = facebook”.

Se poi si butta un occhio al mondo dell’editoria, c’è da comprendere semplicemente come l’offerta sia stata iper ampliata da un fiorire di nuovi competitors digitali, da un lato, e autoproduzioni, dall’altro, subendo perciò una logica crisi di sovrapproduzione che, in un mercato dove la domanda non è trainabile (chi per abitudine non legge non comincia certo perché può farlo in digitale), porta a effetti negativi, caduta dei prezzi, aumento degli “acquisti” non legali e, perché no, una elevata complessità che può trasformarsi ben presto in caos. Niente di grave, intendiamoci, molti sono fenomeni destinati a risolversi da sé, ma il rammarico potrebbe essere proprio quello di non aver saputo gestire un’occasione data da una piccola rivoluzione.

Soluzioni? Inattuabili, forse, senza una forte volontà politica e in un momento di crisi economica, ma mi piacerebbe far pensare a qualche aspetto lontano da quello prettamente narrativo. Si pensi, per dire, all’introduzione massiccia (obbligatoria? Perché no!) in campo didattico (Scuole e Università)… Sarebbe un terremoto, vero, ma l’impatto culturale ed economico di medio periodo sarebbe notevole, per non dire devastante, in modo positivo. E un intervento con contributi o sovvenzioni sul mercato degli eReader? Non sono elettrodomestici comuni, possono diventare diffusori di cultura, e in ogni caso la renderebbero disponibile a un costo risibile, indipendentemente dall’utilizzo degli eventuali utenti. Certo, in un Paese che ancora non ha capito (o finge di non voler capire) che la connessione illimitata e gratuita al www su tutto il territorio è un qualcosa di positivo “a prescindere”, difficilmente può capire che l’avvento del digitale è un’occasione di guadagno culturale, e non (solo) economico o, peggio, un “mostro” da combattere. Per non parlare dell’avversione di alcuni scrittori o editori, che in interviste che ogni tanto leggo, parlano degli ebook come di un mostro che divorerà la sana editoria
Triste? No… abbiamo sempre la possibilità di un percorso personale che sorpassi l’inerzia del nostro mercato. Informarsi, cercare, provare prima di giudicare… non ci vuole poi molto a capire in autonomia, potenzialità e limiti dell’editoria digitale.

Raffaele Serafini nasce a Udine nell’agosto del ‘75. Laureato in materie economiche, ma con un master in insegnamento della lingua friulana, scrive e legge da sempre, ma solo più tardi si dedica alla narrativa.
Rimestatore culturale per natura e creativo per inerzia, è appassionato di libri, musica, blog, mare e lavora ormai da diversi anni nell’ambito dell’istruzione secondaria, nel quale è insegnante di materie giuridico-economiche e di scrittura narrativa e creativa.
Attualmente cerca di perfezionarsi nella forma racconto, toccando spesso tematiche vicine al fantastico, all’horror e al noir, anche se la sua massima ambizione resta quella di saper raccontare belle storie.
Ha ottenuto diversi riconoscimenti per poesie e haiku, piazzamenti in concorsi di narrativa (NeroPremio, 666passineldelirio, 300paroleperunincubo, Morterotica, NellaTela!, Horror T-shirt, Premio il Montello, Vamp, Tifeoweb, PremioScheletri, Lo Scrigno letterario…) e pubblicato vari racconti per riviste e raccolte di piccoli editori.
Dal 2010 è editor nella redazione di Edizioni XII.
Ha curato la raccolta di racconti Corti – Seconda Stagione (L’invasione degli UltraCorti), secondo titolo pubblicato per la collana Pigmei, e sta lavorando alla selezione Corti – Terza stagione (Il ritorno dei Corti viventi).
Dal dicembre 2010 è stato nominato direttore della collana Pigmei.

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