Creature Alchemiche (2/4) | Punto Interrogativo n.40

di Mauro Longo

2. Creature spirituali “del terzo tipo”

Le creature alchemiche oggetto delle trattazioni di Paracelso e dei suoi successori occupano un livello intermedio tra realtà materiale ed evanescenza spirituale che non è facile comprendere.

 Silfi, Ondine, Gnomi, Salamandre e tutti gli altri esseri citati nell’opera dello studioso svizzero sono creature “di natura spirituale”, ma di “apparenza umana”, che non discendono da Adamo e hanno un’origine differente da quella di uomini e animali. Come i primi parlano e ragionano, ma mancano di anima come i secondi.
A differenza di quello che si potrebbe immaginare, gli esseri elementali non sono costituiti dell’elemento in cui vivono, ma sempre di una sostanza più sottile di quello. Le creature che vivono nella Terra (che è l’elemento più “spesso”) sono quindi le più sottili, proprio perché devono comunemente attraversare la materia più solida, mentre gli esseri che vivono nell’Acqua, nell’Aria e nel Fuoco sono via via meno sottili, ma comunque in grado di attraversare a piacimento il proprio elemento.

Tutti questi esseri possono poi vivere e apparire accanto all’uomo, il quale invece è un essere spesso, che vive in un ambiente più sottile di lui (l’Aria). Poiché sono comunque tutti più sottili dell’Aria, gli esseri di Terra, Aria e Acqua possono fluttuare tutto attorno a noi, divenendo impalpabili a piacimento. Qualche problema lo hanno solo gli esseri di Fuoco, che infatti devono rifugiarsi nel proprio elemento appena possono, o comunque tutti quegli esseri che dal proprio elemento ne attraversino uno più spesso (le Salamandre non possono entrare in Acqua o nella Terra, i Silfi hanno problemi in Acqua e sono esiliate dalla Terra, le Ninfe hanno difficoltà nella roccia più dura). Invece, una creatura di Terra fluttua facilmente anche nell’Acqua e una d’Acqua nell’Aria e così via, mentre nessuno di essi ha problemi a immergersi nel Fuoco, perché la natura di ciascun essere è comunque più sottile anche dell’elemento più volatile.

A metà strada tra gli spiriti incorporei e gli esseri concreti, secondo Paracelso queste creature di natura “terza” sono fatte di carne e ossa, tanto che esse bevono e mangiano, piangono e ridono, hanno tutte le funzioni corporali degli esseri carnali. Esse possono perfino morire e, quando questo avviene, lasciano un corpo che va in putrefazione normalmente. All’occorrenza, tuttavia, esse possono divenire impalpabili come gli spiriti immateriali, fluttuare a mezz’aria, attraversare la materia e divenire invisibili.
Anche se a volte si rendono impalpabili, questi esseri sono costituiti di sostanza concreta, in un bizzarro compromesso tra materia ed energia che allude a quel Principio di Complementarità che oggi la fisica attribuisce alle particelle elementari.
La metafora è stranamente calzante: al pari di fotoni o elettroni, tutte quelle essenze sfuggenti (questa volta “elementali” e non “elementari”) possiedono un imperscrutabile dualismo tra forma corpuscolare e ondulatoria e possono per questo apparire come entità materiali oppure attraversare lo spazio e i corpi solidi in forma di pura energia.
Come avviene per le particelle quantistiche, le creature elementali esistono contemporaneamente in due stati diversi, contraddittori solo in apparenza. È pur vero che esse non possono essere osservate contemporaneamente nella loro forma concreta e in quella eterea, ma questi due aspetti della loro natura coesistono continuamente in esse: l’osservazione di uno preclude cioè quella dell’altro, ma la contraddizione è, appunto, solo apparente.

Poiché essi possono rendersi concreti e carnali come gli Uomini, il dubbio è se possa nascere un’unione tra noi e loro.
Le Creature Alchemiche si possono accoppiare con gli uomini? E quale ne sarebbe il risultato?

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