Creature Alchemiche (1/4) | Punto Interrogativo n.39

di Mauro Longo

1. Ondine, Gnomi, Silfi e Salamandre

Per quanto l’Alchimia sia una bestia che si contorce e sfugge da tutte le mani che vogliono stringerla, uno dei suoi punti di riferimento è Paracelso, forse il più grande alchimista del Cinquecento europeo, autore di numerosi trattati che mescolavano medicina, chimica e astrologia. Tralasciando tutte le altre sue teorie ed esperienze, Paracelso ha il merito di aver aggiunto al canone aristotelico dei quattro elementi (Aria, Fuoco, Terra e Acqua) i tre principi di Sale, Zolfo e Mercurio e di aver posto l’attenzione su spiriti nascosti nella natura e creature elementali, che le sue opere citano in gran numero.

Innanzitutto, Paracelso è celebre per aver “inventato” gli esseri che rappresentano i quattro elementi: le Ninfe e i Ninfidici (anche detti Ondine e Ondini) sono gli spiriti dell’acqua; creature della terra sono invece gli Gnomi (i “sapienti”, anche detti Pigmei, “alti un cubito” nell’accezione antica di esseri mitologici); le Salamandre (anche dette Vulcani, Soladini e Saldini) incarnano l’essenza vivente del fuoco; Silfi e Silfidi (anche detti Silvestri) sono infine creature dell’aria.

Ma questa prima categorizzazione è solo la superficie di un vasto e variegato mondo di creature che Paracelso e i suoi successori individuano nel mondo.
Assieme ai Silfi e alle Silfidi, in aria vivrebbero anche gli Aerdadi e i Nenusareni. Il fuoco è l’elemento originario, oltre che delle Salamandre, anche dei Triferti, dei Penati e degli Etnei (dal nome del vulcano per antonomasia). Rocce, miniere e metalli vedono la presenza, accanto agli Gnomi, di Dienez, Coboldi, Pugnici e Operimetidi. In mare e nelle acque dolci, alle Ninfe si accompagnano le Sirene e vari tipi di mostri.
Vi sono poi i Silvani che abitano i boschi, i Lemuri che infestano la notte, le Flage (o Flaghe) che spiano gli uomini e sono visibili solo negli specchi, i Durdali che vivono negli alberi, i Fantasmi che si aggirano i luoghi desolati, Incubi e Succubi che giacciono con i mortali, i Trarami, che sono ombre invisibili di cui si odono solo i rumori, gli Xeninefidei che rivelano segreti e dottrine e diversi altri esseri, ibridi e mostri.
Molti dei nomi che appaiono sono sinonimi delle stesse creature e a volte queste possono essere l’una sottospecie dell’altra; altre volte ancora si registrano confusioni, mescolamenti e cambiamenti (Ondine come creature dell’aria o dell’acqua, Silvani come esseri dei boschi o dell’aria), ma il quadro che ne emerge è quello di un putiferio di creature preternaturali di variegata origine, che circondano l’uomo e sono tanto concrete quanto lui.

Non bisogna infatti commettere l’errore di credere che questi esseri costituiscano un mero elenco di termini mutuati dal folklore, per riempire di simboli animistici una dottrina del mondo. La trattazione si dilunga abbastanza da mostrare che essi non sono per Paracelso metafore alchemiche o astrazioni, ma veri e propri esseri corporei, reali e concreti, che vivono (di vita biologica) accanto a uomini e animali e vanno distinti dagli spiriti immateriali. Usando le parole dello stesso autore: “Nessuno deve stupirsi o dubitare della loro esistenza. Si deve solo ammirare la varietà che Dio mette nelle sue opere. Per la verità, di questi esseri non se ne vedono ogni giorno e, anzi, non se ne vedono che raramente. Io stesso non li ho visti che in una specie di sogno…”

Cosa sarebbero dunque queste creature elementali? Cosa le avrebbe generate?

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in punto interrogativo. Contrassegna il permalink.