Sonar 21/11-27/11

… ciò che vidi me lo porterò dentro per il resto della mia vita.
C’era un fuoco che ardeva nella stanza. Era solo un fuocherello ma prese vigore  appena entrai. Corà mi strinse il braccio.
«Il Grande Notturno!» sussurrò.
«Ma è ovunque!» bisbigliai a mia volta.
Qualcos’altro catturò la mia attenzione. Qualcosa di peggio.

Serafini ci dava le spalle e non si era ancora accorto della nostra presenza. Davanti a lui, incastrato in uno strano macchinario che gli bloccava una mano e la testa, c’era un uomo con l’espressione devastata e le guance rigate di lacrime. La mano libera stringeva una biro nera, quella bloccata era pesta e sanguinante. Mi accorsi che mancavano tre dita.
«Poveretto. Me lo ricordo bene, fui io a comunicargli che Edizioni XII avrebbe pubblicato il suo romanzo. Avessi visto com’era contento e entusiasta», mi confidò Corà scuotendo la testa.
Serafini stava leggendo un foglio, emettendo spaventose risate che echeggiavano per i lunghi corridoi del convento.


All’improvviso posò il foglio davanti all’autore incatenato.
«Su, riprova. Ermete s’innamora di Clitennestra e per questo le ammazza il fratello, ma io qui non sento né amore né esasperazione da omicidio. Fammeli sentire, altrimenti…»
«È la trentaquattresima volta che gli fa riscrivere il pezzo», mi sussurrò Corà.
L’autore poggiò la penna sul foglio mentre, enormi lacrime gli riempivano gli occhi. Pensai che dovesse essere ancora più difficile scrivere con la vista appannata e la mano che tremava.
L’altra, incastrata e maciullata, continuava a gocciolare sangue sul pavimento di pietra.

Dopo un po’, l’autore posò la penna e porse il foglio. Serafini lo sollevò alla luce del fuoco del Grande Notturno e lesse in silenzio.
Sapevo che in caso di giudizio negativo sarebbe successo qualcosa di terribile al poveretto, e per questo il mio cuore si mise a battere più forte.
Serafini stavolta non rise. Mise giù il foglio, puntò l’uomo e annuì.
«Bene. Vedo che continui a ignorare i miei suggerimenti. Tu questo lo definiresti uno stile vivace?»
Arrotolò il foglio e lo sbatté più volte sul viso dell’autore che prese a giustificarsi piagnucolando.
Serafini scoppiò in una risata delle sue. Fece un cenno al boia – un gigante con un cappuccio nero sulla testa. Quello estrasse dalla tasca del saio un paio di cesoie. Le accostò alla mano sbrindellata e afferrò il dito medio tra le lame.
Le suppliche del povero autore rimasero inascoltate. Con il rumore di un ramo potato, il dito rotolò a terra.
Ma non era finita. Mi mancò il fiato quando sentii Serafini ordinare:
«Adesso manda i nostri amici a occuparsi della sua bella mogliettina».
Il boia domandò con tono idiota: «E dei figli che ne faccio?»
Serafini indicò il fuoco del Grande Notturno, che divampava vivacemente.
«Arrostiscili per bene».
«Ti prego, riproverò ancora! Posso farcela, ti prego! Prenditela con me ma lascia stare la mia famiglia!»
Le suppliche strazianti dell’autore non ebbero alcun effetto su Serafini, il cui nome Maya, guarda caso, era Gelostellato. Si limitò a scuotere una campanella appesa al muro. Da un’entrata laterale fecero capolino quattro monaci. Afferrarono l’autore ancora incatenato e lo portarono via.
Le urla del poveretto echeggiarono a lungo per i corridoi.

Gelostellato si accorse di noi.
«Corà!» esclamo con una smorfia sprezzante «La tua canzoncina è al numero uno in hit parade. Evidentemente non preghi abbastanza!»
Si riferiva a “Las Macarenas della maledettas zanzaras”, il ballo latino-americano ispirato a Maledette zanzare.
Corà scoppiò in lacrime e cadde in ginocchio. Gelo gli porse una frusta, con cui Simone cominciò a flagellarsi la schiena.
Nonostante la pena che provavo per lui, ebbi cura di spostarmi per evitare che il sangue mi schizzasse sui vestiti.

Corà era fuori di sé, e non poteva più aiutarmi. Proprio in quel momento, mentre Gelostellato spostava gli occhi su di me e comprendevo che mi aveva riconosciuto, un pendolo da qualche parte suonò dodici rintocchi.
«La Mezzanotte del Secolo!» sibilò Vipera al mio orecchio «I suoi rintocchi hanno gelato la redazione di Scheletri.com, e Il Sociopatico è stato ingoiato dalla sua densa oscurità. Di Ver Sacrum, che ha tentato di contrastarla, non si hanno più notizie. I tentacoli dei XII si allungano inesorabili: Maman Brigitte, il web magazine de Il Posto Nero, è già stato contaminato. Contiene un articolo di analisi di Ian Delacroix de Il Grande Notturno, un racconto inedito di Lisa Mannetti, traduzioni di Musolino e Milani, e articoli di Manzetti e Bonfanti!».
Grazie Vipera, sempre belle notizie, pensai.

Gli occhi di Gelostellato mi scrutavano, e il fuoco del Grande Notturno s’innalzò fino a coprire l’intera parete alle sue spalle, come a confermare i suoi sospetti su chi fossi in realtà.
Corà continuava a fustigarsi mormorando perdono per il morbo che aveva sparso nel mondo.
Ero solo. Nella tana del lupo. Non avevo scampo.
Il posto somigliava troppo all’inferno per sperare in un miracolo.

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