Sonar 15/8-21/8

Sono vivo per miracolo.
Ci eravamo lasciati con me morto di fame e minacciato da qualcosa che sfrigolava e gracidava fuori dalla grotta.
Ragazzi, e pensare che nell’altra vita – e cioè solo poche settimane fa – ero uno di quelli che quando sentono un rumore di notte infilano la testa sotto le coperte. Non ho alcuna vergogna a dirlo, perché quello era il passato. Sono cambiato.
Non so cosa sono adesso. Sì, va bene, mi piacerebbe dire che sono diventato un eroe, però dài, non si può. Mica me lo posso dire da solo.
Certo se qualcuno volesse, dico solo per esempio, commentare giusto qui sotto che sono un eroe, non è che mi darebbe fastidio, ecco.
Comunque, sono cambiato, e ora vi racconto cos’è successo.

Avevo fame, c’erano questi rumori fuori dalla grotta e qualcosa dentro di me diceva che avrei fatto meglio a nascondermi bene. Combattere a stomaco vuoto non è la migliore delle idee.
Qui in cima all’Etna non c’è vegetazione, non ci sono animali, non c’è un cavolo. Perciò se senti un rumore, stai sicuro che si tratta o di qualche scalatore, o di una minaccia.
Scalatori che gracidano però io non ne ho mai incontrati, quindi non rimaneva che la seconda ipotesi.
Ora vi aspetterete una battuta stupida tipo “… E mi accorsi con stupore che era il mio stomaco vuoto a gracidare”. Ah ah. Certo. Per voi tutta questa è solo un’avventura. Mica ce la rimettete voi la pelle.
E invece sbagliate di grosso. Al posto mio potrebbe finirci presto uno di voi, e fareste meglio a prendere sul serio le mie vicissitudini perché un giorno potrebbero salvarvi la vita.
Per esempio…

Ho deciso di uscire allo scoperto, bestemmiando contro Vipera perché non mi ha lasciato neanche una pistola (sull’elicottero c’era un arsenale, credetemi) e nonostante non riuscissi quasi a muovermi per la fame.
Metto la testa fuori, era buio.
Ne ho viste tante in questi giorni, ma non sono riuscito a credere ugualmente ai miei occhi.
All’inizio sembravano innocui fuocherelli. L’Etna comincia a sputare?, mi sono chiesto preoccupato.
Magari fosse stato così.
Il fuoco non fa versi, è ciò che mi sono detto subito. E non si muove, e soprattutto non ha braccia e gambe, né occhi neri e maligni.
E soprattutto, il fuoco non si mette a saltellare tendendoti le braccia.
Erano nanetti ricoperti dalle fiamme. Ce n’erano quattro o cinque, non mi sono messo a contarli. Appena mi hanno visto hanno lanciato un grido e si sono messi a correre verso di me.
Io ero stanco, terrorizzato, infreddolito e chi più ne ha più ne metta.
Ma soprattutto ero disarmato.
Li guardavo arrivare senza neanche riuscire a muovermi. Ma non era tanto la paura, ero come incantato. E mi ricordavano qualcosa che avevo già visto.

Tempo fa ho fatto un’intervista (altra situazione assurda) a Raffaele Serafini alias Gelostellato, riguardo l’invasione degli Ultracorti. Come chiunque altro, pensavo fossero solo racconti brevissimi, e invece scoprii che si trattava di bestiacce capaci di divorarti vivo. Una sorta di piranha con le gambe, per capirci.
Guarda caso, una delle ultime segnalazioni inviatemi da Vipera riguardava proprio il progetto di Serafini (ufficialmente direttore di collana e giovane autore di talento ma in realtà cinico scienziato che si diverte a giocare con DNA mutante) di creare una terza generazione di Corti.
Il ritorno dei Corti viventi.
Ecco cosa mi ricordavano le creature di fuoco che mi venivano incontro. Sotto le fiamme riconoscevo le bestiacce. Erano l’ultima trovata di Serafini, ce le avevo davanti, più terrificanti che mai.
Ormai mi erano addosso e io ero già rassegnato a uno striminzito necrologio sul forum. Poi, più per istinto che altro, ho afferrato la prima cosa che avevo sotto mano per lanciargliela contro.
Mi fosse capitato il portatile, adesso non sarei qui a raccontarla.
Invece era la bottiglia piena d’acqua e sonnifero che Vipera mi aveva lasciato. L’ho versata addosso al mostriciattolo più vicino.
E allora è accaduto ciò che non mi sarei mai aspettato.
Il mostro ha lanciato una specie di lamento stridulo e poi è scomparso sotto un gran fumo bianco. Un attimo dopo il fumo si è diradato, e l’ho visto, steso per terra, tutto carbonizzato.
Cacchio, l’avevo spento!

Per fortuna non avevo lanciato tutta la bottiglia, ma solo un po’ del contenuto.
Gli altri mi erano quasi addosso. Mi sono fatto indietro agitando la bottiglia con entrambe le mani. L’acqua li ha colpiti. Di nuovo il fumo denso e bianco, il gridolino stridulo, e dei mostri non sono rimasti che piccoli cadaveri carbonizzati.
Solo uno si è salvato. Non sono riuscito a lanciare il getto d’acqua abbastanza lontano. Il maledetto è scappato, ma ormai io avevo preso coraggio e volevo lasciargli un ricordo di me.
Mi sono messo a corrergli dietro, non potevo raggiungerlo ma volevo avvicinarmi abbastanza da…
Non appena l’ho avuto sotto tiro, ho preso la mira e ho sputato.
L’ho beccato proprio sul sedere. Si è levato uno sbuffo di fumo, niente di che, ma il mostriciattolo ha fatto un gran salto ed è schizzato via.
Eh eh. A ripensarci ancora rido.

Mi sono seduto sulla soglia della grotta a guardare le stelle e a pensare ai miei problemi. Sonar è ciò che mi tiene vivo, al momento la cosa più importante, come fossi una specie di James Bond con licenza di fare una brutta fine. Eppure la settimana scorsa ho dato un’informazione sbagliata.
Avevo detto che Danilo Arona e Morgan Perdinka sono fratelli. Mi sbagliavo. La realtà è molto più semplice e al tempo stesso più incredibile ancora. Perdinka non è ciò che pensate voi. I dodici ce l’hanno descritto come un autore morto suicida e bla bla bla.
La verità – tenetevi forte – è che la biografia è inventata, è una bugia.
Perdinka, in realtà, è vivo.

Immagino le vostre espressioni d’incredulità e sgomento. Già, è proprio così. Come ci sono arrivato? Non è stato difficile, mi è bastato dare un’occhiata alla mole di notizie trapelate un po’ ovunque al riguardo.
Per esempio la lunga intervista che Arona ha rilasciato a Ettore Grassano di Alessandria News, dall’enigmatico titolo Arona: “Morgan Perdinka non sono io, però….
Certo, come no. Abbiamo capito i loro giochi. Tentano di farci credere che Perdinka sia solo un personaggio inventato da Danilo Arona.
Ma noi diciamo no alle loro macchinazioni!
Perdinka non solo esiste, ma è vivo e vegeto. Proprio come il Sellero, o Sandokan.
Inventatevene un’altra, noi non ci caschiamo!

Ma non è l’unica fonte che ha confermato i miei sospetti. Anche ThrillerMagazine questa settimana affronta l’argomento, e guarda caso tra le prime righe scritte da Lucius Etruscus ecco un’altra volta la frase di ormai consueto depistaggio: “Morgan Perdinka è una creatura, non esiste se non nell’invenzione di Danilo Arona…”.
E non finisce qui. Sentite cosa dicono i ragazzi di Scheletri.com nell’articolo su Malapunta uscito proprio in questi giorni: “… ancora una volta Danilo Arona (o il suo alter ego Morgan Perdinka?)…”.
Sonar continuerà a indagare per capire cosa c’è dietro. Dov’è in realtà Perdinka? Prigioniero? E perché?
A tutto questo troveremo risposta.

Ecco a cosa pensavo (in realtà pensavo anche all’indagine di Roberto Bommarito sui Petroglifi, e al bell’articolo di FantasyMagazine che ne parla), seduto sotto le stelle con il cadaverino del corto vivente ai miei piedi. E devo dire che veniva un odorino niente male, specie per me che non mangiavo da giorni.
Insomma, gli ho dato un morso. E ragazzi, ora non mi crederete, aveva uno splendido sapore di arrosto. Certo, mi sono detto poi, era ricoperto dalle fiamme!
Una fortuna sfacciata. Me lo sono divorato come se fosse un pollo alla brace, e poi gli ho pure rosicchiato la testa a mo’ di conte Ugolino.
Gli altri li ho trascinati dentro la grotta, come riserva. L’unica domanda è quanto si conserveranno. E se li mangiassi decomposti? Un’infezione adesso sarebbe un bel problema, non ci sono dottori in giro.

Comunque, a pancia piena è tutta un’altra cosa. Al punto che mi sono domandato se anche i vermoni dell’Etna sono coperti di fuoco e, nel caso riuscissi a ucciderli, sarebbero commestibili?
Per saperne di più mi sono messo a leggere la recente intervista di Alessandro Manzetti a Brian Keene, pubblicata su Il Posto Nero.
Ma della possibilità o meno di mangiare i vermoni, Keene non parla. Mannaggia. Vuol dire che dovrò provare da me.

Mi sento bene, come dicevo all’inizio, mi sento come un eroe. Una specie di Rambo ma più abile e coraggioso ancora, perché io sono completamente disarmato.
Anzi no, ho una bottiglia d’acqua mista a sonnifero, con cui procurarmi il cibo.
Ho sentito la voce di un uomo. Rumore di passi. Sta arrivando qualcuno.
Sarà un amico, un nemico, o un semplice scalatore?
Tutt’a un tratto mi rendo conto che potrebbero uccidermi da un momento all’altro, e non mi sento più tanto eroe.
Ma devo andare a vedere.
Nell’eventualità combatterò. Forse morirò.
Ma forse la settimana prossima sarò ancora qui.

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