Sonar 1/8-7/8: la verità su ciò che è accaduto.

Non dovrei essere qui a scrivere. Le cose sono sfuggite di mano, è successo un casino. Non so in che modo hanno rigirato la frittata. Probabile che mi abbiano già messo sui giornali con la scritta Pericoloso Assassino.
Sono sporco di fuliggine, è sporco perfino lo schermo di questo minicomputer che mi ha fornito lui. Come chiamarlo, lui?
«Pensa a me come al tuo angelo custode», mi ha detto, con un fucile che sembrava un cannone sulla spalla, mentre l’odore del sangue di tutti i morti ammazzati sul pavimento mi riempiva le narici.
Non avevo mai visto gli occhi di un morto sparato. Sono pieni di rabbia e sembra vogliano scappare dalle orbite.
«Scrivi tutto quanto», mi ha detto l’angelo custode in seguito, dandomi il minicomputer. «Il progetto Sonar deve andare avanti».
Ma forse è meglio cominciare dall’inizio.

Non sono una spia, non sono un agente segreto e finora mi sono sempre occupato dei fatti miei. Mi piace scrivere, e porca miseria quando Edizioni XII mi ha proposto di occuparmi del blog ero contento.
A pensarci ora viene da ridere. Ero contento.
Poi tempo fa mi chiama Daniele Bonfanti, il mio contatto principale con i XII e anche l’unico che abbia incontrato di persona.
Una volta sola. In circostanze bizzarre che non è il momento di raccontare.
Mi dice: «Ti va di occuparti della rassegna stampa di Edizioni XII?»
«Certo», dico io. Una rassegna stampa cos’è, in fondo? Divulgare notizie. E quali vuoi che siano le notizie di una casa editrice? Oggi hanno parlato di questo libro, ieri hanno intervistato quell’autore…
Cose così. Innocue.
E poi Daniele mi dice che la rassegna stampa è andata bene e le assegneranno nome e logo.
Giorni dopo per email arriva il nome: Sonar.
E poi il logo.

Sonar è andata online lunedì scorso, con il nuovo logo. Nei giorni seguenti il telefono ha squillato parecchie volte ma non rispondeva nessuno. Poi una notte dico pronto, e una voce sibila: «Stai attento, il telefono è sotto controllo».
E riattaccano.
Io non sono paranoico. In altre situazioni l’avrei preso per uno scherzo stupido, giuro, ma stavolta no. Me lo sentivo che stava per succedere qualcosa.
Poi due giorni fa bussano alla porta. Chiedo chi è e mi risponde una voce dall’accento romano. C’è un pacco da firmare.
Non è tanto l’accento che mi fa dubitare. Ma quando mai si è sentito che il corriere fa tre piani a piedi invece di citofonare?
«Non aspetto nessun pacco», dico.
Da quel momento, la mia vita è cambiata. Non scherzo. Avevo appena finito di articolare la co di pacco, che la porta è esplosa.
Ho perso i sensi per qualche momento, poi mi sono ripreso per trovarmi davanti una faccia orribile.
«Mò se famo du’ chiacchiere», mi fa, sbattendomi al muro. Senza volere gli pesto un piede e porca miseria mi accorgo che ha le infradito.
Tira fuori la pistola e oh cacchio mi rendo conto che esiste davvero, è il Sellero. L’avevo sentito dire che non era una leggenda, ma vai a crederci! Dopotutto pure io ne dico tante di cavolate.
Comunque il Sellero mi comunica con calma serafica che ho voluto fare il furbo e ora mi tocca.

Intanto vedo entrare altra gente, almeno sette o otto, tra cui un tizio con una maschera precisa identica al cattivo di Guerre stellari. Il Sellero e un altro ceffo che odora di cipolla (non che il Sellero profumi di rosa) mi legano a una sedia.
Gli altri intanto mi mettono a soqquadro l’appartamento (che non è neanche mio).
Tento di spiegare che c’è stato un errore, ma il Sellero mi molla una papagna.
«Non dovevi farlo», dice, e io capisco che sto per morire senza neanche sapere il perché. «Dicci chi sono i tuoi complici».
Ma quali complici? grido io, e quello mi molla un’altra papagna. Ragazzi, se non avete mai guardato negli occhi uno psicopatico mentre tenta di accopparvi, non potete capire.
Ed è ancora peggio quando vi capita di guardare dentro la canna di una pistola. Un momento dopo infatti arriva il tizio con la maschera di Dart Vader e me la punta in faccia.
Io faccio due più due. Tutto quello che posso capire, finora, è che c’entrano i XII. Altrimenti non avrebbero mandato il Sellero, loro killer personale.
E allora tutt’a un tratto riconosco chi ho davanti. L’uomo con la maschera dev’essere Strumm. Nessuno l’ha mai visto in faccia. Si racconta che venne sfregiato in gioventù dal Sellero, ma che in seguito si sia preso la sua vendetta in maniera così atroce che adesso il sicario è al suo servizio gratis. Tanto che non gli ha neanche chiesto i diritti per Diario Pulp.
«Strumm!» grido allora, ma è un errore.
Lo vedo che s’irrigidisce e poi: «Si pronuncia Stramm».
A quel punto sono finito. Il braccio si tende, la canna mi dà i brividi sfiorandomi la testa.
Ed è allora che accade qualcosa di ancora più incredibile.

Il rumore è improvviso e assordante, e un’ombra oscura la stanza. Un secondo dopo i vetri esplodono e l’aria si riempie di piombo. Dura sì e no tre minuti, alla fine i miei aggressori sono a terra, crivellati di colpi. Le mura del mio appartamento sono un colabrodo, e un proiettile mi ha sfiorato la guancia facendomi sanguinare.
Dall’elicottero sospeso alla finestra scende un uomo con un fucile enorme sulla spalla. Viene da me e mi slega, e solo allora mi rendo conto che Strumm e il Sellero non ci sono più. I cadaveri per terra non si contano, ma loro non ci sono. In qualche modo devono essere riusciti a scappare.
«Chi sei?» chiedo allora, e lui mi fa: «Puoi pensare a me come al tuo angelo custode».
Io invece penso al taglio sulla guancia, e che mi potevano mandare un angelo più preciso.
Mi dice che dobbiamo muoverci e mi aiuta a salire sull’elicottero, cosa non facile perché soffro di vertigini.
Poi mentre ci solleviamo in volo, col suono delle sirene della polizia che si fa sempre più vicino, si attacca alla radio e dice: «Vipera a rapporto. Missione compiuta».
Ed è allora che, oh cacchio!, mi rendo conto di chi ho davanti.
Vipera della morte alias Ferru alias Ferruccio Gianola.
E mentre lo guardo in faccia mi rendo conto che è proprio vero: somiglia a Johnny Depp. Più il Depp di La moglie dell’astronauta che di Pirati dei Caraibi, ma non glielo dico, non si sa mai che si offenda.
Lui non si scompone quando capisce che l’ho riconosciuto. Ovviamente gli domando che diavolo succede e dove stiamo andando, e lui con tutta calma, come se fosse abituato a irrompere in elicottero dai balconi e far strage di buzzurri in infradito, finalmente mi spiega.
«Il progetto Sonar doveva entrare in attività a settembre, e il logo doveva rimanere top secret fino ad allora. Anticipandolo hai messo in moto una fuga di notizie altamente classificate che ora non può più essere fermata. In pratica ragazzo mio, hai scatenato una guerra. Alla sede dei XII stanno cercando di far rientrare l’allarme, ma per te è finita. Ai piani alti hanno già deciso».
Cerco di spiegare che io non ho fatto proprio niente. Il logo e il nome Sonar mi sono arrivati per email, non è stata mia la responsabilità.
Vipera mi guarda comprensivo e dice: «Lo so. Per questo sono qui. C’è chi ti crede, e sa che qualcuno vuole usarti come capro espiatorio. Per questo devi restare in vita e per questo Sonar deve continuare. Adesso più che mai. Non posso dirti i nomi dei tuoi alleati, sarebbe troppo pericoloso. Non puoi più tornare indietro, ormai è fatta. Il progetto Sonar dipende da te».
A questo punto ci starebbe un Oh porca miseria. Ma sono ammutolito. Non ho più una casa, non ho più un lavoro (va be’, non ce l’avevo neanche prima). Non posso comunicare nemmeno con la mia ragazza.
Sorvoliamo la Sicilia e non ho la minima idea di dove mi stia portando. Sarà sicuramente un rifugio segreto. Spero che la tv sia grande, e che almeno ci sia l’abbonamento SKY.

Vipera mi indica la macchia nera che svetta verso il cielo. L’Etna, è lì che stiamo andando.
Mentre voliamo, per distrarmi mi racconta dei cinque personaggi letterari più sfigati e un paio di curiosità su Hemingway.

Adesso è già un giorno intero che sono qui. Altro che televisione e SKY, sto nascosto in una grotta a tremila metri con questo minicomputer ma almeno ho la connessione satellitare Internet. Vipera mi ha assicurato che mi farà avere ciò di cui ho bisogno, comprese soprattutto le notizie per Sonar.
Notizie, dice, da far accapponare la pelle!

Dice che Sonar è il motivo per cui mi vogliono morto, ma anche ciò che mi tiene in vita.
Gli ho detto dei miei timori per un’eventuale eruzione. Mi ha risposto di pregare che non succeda. O al massimo, cercare di instaurare un dialogo con il vulcano.
Mi ha detto pure di stare attento ai Vermi. Quelli con la V maiuscola, ha aggiunto: il cratere affonda nelle profondità della Terra e loro, pare, a volte lo percorrono e vengono su a controllare se è venuto il momento di riprendersi il mondo.
E mannaggia ho capito subito a cosa si riferiva.
Poi è ripartito. Destinazione Malapunta.
E pensare che non sapevo nemmeno che l’isola esiste veramente.

Sono qui da solo, coperto di fuliggine, e non so più di chi fidarmi. L’ultima novità della settimana scorsa che avevo riguardava proprio Bonfanti, che di recente è stato accolto come Associate Member nella Horror Writers Association, l’associazione internazionale che assegna annualmente il Bram Stoker Award, e cioè il massimo riconoscimento nel campo della narrativa Horror.
C’entrerà qualcosa con il fatto che mi vogliono morto?
O forse è per via della notizia, ancora top secret, riguardo una misteriosa operazione Mezzanotte del secolo?
Non posso fidarmi fino in fondo nemmeno di Vipera. Dice che tornerà a portarmi da mangiare, o forse a uccidermi. Dipende dagli ordini.

Una cosa è certa. Ho deciso: Sonar continuerà.
E se proveranno ancora ad ammazzarmi, scopriranno quant’è difficile far fuori uno che soffre di vertigini.

Alla prossima settimana.
Spero.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in sonar. Contrassegna il permalink.

2 risposte a Sonar 1/8-7/8: la verità su ciò che è accaduto.

  1. Pingback: Sonar 19/9 – 25/9 | Il Blog di Edizioni XII

  2. Pingback: Sonar 5/9-11/9 | Il Blog di Edizioni XII

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...