Anunnaki 9: Nefilim, giganti e angeli caduti | Punto Interrogativo n. 25

di Daniele Bonfanti
 

Prima di continuare la nostra esplorazione del mondo degli Anunnaki, spostandoci come annunciavo su discorsi legati alla misura del tempo e dello spazio, colgo l’occasione di un commento (purtroppo non firmato) allo scorso articolo, che mi ha dato spunti di riflessione molto interessanti. Adatto quindi commento e risposta per un nuovo articolo imprevisto.

Anunnaki 9: Nefilim, giganti e angeli caduti.Golia, il famoso gigante biblico sconfitto da Davide: chi era davvero?1. Nefilim o Giganti?

Nello scorso articolo scrivevo:
[…] i Nefilim, ovvero quelli che nella Genesi (6,1-4) vengono chiamati “giganti” e “eroi dei tempi antichi”.
Il commentatore argomenta:Nel libro di Enoch non vi è mai la parola “Nefilim”, ma “giganti”.  

In realtà la mancata corrispondenza dipende “semplicemente” dalla traduzione (ovvero il principale problema quando ci si rapporta con questi testi).
Nella versione originale del Libro dei Vigilanti (Enoch) viene utilizzata proprio la parola Nefilim (נפילים), poi tradotta in “giganti” o in altri modi in varie versioni.
“Giganti” è infatti nient’altro che la parola tradizionalmente utilizzata per Nefilim.
Questo perché la traduzione greca originale di Nefilim fu “gigantes”, che tra l’altro non significa “uomini giganteschi”, ma “nati sulla Terra” (ciò non toglie che siano descritti come enormi).
Solo ultimamente questa traduzione è stata messa in discussione da studiosi moderni, e quindi testi recenti riportano l’originale “Nefilim”.
Sulla corrispondenza su “giganti” e Nefilim (o eroi, eccetera) non ci sono dubbi. Anche se la traduzione è molto discussa, e molti propongono invece che una traduzione più fedele sia “caduti”, basandosi sulla radice ebraica npl-nafal, ma va sottolineato che in origine il testo era aramaico (la versione più antica è quella di Qumran), e la radice è più coerentemente l’aramaico naphil (propriamente: giganti) e non l’ebraico naphal (caduti).
Questi problemi di traduzione sono esasperati dalle molte versioni del testo (aramaica, greca, latina, etiope, moderne…) che quindi confondono molto e spesso creano problemi insolubili di etimologia.
Questa corrispondenza tra Genesi 6,1-4 e il Libro di Enoch (e il Libro dei Giganti di Qumran) è, in ogni caso, accettata universalmente. (Il che non significa sia indiscutibile!).
Il capitolo 6 e seguenti del Libro di Enoch e l’inizio il passaggio Genesi 6,1-4 sono quasi coincidenti parola per parola.
Non è fraintendibile che il secondo (quello biblico) sia una “versione condensata” del primo, che tratta più ampiamente e con maggiori dettagli il medesimo evento.
Questi giganti-Nefilim invece non sono i figli di Dio (o angeli caduti, בני האלהים).
I Vigilanti concepirono insieme alle donne umane gli ibridi Nefilim2. “E anche dopo”
Il commentatore argomenta poi:
La Bibbia specifica perfettamente la differenza tra Angeli Vigilanti o Figli di Dio e Nefilim, infatti dice:  
“I nefilim mostrarono d’essere sulla terra in quei giorni, e anche dopo, quando i figli di Dio continuarono ad avere relazione con le figlie degli uomini ed esse partorirono loro dei figli: essi furono i potenti dell’antichità, gli uomini famosi”.  
Leggendo questa frase si intuisce molto facilmente che i nefilim erano una razza a parte: I nefilim mostrarono d’essere sulla terra in quei giorni, e anche dopo.
Perchè usare la frase: e anche dopo? Vuol dire che c’erano anche nel mentre che i figli di Dio continuavano ecc., quindi una razza a parte.
Che i Vigilanti (o angeli o figli di Dio o B’nai elohim) non siano i Nefilim, non c’è alcun dubbio, come già dicevo sopra (i Vigilanti, come già abbiamo visto nello scorso articolo, generarono i Nefilim: non erano la stessa cosa).
Il Libro di Enoch parla di giganti quali figli dei Vigilanti e donne umane. Questi sono identificati come i Nefilim, quindi i Nefilim-giganti sono gli ibridi. Non può essere altrimenti.
Riguardo al passaggio della Bibbia, invece, attenzione, è una questione delicata nella traduzione e il senso di quel “e anche dopo” non è – a mio avviso – quello che interpreta il commentatore.
“e anche dopo” è, sintatticamente, un inciso: infatti nella versione C.E.I. della Bibbia è riportato tra trattini. (Idem nella versione inglese New Revised Standard e nella New International: “The Nephilim were on the earth in those days—and also afterwards—when the sons of God went in to the daughters of humans, who bore children to them. These were the heroes that were of old, warriors of renown”).
Il “quando i figli di Dio” che segue è – da un punto di vista squisitamente sintattico – da legarsi non al “e anche dopo”, ma a “a quei tempi”.
La frase quindi, esplodendo l’inciso, dice che:
I Nefilim erano sulla Terra a quei tempi, ovvero quei tempi in cui i figli di Dio si accoppiarono con le donne umane, e ci restarono anche dopo. Laddove “a quei tempi” significa senza dubbio “prima del Diluvio”, mentre “e anche dopo” significa “dopo il Diluvio”.
Non dimentichiamo infatti la fondamentale divisione tra epoca antidiluviana e postdiluviana, sancita proprio da questi eventi. Questa, a mio avviso, la ragione di quel “e anche dopo” tanto ambiguo: la Bibbia intende sottolineare che i Nefilim non morirono (tutti) con il Diluvio. Tant’è vero che li ritroviamo poi in Numeri, 13:33, laddove troviamo che i Nefilim ci sono ancora (“We saw the Nephilim there, the descendants of Anak come from the Nephilim” – “e v’abbiam visto i giganti, figliuoli di Anak, della razza de’ giganti [Nephilim nel testo], appetto ai quali ci pareva d’esser locuste; e tali parevamo a loro”).
Serve insomma a sancire il discrimine tra i due “tempi”, e non a implicare una presenza precedente dei Nefilim.
Il che sostanzialmente conferma il Libro dei Vigilanti di Enoch, cc. 6-8, dov’è esplicito che siano proprio i duecento angeli “Vigilanti” guidati da Semeyaza a sedurre le figlie degli uomini e generare i giganti-Nefilim. E quindi i Nefilim siano il frutto di questo incrocio e non una razza a parte.
Un’ulteriore conferma l’abbiamo poi leggendo anche i tre versetti precedenti:
“1. Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro figlie
2. i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero.
3. Allora il Signore disse: «Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni».”
La consequenzialità tra i figli di Dio che prendono in mogli le figlie degli uomini e la nascita dei Nefilim nel versetto immediatamente successivo non può in alcun modo essere casuale. Non avrebbe senso.
Naturalmente la Bibbia come sempre si presta a moltissime interpretazioni (è una delle ragioni principali del suo fascino), quindi la versione proposta dal commentatore (che i Nefilim ci fossero già, sulla Terra, quando i figli di Dio si incrociano con gli uomini, quindi siano una razza del tutto a sé) è tutt’altro che priva d’interesse.
Tra l’altro diversi studiosi, partendo dall’etimologia della parola, che porterebbe alla radice ebraica npl-naphal (ovvero: “Caduti”, ma come dicevo sarebbe più corretto fare riferimento all’aramaico, non all’ebraico), sostengono invece che Nefilim indichi proprio gli angeli caduti, e non gli ibridi né altro. Ma è vero anche che potrebbe semplicemente confermare la tesi della loro origine “decadente”: ovvero figli dei caduti.
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