Il ragno e l’Aculeo: una chiacchierata con Michele Zefferino

Aculeo

Nel proseguire il viaggio intrapreso dal mio predecessore alla scoperta dei segreti del mondo editoriale mi sono trovato di fronte a una notevole difficoltà: trovare persone interessanti non appartenenti alle categorie già intervistate (scrittori, giornalisti, editori, amanti della letteratura di genere). Questo non significa che non ripasserò tra queste persone, ma per la mia prima, vera chiacchierata ho desiderato con forza trovare una figura che non fosse, se non alla lunga, assimilabile alle precedenti.

Ecco che proprio l’altro giorno, appostandomi alla macchina del caffè del settimo piano – quello della Sezione Concorsi, l’unico con ampia terrazza circolare e gradinata, area meglio nota come L’Arena – ho sorpreso l’Aguzzino a chiacchierare con un signore distinto e dall’aria decisamente poco sanguinaria. Conoscendo da parecchio colui che dirige Minuti Contati posso affermare con certezza che lui frequenta solo due tipi di persone: quelle assetate di sangue e i veri appassionati di letteratura.

Mi ci è voluto poco per capire che colui che ho visto non apparteneva alla prima categoria.

Una breve ricerca mi ha portato a scoprire che l’uomo in compagnia dell’Aguzzino era Michele Zefferino, già fondatore di Art-litteram e, più di recente, dell’interessante Aculeo.net.

Insomma, avevo il mio uomo!

Non ci ho messo molto per mettere insieme un paio di domande che mi frullavano in testa da un po’ e a inseguire i due fin sugli spalti dell’Arena, dove, tra uno scontro e l’altro della prima giornata del Circo Massimo, ho potuto fare la conoscenza di un appassionato che preferisce dare spazio agli esordienti piuttosto che ai soliti quattro nomi grossi. I gladiatori di domani, insomma.

Benvenuto Michele, e grazie di aver accettato questa chiacchierata.Michele Zefferino

Se sei d’accordo salterei la consueta domanda “Chi è Michele Zefferino?”, lasciando il piacere della scoperta ai visitatori di Aculeo.net e passerei alla successiva.

Va bene.

Aculeo.net nasce con due precisi scopi (cito): “spronare autori e artisti esordienti a conoscersi tra loro” e “pungolare” chi, per professione o per passione, si occupa di arte, letteratura e cultura in genere, a dedicare parte del proprio tempo al mondo degli esordienti”. Il che implica, quindi, che le due parti stentino a trovare punti di contatto, anche all’interno delle proprie categorie?

Per quella che è la mia esperienza, direi proprio di sì. Difficilmente gli addetti ai lavori del settore culturale dedicano del tempo agli esordienti, riservando le loro attenzioni ai soliti noti. A mio parere eludono uno dei loro compiti istituzionali, ovvero la scoperta e la valorizzazione di nuovi talenti e rendono attendibile l’equazione esordiente = pessima qualità. Relazione non sempre vera.

Gli esordienti, invece, remano ognuno per proprio conto, pur essendo imbarcati nel medesimo natante, col risultato che questo resta sempre fermo e in balia delle onde.

A tuo avviso quali possono essere le ragioni?

Spendere parole per elogiare un esordiente, che lo meriti e non sia sponsorizzato da persone o ambienti “che contino”, è sconveniente. È molto più facile, remunerativo e qualificante recensire, per esempio, uno scrittore già famoso, perché si va a colpo sicuro, perché incontra a priori il favore del pubblico, senza il rischio di sbilanciarsi verso un’incognita. Raramente ho letto, sulle terze pagine dei giornali importanti, recensioni di artisti e autori esordienti. Forse gli esordienti trovano maggiore spazio sulle televisioni locali o i network radiofonici, nelle realtà cosiddette minori. Di sicuro è raro incontrare, ad esempio sul treno o seduti su una panchina al parco, persone impegnate a leggere i libri degli esordienti. Questi sono poi completamente assenti nella quasi totalità delle librerie.

L’esordiente, in fin dei conti, chi è? Chi lo conosce? Perché ci si dovrebbe occupare, promuovere leggere, esporre o comprare un’opera di un esordiente?

Si rischia solo di perdere tempo e denaro.

Eventualità a volte fondata, perché nella folta schiera degli esordienti, ci sono di certo autentici talenti, ma rischiano di confondersi tra le tante persone negate, che si credono, però, eccelse e in virtù di questa convinzione, pensano di bastare a se stessi.

Questa certezza è anche uno dei motivi per cui gli esordienti non fanno “blocco”, non si catalizzano, ma vanno ognuno per la propria strada, alla ricerca di una sia pur minima visibilità e notorietà.

Sarebbe invece auspicabile che gli esordienti si conoscano tra loro, si scambino esperienze, opinioni e consigli, anche per smaliziarsi su certe persone senza scrupoli, pronte a fare business sulla loro pelle, approfittando della vanità che sovente caratterizza il mondo artistico e dell’inesperienza insita in chi affronta un settore poco conosciuto.

La critica che più spesso viene mossa agli aspiranti scrittori è quella di non leggere, non solo opere del genere da loro trattato, ma talvolta di non leggere del tutto. In base alla tua esperienza che opinione hai?

La critica è assai fondata. Mi è capitato di leggere opere dove ho riscontrato contraddizioni,  imprecisioni o palesi errori nei contenuti dell’argomento trattato, segno di una approssimazione che contribuisce a dequalificare il mondo degli esordienti. Scrivere non significa solamente rappresentare su carta il nostro pensiero, le nostre idee o le nostre emozioni, così come scaturiscono dalla nostra mente. Lo scrivere non si esaurisce con l’ultima parola dell’ultima frase. È una attività che implica una continua ricerca dello stile, un costante miglioramento della forma, un approfondimento dei temi di cui ci si vuol occupare.

La lettura dei classici o di opere del genere trattato è indispensabile; solo la lettura permette di assaporare certe forme e trarre ispirazione per il proprio stile, oltre che assumere informazioni utili per i temi di interesse.

Anche solo per “spirito di corpo”, poi, gli esordienti per primi dovrebbero leggere altri esordienti. Per cogliere le nuove tendenze del narrare o anche per confrontare il proprio stile con quello altrui. Anche in questo caso allo scopo di migliorarsi.

Rimanendo in tema, si dice che in Italia vi siano più scrittori che lettori. Che cosa spinge, secondo te, un non lettore a tentare di diventare scrittore?

Generalmente il desiderio di lasciare una traccia di sé. Per alcuni, purtroppo, anche la convinzione di essere dei fenomeni letterari o la certezza di aver scritto un capolavoro degno del Premio Nobel per la letteratura. Mi è capitato di assistere ad una conversazione tra un editore e un aspirante scrittore, che gli proponeva la propria autobiografia, ricca, a suo dire, di mirabili episodi avventurosi. Immaginavo quale poteva essere l’interesse di un qualsiasi lettore per il racconto agiografico della vita di un perfetto sconosciuto. Sarebbe diventato di certo un best seller!

Questi atteggiamenti trovano sponda in certi editori che, a danno della cultura e a fronte di un consistente contributo economico, assecondano le ambizioni di persone assolutamente negate, ma paganti, vanificando gli sforzi di chi invece è veramente capace, inflazionando così un settore e contribuendo a declassarlo.

Passando dalla sponda degli editori, una grossa fetta di questi, non necessariamente piccoli, opta per politiche di risparmio, rinunciando o limitando fortemente l’editing e adagiandosi su scelte grafiche e di materiali spesso discutibili. Come spieghi questa tendenza a presentare prodotti non di qualità, o almeno non curati come dovrebbero?

Ritengo sia solo un ottemperare alla logica dominante del mercato. Per guadagnare di più o alzano il prezzo del libro, rischiando di perdere competitività, o limitano i costi e questo anche a scapito della qualità.

Posso concordare che siano finiti i tempi degli editori mecenati e che oggi una casa editrice è a tutti gli effetti un’impresa commerciale e non di certo un laboratorio culturale, tuttavia lo “stare sul mercato” non deve pregiudicare la qualità del “prodotto-libro” né mortificare chi l’ha scritto o deludere chi lo legge.

In un tuo articolo hai espresso una  precisa posizione nei confronti delle edizioni digitali – e dei loro supporti. Secondo te l’eBook riuscirà comunque a ritagliarsi uno spazio e a portare nuovi, giovani e non solo, lettori verso la carta?

Sì, l’eBook avrà di sicuro un futuro. Il libro stampato diverrà oggetto di culto di una ristretta élite di puristi, come quelli che fotografano ancora con le pellicole o ascoltano la musica tramite un amplificatore rigorosamente a valvole. Quando i meccanismi economici determineranno l’abbassamento dei costi dell’editoria digitale e il conseguente aumento per quella tradizionale, il libro di carta diverrà un lusso che pochi si potranno permettere e solo alcuni editori tratteranno, naturalmente con edizioni di alta qualità. L’evoluzione tecnologica, sospinta dalla logica del mercato che esige l’offerta di sempre nuovi prodotti per i consumatori, difficilmente potrà fermarsi, se non cambia il modello di sviluppo globale dominante.

Non credo invece che l’eBook possa spingere nuovi lettori verso il libro stampato, specie quelli giovani e avvezzi alle nuove tecnologie. Chi appartiene a una generazione che scrive con programmi di videoscrittura per P.C., apprezzandone le potenzialità, difficilmente prenderà in considerazione una macchina da scrivere, anche se questa offre una maniera di scrivere “romantica” e dal gusto retrò. La mia visione dell’eBook è un po’ questa.

Apprezzo le potenzialità, specie didattiche, che caratterizzano l’editoria digitale, ma certi libri devono essere stampati su carta, altrimenti perdono tutto il loro fascino e il loro “romanticismo”.

Un’ultima domanda: come vedi Aculeo.net tra, diciamo, due anni?

Mi piacerebbe vedere Aculeo.net tra i siti di riferimento della cultura in genere e del mondo degli esordienti nello specifico. Mi piacerebbe che acquisisca autorevolezza e che diventi la base per un movimento d’opinione che finalmente dia voce e visibilità agli artisti e autori esordienti.

Aculeo esiste per il mio personale impegno e per il prezioso apporto assolutamente volontario delle persone che collaborano. Spero che questo progetto riesca ad essere incisivo a tal punto di permetterci di continuare e di migliorare sempre.

Grazie di essere stato con noi e in bocca al lupo.

Grazie a voi per l’ospitalità.

Nota: ringrazio l’Aguzzino per l’intermediazione e per avermi permesso di evitare le consuete spiegazioni sul perché è proprio un ragno zingaro a dirigere la sezione Chiacchierate. Voi la storia la conoscete già.

Ettore

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