Traducendo l’Apocalisse – Luigi Musolino e I vermi conquistatori

L’ultima creatura nata in casa XII sta facendo parlare molto di sè. Si tratta de I vermi conquistatori di Brian Keene, autore celebrato all’estero ma finora mai tradotto in Italia.
Nessuno meglio del traduttore de I vermi conquistatori può raccontare fatiche e soddisfazioni che hanno portato un romanzo tanto importante per il fantastico contemporaneo a vedere la luce anche e finalmente nella nostra lingua.
Lui è Luigi Musolino, a cui lascio la parola.

Mi sono imbattuto per la prima volta nell’opera di Brian Keene nel 2009. Da qualche tempo, alcuni dei maggiori blog dedicati al fantastico, vedi alla voce Malpertuis, Il blog sull’orlo del mondo e Midian, parlavano in toni entusiastici dei volumi dell’autore americano, auspicandone lo sbarco in Italia. Il tam-tam degli appassionati stava creando un’aura leggendaria intorno a quest’autore, e decisi di ordinare su Amazon The Conqueror Worms, descritto come un romanzo horror-apocalittico condito da visioni lovecraftiane, personaggi memorabili e creature spaventose.
Il primo impatto col volume, arrivato a mezzo posta un paio di settimane dopo, fu singolare. La copertina raffigurava un paio di lombriconi che sorgevano dalla strada asfaltata di una metropoli. Sembrava la locandina mal riuscita di un B-Movie anni ’50. A completare il tutto, la scritta: “Brian Keene is the next Stephen King!”.
Ecco, sì, quello che conta di un libro è il contenuto, ma ricordo che la copertina di The Conqueror Worms mi strappò un sorriso.
Poi, iniziata la lettura, dopo appena una cinquantina di pagine, capii subito di trovarmi alle prese con un lavoro meraviglioso. Impossibile non rimanere catturati senza possibilità di scampo dal folgorante incipit:

Stava piovendo la mattina in cui i lombrichi invasero il mio garage. La pioggia era qualcosa che mi aspettavo. I vermi furono una sorpresa, e ciò che venne dopo di loro fu un inferno, puro e semplice. Ma la pioggia – quella era normale. L’ennesimo giorno piovoso.

Empatizzare con i protagonisti, finire catapultato nel mondo in rovina pennellato con incredibile maestria da Keene, fu questione di poche ore. Di rado mi era capitato di trovarmi di fronte a un autore tanto sicuro di sé nella costruzione della storia, tanto capace nel tratteggiare psicologicamente i suoi protagonisti. Tutto con uno stile asciutto e straight-in-your-face.
Terminai il volume in pochi giorni, ripensai al paragone kinghiano stampigliato in copertina e mi dissi: cazzate. Due scrittori agli antipodi per quanto riguarda stile e contenuti. Keene, al contrario del suo ben più celebrato collega, ci sbatte in faccia l’orrore senza troppi giri di parole. E mostra tutto quello che c’è da mostrare, dopo aver creato la giusta suspense con una sensibilità unica.
Perché? Perché questo capolavoro non è mai stato pubblicato in Italia?, ricordo che mi domandai, allibito, il tarlo di un’idea che cominciava a frugarmi nella capoccia.
Poi accesi il computer e ordinai un altro blocco di volumi di Brian. Ero già in astinenza.

Alcuni mesi dopo, appena terminata la traduzione di due raccolte antologiche per la Dagon Press: Rivelazioni in nero e Ritratti al chiaro di luna di Carl Jacobi, entrai nelle file dei soci di Edizioni XII.
Il tempo a disposizione non mi mancava e il tarlo che si era insediato nella mia testa appena conclusa la lettura di The Conqueror Worms ricominciò a scavare con la foga dei bestioni sotterranei di Keene.
E se provassi a tradurre un paio di capitoli dei Vermi e inviarli a Edizioni XII in visione? mi chiesi.
Non ne ebbi il tempo. La casa editrice aveva già comprato i diritti del libro, e qualche giorno dopo mi arrivò una mail di Daniele Bonfanti e Luigi Acerbi.
Te la senti di tradurre The Conqueror Worms di Brian Keene? Traduci il primo capitolo e ce lo invii per una valutazione?
Detto, fatto. E così è iniziata quest’avventura.

La prima fase, il lavoro di traduzione “puro”, ha richiesto circa cinque mesi. È stata un’esperienza emozionante far “crescere” nella nostra lingua il romanzo di Brian Keene, giorno dopo giorno.
Senza dubbio la parte più complicata della trasposizione è stata quella riguardante i dialoghi e le espressioni colloquiali. All’interno di The Conqueror Worms si muovono numerosi personaggi, diversissimi per quanto riguarda età e ceto sociale di provenienza: arzilli vecchietti di campagna si affiancano a giovani di città, rapper provenienti dalla strada interagiscono con ex-insegnanti e con yuppie scampati al Diluvio che flagella il mondo; per ognuno di questi soggetti è stato necessario cogliere le sfumature – a volte quasi dialettali – della parlata, insistere sulle espressioni caratterizzanti. I dialoghi dei ragazzi afroamericani, ad esempio, con la loro terminologia da gangsta, sono stati tra i più difficili da rendere in italiano.
Prima accennavo allo stile asciutto e diretto dell’autore americano: da una parte può essere un vantaggio avere a che fare con frasi semplici e lineari, ma può anche rivelarsi un’arma a doppio taglio. Non sempre è stato facile riprodurre lo stile essenziale di Keene rispettandone la metrica e il senso del ritmo, cogliere il suo gusto per la sintesi che si esplica in periodi e sequenze action diretti come un cazzotto.
Il lavoro, che ha richiesto per forza di cose un’analisi dettagliata del testo, mi è stato poi utilissimo per sviscerare le logiche che si nascondono dietro alla creazione di un romanzo. La storia di The Conqueror Worms si snoda principalmente su due piani spaziali-temporali, ed è chiaro che il lavoro di preparazione di Keene è stato molto dettagliato: ogni personaggio, ogni capitolo è storia a sé, ed è possibile analizzarli singolarmente come tasselli di un puzzle che s’incastrano alla perfezione per riprodurre l’apocalittico disegno complessivo di The Conqueror Worms.
Oltre che come traduttore, dunque, credo che questa esperienza mi abbia fatto crescere molto anche come scrittore.

Conclusa la traduzione vera e propria, siamo passati alla seconda fase, quella di revisione e contro-revisione. Dico “siamo” perché sono stato affiancato dall’editor-in-chief di Edizioni XII, Daniele Bonfanti – e qui è indispensabile un inchino – che con la sua professionalità ha rivisto la traduzione ed effettuato le manovre di editing. Io e Daniele ci siamo “rimpallati” i capitoli, confrontandoci sui dubbi e sugli eventuali aggiustamenti per rendere migliore possibile la forma finale.
La sensibilità e la padronanza del linguaggio di Daniele sono state indispensabili per cogliere tutte le sfaccettature della versione inglese, e non posso che ringraziarlo di cuore, anche perché con lui il lavoro di review si è trasformato in un processo gratificante e divertente. Daniele ha un dono immenso: ti cazzia quando sbagli, ti fa capire le cose e allo stesso tempo riesce ad ammazzarti dalle risate, con un senso dell’humour tutto suo. Affrontare un lavoro impegnativo come la traduzione di un romanzo riuscendo anche a divertirmi è stato più di quanto potessi desiderare. Thanks dude, I reckon you’re the best! 😉

La palla è poi passata a Simone Corà e Strumm che hanno rivisto ulteriormente il testo per gli ultimi aggiustamenti e controlli, concentrandosi soprattutto sulla forma italiana e sulla corretta interpretazione di tutte le espressioni colloquiali. Infine Valentina Erba si è occupata di un’ultima, attenta correzione di bozza.
Si è trattato quindi di un lavoro corale, in cui ognuno ha messo ai servigi dei Vermi conquistatori le sue capacità: credo che il meccanismo abbia funzionato alla perfezione e il risultato finale mi soddisfa appieno.
E sono sicuro potranno dire lo stesso i lettori che si avvicineranno per la prima volta a questo gigante dell’horror moderno.
Tenetevi pronti.
L’era dei Vermi – e di Brian Keene – sta per cominciare.
 

Luigi Musolino 

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