Bella dentro, di Andrea Viscusi

Dehumanized_by_PeaceIsCheap

Dopo un periodo di latitanza, tornano i racconti vincitori delle passate edizioni di Minuti Contati. L’Aguzzino torna più in forma che mai, dopo un lungo brainstorming con il buon Lucifero, a presentarvi la storia vincitrice dell’edizione di marzo 2010. Scritta da Andrea Viscusi, Bella dentro vi stenderà, letteralmente.

L’immagine a lato è opera di Sylvestre (Deviant Art)

Sei distesa davanti a me.
Ho visto tante volte il tuo corpo giacere come adesso, rientrando a notte tarda quando tu dormivi già da ore intere. Tieni le braccia lungo i fianchi, gli occhi chiusi. La bocca invece è appena dischiusa, una minuscola fessura da cui non si riesce a scorgere l’interno.
I vestiti che hai addosso non li hai scelti tu. Non avresti ma indossato niente del genere, nemmeno per andare a letto.
Non importa, perché sto per spogliarti. Come mille altre volte, faccio scivolare il tessuto sulla tua pelle, a rivelare le areole dei capezzoli che spiccano sulla carnagione chiara, i tre piccoli nei che ti circondano l’ombelico, e tutti quei dettagli che conosco solo io.
Tu però non collabori come al solito. Non inarchi la schiena, non sollevi le braccia, non ti contorci sinuosa fingendo di opporre resistenza. Non sorridi.
Getto il vestito sul tavolo dietro di me.
Osservo il tuo corpo nudo e immobile.
Accosto il dorso delle dita alla tua guancia. Lo tengo a contatto con la pelle calda, poi lo faccio scorrere verso il mento, e da qui lo allontano. Porto la stessa mano alla vaschetta con gli strumenti.
Appoggio la sinistra sul tuo sterno, appena sotto la gola. Penso a quante volte ho baciato l’irresistibile incavo delimitato dalle tue clavicole. Sento il sangue scorrere sotto la pressione del palmo.
La destra impugna il bisturi. Incido quello che dovrebbe essere il primo braccio della Y. Mi accorgo di non aver premuto abbastanza. Ripeto il taglio, e stavolta il percorso della lama si colora di un rosso intenso. Procedo col secondo braccio. Poi eseguo la lunga coda, dallo sterno al ventre, passando tra i seni, ruotando intorno all’ombelico, separandolo dai tre piccoli nei che lo circondano, fino all’osso pubico.
Come un conciatore, sollevo i lembi della tua pelle, distaccandola dagli strati adiposi inferiori con l’aiuto del bisturi. Affero il costotomo. Spezzo la cartilagine che unisce le tue costole, e ti rivedo mentre prepari il pollo che avremmo mangiato per cena. Perché non mi piaceva vederlo intero: volevo una coscia, un’ala, un mezzo petto, non un animale riconoscibile.
Adesso sei nuda come non lo sei mai stata, nemmeno per me. Ti vedo tutta, scorgo quello che mi hai sempre nascosto ma di cui intuivo la presenza, ogni volta che ti stringevo, che mi addormentavo sul tuo petto, che passavo le mie mani fameliche su di te.
E sei bella. Anche così, anche ora, amo tutto di te.
Inizio a recidere i vasi e i tendini che tengono al loro posto i tuoi organi. Comincio dai reni, poi passerò al pancreas, al fegato. Infine al cuore, quello che dicevi appartenere a me. Ma sarà mio ancora per poco.
Volevi che fossi io a farlo. Me l’hai fatto promettere prima che potessimo pensare che fosse possibile, me l’hai chiesto ancora quando abbiamo cominciato a temere, hai voluto che giurassi mentre venivi scossa dagli ultimi spasmi, stringendo gli occhi e la tua mano intorno alla mia.
Lo sto facendo, vedi?
Sono con te fino alla fine.
Uno per uno, rimuovo i segreti che custodivi in te, li congelo in attesa di trovare loro un nuovo posto in un altro corpo.
Ogni utile, adorata, stupenda parte di te.
Perché tu possa continuare a vivere in loro, come in tutti i ricordi che porto dentro di me.

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