intervista a Luigi Musolino, vincitore della XXVII edizione di USAM con il racconto In bilico

Davide Cassia: Ciao Luigi, complimenti per aver vinto la XXVII edizione di Una Storia al Mese. Parlaci un po’ del tuo racconto, come è nata l’idea?

Luigi Musolino: Ciao Davide, grazie mille! L’idea per il mio racconto In bilico è nata in maniera molto semplice. Verso inizio anno la ditta presso cui lavoro ci ha comunicato l’apertura della cassa integrazione ordinaria; mi sono trovato in una situazione davvero spiacevole. Preoccupazione per il futuro, frustrazione, poco dinero, tutte cose che, ahimè, stanno vivendo in tanti.
Spunto principale per la storia è stata l’atmosfera che si respirava in fabbrica. Una ditta enorme, semivuota, coi macchinari silenziosi e le catene di montaggio immobili: inquietante.
Da qui l’idea di un testo che rappresentasse questo periodo travagliato, la crisi, la difficoltà delle famiglie a tirare a fine mese. E non nascondo che In bilico è anche un omaggio a Fantasma di fumo di Fritz Leiber, racconto incredibile che condannava le aberrazioni derivanti dalla modernità e dall’industrializzazione.

DC: In passato abbiamo vissuto crisi simili a questa. Credi che ci risolleveremo o subiremo un inevitabile ridimensionamento?
LM: Molto difficile rispondere a questa domanda, ma in tutta sincerità non sono troppo ottimista. Basta guardarsi intorno e non troppo lontano, pensiamo alla Grecia.
I “politicanti”, come li chiamava mio nonno, continuano a dirci che stiamo uscendo da questo periodo buio, che l’Italia rispetto agli altri paesi europei se la sta cavando bene, ma ovunque mi giro sento di gente che ha perso il lavoro, di padri di famiglia in cassa integrazione e di giovani laureati che non trovano un impiego.
Sono convinto che siano necessari pesanti interventi di rinnovamento dell’economia a livello globale, concentrandosi in particolare sulle fonti di energia sostenibile, su una rivalutazione dell’agricoltura e su una radicale trasformazione dei sistemi bancari.

DC: Continuando a parlare della crisi, non posso non puntare il dito anche verso il mercato dei libri. Parlando di rivoluzione, questo pare sia l’anno dell’e-book. Cosa pensi in proposito? Pensi che possa risollevare le sorti di un mercato stagnante?
LM: Ho molta fiducia nel formato e-book. È un mezzo potentissimo che ha molti vantaggi, innanzitutto l’immaterialità. Possiamo portarci dietro una biblioteca in una chiavetta USB, le case editrici possono eliminare i costi di stoccaggio e logistica, possiamo trasferire e riprodurre con un clic una mole pazzesca di informazioni, senza contare i benefici per l’ambiente derivanti da una forte riduzione dei formati cartacei. Non vorrei dire una fesseria, ma mi pare di aver letto che il 15, 20% circa della deforestazione globale è attribuibile all’industria della carta.
Dobbiamo però slegarci dall’idea romantica del libro “materiale” e attendere supporti validi ed economicamente accessibili  per poter consultare i libri digitali: allora credo che gli e-book potranno dare davvero una mano all’editoria e al mondo dell’informazione e della cultura. Io dico che tra quattro, cinque anni al massimo, l’editoria digitale avrà superato e forse soppiantato quella tradizionale. È necessario che le case editrici si preparino al cambiamento per poter sfruttare le innumerevoli potenzialità di questo mezzo.

DC: Credi che con la diffusione dei libri digitali anche la vita di uno scrittore possa cambiare? Nel senso di autoproduzione e cambiamento oggettivo di mentalità degli editori e tempistiche nelle risposte a proposte di nuovi manoscritti?
LM: Sì, credo di sì. L’e-book è certamente un ottimo strumento di autopromozione, soprattutto per gli autori esordienti. Cambieranno di certo anche i rapporti tra scrittori ed editori; il libro digitale è uno strumento duttile, veloce, di conseguenza si avrà uno snellimento di tutte le fasi della nascita di un libro, dalla proposta e valutazione dei manoscritti, alla distribuzione. Non dimentichiamo un netto calo dei costi, considerando che per una casa editrice le spese per le copie successive alla prima saranno praticamente pari a zero, così come quelle relative alla vendita, alla promozione e alla distribuzione sul territorio. Un cambiamento di mentalità da parte degli editori è necessario, se vogliono sopravvivere a quella che potrebbe configurarsi come una vera e propria rivoluzione.

DC: Hai tirato in ballo il mondo dell’informazione e della cultura. Guardando alla televisione si nota un impoverimento preoccupante in questo senso. Pensi con questo mezzo sia ancora possibile fare cultura oppure è meglio affidarsi ad altri canali, come, forse, alla rete?
LM: In televisione si salva ben poco. Personalmente seguo solo documentari e alcuni programmi di attualità che vengono trasmessi a orari impensabili. Credo sia ancora possibile fare buona televisione, alcuni ottime trasmissioni che vanno in onda sul satellite ne sono la prova. Quello che preoccupa davvero è l’appiattimento della TV pubblica, il cui compito primario dovrebbe essere appunto quello di diffondere cultura e informazione.
La rete, in questo senso, è un supporto fondamentale. Mi fido molto più di alcuni blog di informazione libera che del TG 1, tanto per fare un esempio…

DC: Per quanto riguarda questo racconto hai preso spunto da un fatto reale. Trai sempre ispirazione dalla realtà oppure a volte viaggi di pura fantasia?
LM: Per le mie storie mi piace molto rifarmi ad avvenimenti di cronaca e attualità, stravolgendoli e inserendo un elemento perturbante, fantastico. Non disdegno incursioni nel regno dell’immaginazione pura, e in questi casi mi piace attingere dalle vecchie leggende regionali italiane. Altro che paese del sole e del mare, lo Stivale è la terra delle streghe, dei folletti dispettosi e delle case infestate!

DC: Ti ritrovi più nella dimensione del racconto o ti cimenti anche nel romanzo?
LM: Finora mi sono sempre cimentato nel racconto, è una dimensione in cui mi trovo a mio agio. La cosa più lunga che ho scritto si aggira sui 50-60.000 caratteri. In tutta sincerità non credo di avere ancora tutti gli strumenti per affrontare una sfida impegnativa come la stesura di un romanzo. Sto lavorando per migliorare, scrivendo con costanza, e un giorno chissà… non ho fretta!

DC: Credi che per uno scrittore sia importante il confronto con altri autori?
LM: Secondo me non è solo importante, è necessario. Quando ho iniziato a buttare giù i primi racconti facevo leggere i miei “capolavori” ad amici e parenti, e tutti a battermi pacche sulle spalle e a dirmi quanto ero bravo. Niente di più sbagliato. Ancora oggi, se voglio tirarmi su di morale, tiro fuori dal cassetto quei primi approcci alla narrativa e la vita mi sorride!
Poi ho iniziato a frequentare i forum di scrittura: per un paio d’anni sono arrivati soltanto consigli, critiche e tirate d’orecchie. Dopo un altro annetto i primi risultati positivi in alcuni concorsi letterari.
Relazionarsi con scrittori più navigati, confrontarsi, discutere degli aspetti tecnici dello scrivere sono passaggi fondamentali per la crescita di un autore.

DC: A proposito di questo: una domanda disinteressata. Cosa pensi di Una Storia al Mese?
LM: È sicuramente una delle iniziative più interessanti del Web. La possibilità di postare un racconto e vederselo commentato e votato da quindici persone non è cosa da tutti i giorni. Il concorso è gestito molto bene e la gentaglia che bazzica in quel forum è sempre prodiga di critiche e consigli.

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