Dietro le maschere di Carnevale: La caìgo, di Marica Petrolati

Carnevale è arrivato, e nei prossimi giorni il viso di Venezia si affaccerà sugli scaffali delle vostre librerie.
Noi intanto continuiamo a incontrarne gli autori, ascoltandoli parlare dei propri racconti e delle proprie maschere; e a svelare le tavole di Diramazioni.

Oggi è il turno della nostra Marica Petrolati, e del suo racconto La caìgo.

La caìgo, Marica Petrolati, tavola di Diramazioni, Carnevale, Camera Oscura, Edizioni XII
In cerca della Moretta

Per scrivere La caìgo ci ho messo un mucchio di tempo.
La maschera che avevo scelto, la Moretta, mi intrigava molto, per diverse sue peculiarità.
Ma mi mancava il cuore.
Il mio, intendo. Che non c’era, in quello che stavo scrivendo.
Così ho deciso di tornare a Venezia, dopo quasi vent’anni.
Non si può dire, anzi, che sia stato un ritorno, perché se vedi Venezia per la prima volta a quindici anni, mentre sei in gita con i compagni di classe, non puoi dire realmente di esserci stata.
Sono andata, quindi, a cercare l’anima della Serenissima, e, di conseguenza,  quella del mio racconto.
A Venezia.
Venezia
Mentre scivolavo su strade d’acque, tra le vie di una città che non galleggia e non è inghiottita ma che emerge, mentre decine di sonnolenti ma vigilissimi occhi fatti di vetro e scuri di legno osservavano il mio passaggio dalle rive del Canal Grande, e ancora mentre il sole soffocante di settembre si rifletteva sull’acqua – un’acqua insondabile, quasi putrida – ho sentito che nell’aria c’eranocose che volevano dare  un corpo alla mia maschera.
Io l’ho cercata quel giorno la Moretta, tra calli e campielli, nelle vetrine sfavillanti che vomitavano maschere lussuose – adorne di gioielli, pizzi e piume – e costosissimi vetri di Murano, ma non l’ho trovata.
E ho capito che Venezia me l’aveva fatta sì accarezzare la sua anima, ma era un’essenza marcia, corrotta, come l’acqua dei suoi canali, come gli occhi avidi di alcuni gondolieri.
Una farsa gigantesca, una grande maschera ghignante.
Poi, è arrivata la caìgo.
Una nebbia fittissima che è salita dal Canale, quasi fosse il respiro caldo e nervoso della città d’acqua.
Dentro, c’era la sagoma sbilenca di Palazzo Dario, piegato da secoli di morti disgraziate entro le proprie mura.
E su, dietro una finestra dell’ultimo piano, si muoveva una figura minuta, col volto celato da un piccolo ovale nero.
Una storia s’è intrecciata alla nebbia, e io l’ho ascoltata.
Era il regalo della Serenissima, che non sopporta di perdere ammiratori.

Marica Petrolati


L’autrice
Nata nel 1976, vive in provincia di Ancona. Ha collaborato per diversi anni con il quotidiano Il resto del Carlino in qualità di corrispondente locale e saltuariamente con altre testate minori. Ha all’attivo le raccolte personali Il richiamo, Finché morte non vi separi, Cronache dal mistero. A partire dal 1999 ha raggiunto posizioni di merito in moltissimi concorsi a livello nazionale, tra cui spiccano il secondo posto al Premio Lovecraft (XIII edizione), il terzo al Circo Massimo 2009, il terzo al RomaNoir 2007 e la vittoria al RomaNoir 2010.
Suoi racconti sono apparsi su varie riviste: Strane storie, Cronaca vera, Writers Magazine Italia, Il resto del Carlino, L’Ermellino, Tratti; e raccolte: Storie fantastiche, Spasmo, Crudelie Demonie, 666 passi nel delirio, L’orrore dietro l’angolo, L’Altalena, Nero Marche, Aleph, Parole e china: un fiume di noir, Lo sport in rosa, Onda d’abisso.


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Precedenti interventi nella serie Dietro le maschere di Carnevale:

Samuel Marolla parla di Peste.
Riccardo Coltri parla di Veni etiam.

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