Donne assassinate, di Biancamaria Massaro

Donne assassinate: sempre più donne vengono uccise dai loro (ex) compagni.
di Biancamaria Massaro

A gennaio del 2009 la Newton & Compton ha pubblicato il saggio del criminologo Ruben De Luca “Donne assassinate”, che aveva come inquietante sottotitolo: Dall’omicidio seriale allo stupro di gruppo, storia e fenomenologia della guerra condotta dal genere maschile contro "l’altra metà del cielo". Mai come in questo periodo risulta evidente come le donne siano vittime privilegiate del maschio, tanto da spingere alcuni studiosi a introdurre il termine “femminicidio” per indicare l’assassinio di una donna da parte di un uomo che l’ha scelta proprio in quanto appartenente al genere femminile.  E non parliamo solo di serial killer o stupratori che non lasciano in vita le loro vittime, ma del partner – spesso divenuto “ex” non per sua volontà – dell’amico, del vicino di casa o del collega che, rifiutato, reagisce nel peggiore dei modi. In America il 35% delle donne assassinate vengano uccise dai propri partner mentre in Europa il valore oscilla tra il  40 e il  50%. Il libro citato spiega in modo approfondito le motivazioni che spingono gli uomini di tutto il mondo a usare violenza sulle donne e come alcune, purtroppo, accettino troppo spesso il ruolo di vittime, perciò ne consiglio la lettura. Io mi soffermerò su due aspetti della realtà italiana, anche se comuni ad altre nazioni industrializzate.

Ci scandalizziamo tutti di come nel mondo islamico picchiare la moglie sia riconosciuto per molti come un diritto, legale e religioso, del marito, eppure un paio di settimane fa la Cassazione, con la sentenza numero 25138, ha decretato che, se un marito picchia e/o maltratta la moglie, non commette alcun reato se la moglie “ha un carattere forte e non si lascia intimorire da minacce e percosse”. Una donna in Italia ci rimette quindi in ogni caso, sia se ha la forza di reagire alle violenze del compagno, sia se le subisce. È triste doverlo ammettere, ma ancora oggi molti uomini credono di avere il diritto di “raddrizzare” la moglie che manca loro di rispetto, o sfogare in casa le frustrazioni del lavoro e della vita quotidiana; ed è ancora più triste ammetterlo, ma molte donne pensano che sia giusto così, perfino che le botte siano una sorta di dolorosi atti d’amore. Finché sopravviverà questa (in)coltura, gli uomini in Italia continueranno a usare violenza – fisica, psicologica e sessuale – contro le donne senza che siano mai nemmeno sfiorati dal dubbio che sia un crimine, tanto da considerare un sopruso l’essere denunciati per molestie. Il passaggio all’omicidio raramente è dovuto a un cosiddetto “raptus”, ma al lento progredire delle violenze, fino al femminicidio.
A tutto ciò va aggiunto il fatto che negli ultimi quarant’anni le donne si sono emancipate più velocemente di quanto gli uomini siano stati in grado di accettare. Se prima le mamme speravano che le figlie sposassero un uomo con “una buona posizione” e le educavano a essere solo buone madri e spose, adesso sperano che la stessa “buona posizione” se la facciano e riescano a conciliare lavoro e famiglia. Non dover più dipendere economicamente e psicologicamente dal futuro marito, che le dovrebbe scegliere perché “pure” e senza troppi “grilli per la testa”, ha reso le ragazze più libere, anche sessualmente. Per alcuni uomini è però impossibile concepire il fatto che una ragazza possa lasciarli, rifiutarli o, soprattutto, di non essere gli unici partner che abbia avuto o avrà nella vita.
Picchiare una donna o non accettare un suo rifiuto sono aspetti dello stesso problema: il maschio italiano pensa ancora che fare sesso sia “possedere” una femmina e non un rapporto sessuale tra due persone con uguale dignità, valore ed esigenze. Finché ciò non sarà chiaro a tutti, sia uomini che donne, avremo maschi che massacrano ex fidanzatine di 16 anni, stalkers che uccidono in uno stesso giorno più compagne che li hanno abbandonati e mariti che alla richiesta di divorzio rispondono con l’omicidio.

Biancamaria Massaro
Per info e suggerimenti: melisandra2003@iol.it

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