Sotto il cimitero, di Alfredo Mogavero. Settima e ultima parte

Si conclude così (almeno per il momento) il viaggio nell'universo di Six shots. Anzi, a voler essere precisi si conclude per chi ha già letto anche il libro; per tutti gli altri deve ancora cominciare.

Sotto il cimitero
di Alfredo Mogavero

11

Sei ore dopo entrarono una decina d'uomini con gli occhi di gufo, legarono loro i polsi dietro la schiena e li spinsero fuori senza troppi complimenti.
– La vostra ora è arrivata – disse uno di loro. – Lo stomaco della Bestia sarà la vostra tomba.
Li condussero nella vallata dei pertugi fumanti, dove il resto della tribù attendeva in ginocchio recitando una strana litania. Bronson Biggs apriva il gruppo dei sacrificati avanzando con la dignità  indifferente imparata dai grandi suicidi greci, seguito dal farneticante Pukehard e dalla rassegnata Corinna. Tip Wilson, in lacrime come una femminuccia, veniva trascinato a forza di braccia da quattro energumeni esasperati.
– Ci siamo – annunciò lo sciamano, interrompendo il canto rituale. – Bestia, esci dalla tua tana, ché abbiamo per te un dono speciale!
– Bestia, se non esci non ci offendiamo – mormorò a voce bassissima Bronson Biggs, e quello fu l'unico momento in cui il suo coraggio vacillò.
La Bestia venne fuori, vide i prigionieri e cominciò a sbavare. In men che non si dica era già davanti ai quattro sventurati e li stava valutando uno per uno neanche fossero portate sopra una tavola imbandita.
– Almeno muoio con la consolazione di aver scoperto l'amore – frignò Tip Wilson. – Corinna, voglio che tu sappia che sei stata importante per me, e che se non fosse andata così ti avrei reso la ragazza più felice del mondo. Mio piccolo fiore, io avrei voluto…
– Falla finita, Shakespeare dei miei stivali – lo tacitò Bronson Biggs con gli occhi al cielo. – Non vedi che nemmeno ti sta a sentire?
Infatti Corinna aveva ben altro a cui pensare. Lei e la Bestia si stavano fissando intensamente, a pochi centimetri di distanza, e sembrava che cercassero di leggersi in faccia qualcosa che rimaneva oscuro al resto dei presenti. Inclinavano il capo da un lato, si annusavano, facevano quasi per sfiorarsi e si ritraevano, occhi negli occhi come ipnotizzati l'uno dall'altra. I presenti assistevano attoniti, e non c'era uno di essi che riuscisse a immaginare una spiegazione plausibile per un tale comportamento.
Andarono avanti così per un bel po', poi accadde una specie di miracolo: La Bestia ebbe un sussulto, si diede un gran pugno sulla testa, si raschiò il palato, tossì, si sollevò sulle zampe posteriori e parlò.  
– Co… rinna? – la sua voce era simile al gorgoglio di un torrente sotterraneo. – Sei proprio… tu?
Corinna la guardò ancora per un lungo istante, spalancò la bocca in un moto di disgustata sorpresa e alla fine ansimò:
– Milos? Milos Habermann?!?
– Sono io, Corinna. Corinna! Quanto ti ho… coff, coff… scusa, non parlavo da così tanto tempo… quanto ti ho… sognata in questi lunghi anni!
Al sentire la Bestia che parlava, gli uomini con gli occhi di gufo, già inginocchiati, si erano completamente appiattiti al suolo. Brusii di stupore correvano da una bocca all'altra, domande rimbalzavano nell'aria, congetture e anatemi s'intrecciavano a ululati di giubilo e pianti dirotti. Tutti chiedevano allo sciamano d'interpretare l'inatteso fenomeno, ma quello si limitava a fissare la scena coi lucciconi agli occhi e a sospirare, in tono tra il trasognato e il commosso:
– Come sono carini!  
Intanto Milos Habermann, o quello che era diventato, stava raccontando la sua triste storia. Riportare i grugniti, gli ansiti e le parole smozzicate che a stento riusciva a tirar fuori da una bocca non più avvezza al linguaggio umano sarebbe cosa oltremodo tediante, perciò sarà meglio farne un breve riassunto. Quel giorno in cui il vecchio Pukehard l'aveva sorpreso assieme a Corinna, il ragazzo era fuggito con le braghe calate verso il fiume che correva poco lontano, e mentre si guardava indietro c'era cascato dentro come una pera matura. La corrente l'aveva trascinato per un pezzo, sbatacchiandolo da una riva all'altra senza che riuscisse ad afferrarsi a un appiglio, fino a che era precipitato giù da una cascata alta una decina di metri. Da lì era finito dritto in un'insenatura sotto la superficie dell'acqua, dalla quale era riuscito a tirarsi fuori dopo una nuotata che quasi gli aveva fatto scoppiare i polmoni. Si era dunque ritrovato, fradicio e dolorante, in un reticolo di gallerie illuminate da torce, e là aveva cominciato a vagare invocando aiuto come un'anima del purgatorio. Nessuno poteva udirlo, e la disperazione l'aveva presto sopraffatto facendogli considerare l'ipotesi di lasciarsi morire. Due giorni dopo, affamato e abbrutito, si era imbattuto in uno strano personaggio con gli occhi grandi come quelli di un gufo; era armato di una lancia, e si aggirava in quei cunicoli con la sicurezza di uno che si trovasse a casa propria. Nascostosi, Milos gli aveva teso un'imboscata, e dopo averlo sopraffatto con le ultime forze gli aveva schiacciato la testa con una pietra e se l'era mangiato. Non un'ombra di pentimento l'aveva assalito dopo, mentre col dorso delle mani si ripuliva la bocca lorda di sangue; la Bestia era già padrona della sua anima, e gli stava dicendo che se voleva sopravvivere doveva lasciarsi guidare da lei senza porsi domande inutili.
– Così da allora hai continuato a uccidere – concluse Bronson Biggs.
– Sì – ammise Milos. – Non desideravo altro che… carne umana. Ne avevo un continuo… bisogno. Poi hanno cominciato a portarmi… la gente morta.
– Ma perché è diventato così brutto? – domandò Tip Wilson, un po' ripresosi dallo spavento. – Voglio dire: anche Corinna e suo nonno sono stati sottoterra per tutto questo tempo, eppure non si sono trasformati in mostri. Per non parlare degli uomini dagli occhi di gufo.
– Già, perché? – disse lo sciamano, che nel frattempo si era portato vicino al gruppetto.
Bronson Biggs si schiarì la gola, assunse un'aria da professore e si preparò ad elargire a quei villici una porzione della sua cultura.
– La questione è molto semplice, – iniziò – e può essere dipanata partendo dal concetto fondamentale della kalokagathia.
– Eh? – dissero tutti, all'unisono.
– Vedete, – continuò il becchino – i greci erano fermamente convinti che le virtù più alte dell'essere umano non potessero che dimorare in un aspetto piacevole, armonico, perfetto. Kalos e agathos, vale a dire bellezza e bontà, erano strettamente legate, perciò chi era bello veniva ritenuto anche buono, e viceversa i buoni diventavano belli proprio per la loro nobiltà d'animo. Con il ragionamento inverso, possiamo facilmente desumere che anni anni e anni di azioni abbiette da parte del nostro Milos, cannibale prima e poi anche necrofago, abbiano sporcato a tal punto la sua coscienza da determinarne una tracimazione esteriore che si è palesata in quest'orrido aspetto.
– Come parla bene – mormorò lo sciamano, affascinato.
– Grazie – disse Bronson Biggs.
– Ed è anche un bell'uomo…
– Giù le mani, finocchio!

12

Dopo che i prigionieri furono liberati la Bestia annunciò che se ne sarebbe tornata in superficie, così quella stessa sera ci fu una bella festa d'addio in suo onore. Furono suonati tamburi e serviti cibi dall'aspetto rivoltante ma dal buon sapore, e tutti ballarono e si divertirono come matti. Tutti tranne Tip Wilson naturalmente, il quale se ne stette per ore in un angolo, con una tazza di sciroppo di licheni in mano, a
guardare Corinna e Milos Haberma
nn che tubavano come colombi proprio sotto il suo naso. La ragazza nemmeno mostrava d'accorgersi che lui si trovasse là, né pareva ricordare quello che c'era stato tra loro appena la notte prima. Ecco com'era finita la prima e unica storia d'amore del povero garzone: usato, illuso e scaricato nel giro di ventiquattro ore.
– Tutto è bene ciò che finisce bene, eh? – gli disse Bronson Biggs, sedendogli accanto. – Domani, quando saremo tornati a casa, dovrò mettermi a cercare una morale in quest'avventura.
– La morale è che le femmine ti fanno solo soffrire – mugugnò Tip Wilson. – Meglio non averci niente a che fare, mi creda.
– Se lo dici tu che hai avuto tante esperienze, ti credo.
– Non ho avuto tante esperienze – ribatté Tip. – Solo una.
Per un po' non dissero più nulla, limitandosi a bere ognuno dalla propria tazza. La gente intorno a loro si dimenava al suono dei tamburi, lo sciamano improvvisava un orrido spogliarello ed Elwood Pukehard sventolava la lista della spesa blaterando sulla faccia che la profezia non aveva mentito. Milos e Corinna erano andati via tenendosi per mano, e dalla capanna in cui s'erano rifugiati venivano mugolii e gemiti degni di un branco di gatti in calore.
– E lei? – chiese a un tratto Tip Wilson. – Ce l'ha mai avuta una donna, lei?
– Certo che no – disse Bronson Biggs. – Ti pare che sprecherei il mio tempo dietro una sottana, quando ho da dissipare i misteri delle menti più fini dell'antichità?
– Vuol dire che non ha mai…
– Mai – confermò il beccamorto.
– Allora c'è qualcosa che io conosco meglio di lei! – disse tutto contento il garzone. – Una materia in cui non può guardarmi dall'alto in basso!
– Suppongo tu abbia ragione, anche se mi fa un certo effetto ammetterlo.
– Quando si sentirà pronto le insegnerò come si fa all'amore.
– Taci, Tip. Ne ho avuto abbastanza di questa conversazione.
Restarono seduti là, persi nei propri pensieri, e non erano più in collera l'uno con l'altro. All'alba sarebbero ritornati alla routine della superficie, ma intanto Tip Wilson sorrideva perché aveva scoperto che perfino il suo principale, il quale si vantava di conoscere Prometeo, aveva le sue lacune e i suoi scheletri nell'armadio. Era anche lui un uomo, con le debolezze e le paure di tutti, e forse si era rifugiato in quei suoi libroni proprio per cercare di esorcizzarle, per sfuggirle ed evitare che lo atterrissero.
– Hai detto qualcosa, Tip? – chiese Biggs, sbadigliando.
– No, signore – fece il ragazzo. – Non ho fiatato.
– Be', buonanotte allora. Faccio un pisolino – e si girò dall'altra parte chiudendo gli occhi.
– Verginello – bisbigliò il giovane trattenendo a stento una risata, poi si tirò su e andò a godersi quello che rimaneva della festa.

(fine)

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in spin-off. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...