Intervista a Daniele Picciuti, vincitore della XXV edizione di USAM con il racconto Il trono d'ossa

Davide Cassia: ciao Daniele, complimenti per la seconda affermazione in usam. Il racconto vincitore, Il trono d'ossa, sembra far parte di un progetto a più ampio respiro. È così o è solo una mia impressione?
 
Daniele Picciuti: in effetti è così, anche se ancora non ho delineato completamente il progetto. Quando ho scritto Il trono d'ossa avevo in mente proprio questo: dare il via – ma dovrei dire "continuare", visto che è il secondo episodio con gli stessi personaggi – a qualcosa di importante, anche se non ho ancora deciso se tirarne fuori un'antologia di racconti che faccia perno su questi strampalati personaggi, o farne un vero romanzo. A questo penserò prossimamente.
 
Davide: è un racconto fantasy che vuole un po' rompere gli schemi del genere. Li hai pianificati a tavolino o ti sono venuti naturali durante la stesura del racconto?
 
Daniele: Il trono d'ossa è in realtà un sequel de Il mistero delle vergini morte, racconto che ha ottenuto un buon piazzamento in una scorsa edizione di usam. Per risponderti devo prima parlare di quest'ultimo. Quando ho buttato giù Il mistero delle vergini morte volevo semplicemente discostarmi un po' dal fantasy classico, metterci un po' di grottesco in mezzo, così per renderlo divertente. Non mi ero ancora reso conto delle potenzialità dell'idea che avevo avuto. Poi, dopo i positivi riscontri ottenuti con quel racconto, ho deciso di far tornare Lacero e Violata, questi due folli anti-eroi affetti da un misto di sadismo e psicopatologia. Così posso finalmente rispondere alla tua domanda: sì, ho pianificato. Perché sapevo cosa volevo fare stavolta. E ci sono andato giù crudo. Sangue, efferatezza, erotismo, ironia. Nel fantasy. Non so se sia già stato tentato un esperimento del genere, ma ciò che è venuto fuori dal connubio tra la mia mente e la tastiera del pc mi ha soddisfatto in pieno.
 

Davide: ho notato che ti piace spaziare in diversi generi letterari.  Ce n'è uno che preferisci e quale ti viene meglio?
 
Daniele: non so dirti se ho un genere preferito. Amo il fantasy perché mi dà la possibilità di creare storie con ambientazioni e creature così incredibili e complesse da farne una realtà a sé stante. Non è una fuga dalla nostra realtà, sia chiaro: si tratta di trasporre le conoscenze che ho di questo mondo in quel mondo fantasy per renderlo ancora più vivido.
Amo l'horror perché ho modo di giocare con le emozioni mie e del lettore: spaventare, creare ansia, angoscia, non è per niente facile e ogni volta per me è una sfida che affronto con entusiasmo. Quanto alla fantascienza, forse è il genere a cui sono meno avvezzo, poiché mi mancano solide basi scientifiche, ma quando ho una buona idea non aspetto altro che buttarla giù.
E sì, decisamente mi piace spaziare. Trovo sia utile sia da un punto di vista esperenziale, per la propria crescita individuale, sia dal quello – molto più terra terra – del puro divertimento. Mi piace cambiare, passare dal fantasy classico a un elaborato come Il trono d'ossa, per poi spostarmi all'horror, alla fantascienza o – come ho fatto in occasione della vittoria a usam di dicembre – narrativa pura. Una cosa che in genere faccio è inserire temi a sfondo etico o sociale nei miei racconti, anche in quelli fantasy. Cose come lo sfruttamento delle risorse, il rispetto per gli animali e per la vita in genere – nonostante eventuali squartamenti! –, la lotta per i diritti sociali, il tema del razzismo e così via. C'è da dire che non lo faccio sempre, ad esempio ne Il trono d'ossa non c'è nulla di tutto ciò, ma c'è un motivo: nel mio immaginario, scrivere il contrario di tutto ciò in cui si crede, significa ironizzare su ciò in cui non si crede.
Lacero e Violata uccidono, compiono massacri, vivono di emozioni forti, e anche se alla fine le cose girano a loro favore, il mio scopo e dissacrare il concetto di malvagità in modo da renderla divertente. Questo ci tengo che venga capito.
 

Davide: perché secondo te in Italia, al di là dei soliti noti, il fantasy è considerato un genere di serie B, solo per ragazzi o al massimo per adolescenti?

Daniele: tasto dolente. Credo che in parte qualcosa stia cambiando, anche se il processo sarà lungo e travagliato. Mancano editori coraggiosi che abbiano la presenza d'animo di osare e affidarsi al talento di molti autori emergenti. Ma qualcuno ce n'è. La stessa Edizioni XII sta facendo un ottimo lavoro in questo senso. Poi c'è sempre il solito discorso, che ormai suona come una frase fatta ma che non si può non citare: gli italiani scrivono più di quello che leggono. Non solo: gli italiani prediligono gli autori stranieri. Credo però che anche qui le cose stiano cambiando. Internet sta aiutando molto in questo senso e credo – spero – che l'avvento degli e-book possa dare un'ulteriore smossa a questa stasi che dura da veramente troppo tempo.
 
Davide: che opinione hai degli editori che chiedono un contributo per la pubblicazione?
 
Daniele: questa è una ferita ancora aperta. Io sono uno di quelli. Sì, hai capito bene. Uno di quegli autori che ci sono cascati. Qualche anno fa non c'era ancora tutta l'informazione che c'è adesso. Allora giravano altre voci, si diceva che per pubblicare "bene" dovevi o essere già famoso o dovevi pagare. Famoso non lo ero, perciò… Oggi non lo rifarei, e per fare ammenda del mio errore ho messo scaricabile in e-book il romanzo per il quale all'epoca sborsai qualche centinaia d'euro. Di fondo credo che non sia corretto. O meglio, credo occorrerebbe una legge su questo, qualcosa che differenzi il tipo di attività svolta: l'editore pubblica per vendere opere d'ingegno del suo autore. L'editore a pagamento vende il servizio di pubblicazione all'autore. Ecco, se ci fosse chiarezza su tale distinzione di ruoli, forse scemerebbero anche le polemiche che spesso si leggono in giro sui vari forum.
 

Davide: pensi che gli autori di oggi siano influenzati maggiormente da altri scrittori o dalla televisione e dai film?
 
Daniele: bella domanda. Penso che, rispetto al passato, le serie tv e il cinema giochino una parte da maestri nella questione. Anche perché di cose buone ultimamente ne sto vedendo diverse. Serie tv come Lost, Battlestar Galactica, Flash Forword, True Blood, Heroes… come si fa a non trarre spunto dalle loro trame? Il problema, semmai, è il contrario: ormai è stato sfruttato quasi tutto. Difficile è fare ciò che ha fatto la Rowlings con Harry Potter. Per questo credo – spero – che Il trono d'ossa sia un buon lavoro. Senza neanche farlo apposta, ho creato qualcosa di nuovo.

Davide: secondo te ci sono libri che possono cambiare la vita?

Daniele: questo dipende dall'individualità di ognuno, dal proprio bagaglio culturale ed esperenziale. Posso dirti che IT di Stephen King ha cambiato la mia. Mi ha spinto tantissimo verso l'horror quando leggevo pochissimo. In fondo è così che nasce lo scrittore Daniele Picciuti: a parte le storie che inventavo da ragazzino, i primi veri lavori sono tutte storie horror.

Davide: pensi di essere migliorato nello stile e nell'approccio alla scrittura grazie alla palestra di usam? (puoi
dire tutta la verità :))

Daniele: assolutamente sì. Ne parlavo proprio qualche giorno fa con un amico. Gli dicevo come, rileggendo cose vecchie oggi, io sia diventato incredibilmente critico verso me stesso. Il confronto con gli altri autori, le critiche che si ricevono, aiutano a crescere. Il mio stile è cambiato molto, credo di averne un discreto controllo oggi, cosa che non avevo in passato. Ma c'è ancora tanta strada da fare.

Davide: hai mai pensato alla scrittura come una professione?

Daniele: eccome. Tutti i giorni. E ogni volta mi sveglio sudatissimo nel mio letto. Ecco qua: l'ironia torna a galla. Ora scusami. Devo buttar giù qualche appunto sulle prossime scelleratezze di Lacero e Violata!

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