Intervista a Giuseppe Agnoletti, vincitore della XXIV edizione di USAM con il racconto Le balene di Maath

Davide Cassia: complimenti per la vittoria di usam di febbraio 2010, XXIV edizione. Come è nata l'idea di scrivere il racconto vincitore, Le balene di Maath?

Giuseppe Agnoletti: è curioso come le cose si intreccino nella vita. Mi è appena giunta notizia della sua scomparsa, proprio adesso che stavo parlando di lui riguardo alla nascita di questa storia.
Infatti, un po’ di tempo fa, mi interpellò Giovanni Buzi, l’eclettico scrittore, pittore, ecc.,  che diversi di voi conoscevano. Mi chiese se avevo voglia di scrivere un racconto per un’antologia a “tema” omosessuale. Io non sono un esperto in materia, tuttavia mi dichiarai disponibile e così venne fuori la storia: Le balene di Maath. Una storia di fantascienza che a lui piacque, anche se riteneva il finale forse un po’ troppo frettoloso.
Comunque mi fece poi sapere che della pubblicazione non se ne sarebbe fatto più nulla. E così mandai la mia storia al nasf 4. Fu messa in antologia e solo nell’ usam di febbraio 2010 Baglione scrisse che per poco il racconto non aveva vinto quella manifestazione. Una piccola soddisfazione in più, oltre a quella rappresentata dalla vittoria su usam febbraio 2010..

D: perché secondo te ancora oggi l'omosessualità fa così paura? È solo ignoranza o c'è qualcosa di più?

G: si tratta di un problema vecchio quasi come il mondo. La diversità genera timore, paura. La cultura può essere di supporto per superare certi timori, una mente aperta è meno condizionabile, ma vediamo tanti casi in cui non è sufficiente. Qui ci sarebbe da parlare parecchio, ma non credo sia la sede giusta e del resto io non mi ritengo il relatore più adatto.
Glisso un po’ sull’argomento proprio perché vorrei evitare banalità e stereotipi, davvero non c’è n’è bisogno.

D: partendo dal presupposto che le nostre emozioni siano solo delle reazioni chimiche, pensi sarà veramente possibile in futuro farle provare a un organismo cibernetico?

G: quando sarà possibile creare cervelli artificiali dotati di miliardi di miliardi di connessioni neurali, credo proprio di sì. Conosciamo tutti quel vecchio raccontino di fantascienza dove, per l’inaugurazione del più potente computer mai costruito, e prima del taglio del nastro, il sindaco (o qualcosa del genere) digita sulla tastiera la domanda: esiste Dio? E la terrificante risposta è: adesso sì.
Tuttavia non credo che la prima necessità di mercato sarà quella di fare provare a un organismo cibernetico le stesse sensazioni degli umani, sono convinto che il primo gradino di sfruttamento commerciale sarà costituito da esseri concepiti allo scopo di dare sfogo alla libido sessuale dell’umanità. Ovvero androidi-schiavi sessuali, insomma l’evoluzione delle vecchie bambole gonfiabili, tanto per intenderci.
Un altro settore di sicuro interesse commerciale sarà rappresentato da badanti, servitori, cuochi e forse insegnanti. C’è un mirabile film, L’uomo bicentenario, che racconta la parabola di un androide “diverso” da tutti gli altri, acquistato come badante dei bambini di casa e che, poco alla volta, riesce a diventare fisicamente umano,  e poi infine a morire proprio come un essere umano.

D: si parla anche di balene. Pensi sia ingiusto a priori cacciare determinati animali o che ci siano anche delle ipocrisie di fondo a seconda di religioni, scelte gastronomiche e tradizioni (tipo che noi massacriamo migliaia di bovini e in alcune regioni del mondo sono considerati sacri)?

G: questa domanda mi mette in crisi. A me piace mangiare e sinceramente quando ingurgito un bel petto di pollo, magari alla griglia, non mi chiedo se sia giusto che quel povero volatile abbia dato la sua vita per soddisfare le mie miserabili papille gustative, oltre che a riempire il mio stomaco.
Certo, ci sono ragioni di mercato e di cultura che influiscono in maniera incredibile su queste cose.
Non ricordo bene se sono i cinesi o i giapponesi ad andare pazzi per certe parti della tigre, che così sta scomparendo. Noi inorridiremmo a mangiare un gatto, mentre i cinesi farebbero due occhi come palloni da rugby se ci vedessero centellinare un coniglio alla cacciatora, perché loro lo considerano alla stregua di un animale da compagnia e non certo un gustoso secondo piatto.
Insomma, tutto è relativo, ma in un mondo che procede alla velocità della luce verso la globalizzazione è chiaro che certi nodi vengono al pettine. La mia cultura è diversa dalla tua, ma dobbiamo vivere a contatto nelle nostre città. Da un certo punto di vista siamo ancora in posizione di vantaggio, siamo noi i padroni di casa e deteniamo per la maggior parte i beni di produzione e il potere economico, ma fra qualche generazione le cose si livelleranno; piaccia o non piaccia, diventeremo una società multietnica e multirazziale. Potrebbe essere una incredibile opportunità per ampliare i nostri limiti, ma c’è grande timore su questo argomento, timore che viene sfruttato con metodi che nel passato sappiamo bene a cosa hanno potato, ma sembra che l’uomo non riesca a imparare niente dai propri errori… è davvero così?
Potrei continuare parecchio con altri esempi. Diciamo che alla base di tutto ci dovrebbe essere il buon senso, cosa difficile da gestire quando in ballo ci sono consistenti interessi economici.
Nel mio racconto ho immaginato che i corpi di queste balene, uniche nell’universo, custodissero dentro di sé componenti fortemente afrodisiache. Sono stato cattivo, perché in questo modo ho assicurato loro un’estinzione certa. La mia unica scusante è che tutto questo mi occorreva per la storia.

D: un'altra domanda di spessore: secondo te riusciremo veramente a colonizzare altri pianeti o ci estingueremo su questo?

G: per potere colonizzare altri pianeti occorrerebbe potere raggiungere altri mondi del tutto simili alla buona vecchia Terra, altrimenti sarebbero dolori in termini di costi e di fattibilità. Questo significherebbe avere accesso a velocità di trasporto incommensurabilmente superiori a quelle a nostra disposizione ora.
La domanda è cassata e rimandata di parecchi anni, forse secoli.

D: grazie alla Rete, ai forum, ai blog, stiamo assistendo a un aumento di cultura “fai da te”. Cosa pensi di questo fenomeno?

G: si tratta di grandi possibilità offerte a portata di mano di chiunque. Ognuno di noi ha dentro di sé qualche cosa di creativo da esprimere, la Rete può oggi permettere a tutti di dire la loro e magari di farsi notare per i contenuti di ciò che dice.
È anche vero il contrario, che ci si può fare notare esprimendosi con cose discutibili, volgari e prive di contenuto, ma la libertà ha il suo prezzo, che poi è il suo rovescio della medaglia. Ed è indiscutibile che la Rete sia sinonimo di libertà, visto che nei regimi dove manca, spesso e volentieri, Internet viene censurato.

D: credi che per uno scrittore sia importante il confronto con altri autori?

G: importantissimo. Certo, se uno nasce scrittore, eppure da solo è in grado di assimilare in pochissimo tempo le tecniche necessarie per potere comunicare le sue storie a un grande numero di persone, allora ne può fare anche a meno. Ma credo che tutti possono beneficiare
dei vantaggi dati dal confronto con altre persone che fanno la stessa cosa che fai tu, magari molto meglio. E mi riaggancio alla domanda seguente.

D:
cosa pensi di Una Storia al Mese?

G: una eccellente palestra che permette di imparare, crescere e potere migliorare i propri elaborati.
Quando si inizia a scrivere quello che subito si avverte è la mancanza di un pubblico competente in grado di dare giudizi spassionati, sinceri e costruttivi. La mamma, la zia, la nonna e la fidanzata non servono a niente in questo caso, sono troppo coinvolte e spesso non ne capiscono abbastanza.
Una Storia al Mese permette di ricevere pareri abbastanza qualificati e diversi fra loro, rispecchiando un’ampia varietà di gusti letterari. In ogni caso si tratta di commenti tecnici, di persone che come te scrivono con la passione di scrivere. Seguendo i loro consigli è facile capire cosa non va nelle proprie storie e cercare di riparare, sempre che, naturalmente, non si abbia scritto una autentica schifezza a cui non c’è modo di porre rimedio.
Un altro vantaggio è rappresentato dalla possibilità di compiere un ottimo lavoro di editing e ridurre la quantità di errori ortografici, di battitura e anche di grammatica che, stai sicuro, puoi leggere cento volte, non riuscirai mai a vedere tutti!
Sono un fedelissimo di usam!

D: hai mai pensato alla scrittura come una professione?

G: realisticamente no. Sono troppo vecchio, troppo pigro; oppure, diciamo con più eleganza, che sono dotato di scarse energie. Ma forse la semplice verità è che non sono bravo a sufficienza e che in circolazione ci sono ben altri talenti rispetto al mio.
 

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