Anunnaki 5: Una Hiroshima nell’Età del Bronzo | Punto Interrogativo n. 21

di Daniele Bonfanti
 
Molto bene. Sì. Lo so. Sono passati 14 (quattordici) mesi. Ce l'ho anch'io il calendario (anche se ovviamente uso quello sumero). Ma se avete seguito tutto quello che è successo dalle parti di XII in questo periodo, be', dài, potete avere anche un minimo di pietà. Da parte mia vi ringrazio per la pazienza, e Punto Interrogativo può ripartire ufficialmente da oggi.
Sempre aperiodico, ma d'ora in poi (almeno fino alla prossima singolarità) avrà una cadenza accettabile.

Riprendiamo le fila del discorso lasciato in sospeso, e torniamo dai nostri amici mesopotamici. Per chi si fosse perso il resto, per chi vuole rinfrescarsi la memoria, o per i nuovi frequentatori del blog, è sufficiente optare per il tag "punto interrogativo" nel menu di sinistra per leggere gli ultimi quattro articoli, dedicati agli Anunnaki e tratti dal focus che ho curato l'anno scorso per il numero 110 di Hera. Trovate invece l'indice generale della rubrica sul mio sito. E ora via, settiamo il timer indietro di qualche migliaio d'anni e preparatevi a grosse esplosioni

Una Hiroshima nell'Età del Bronzo
 

The Destruction of Sodom and Gomorrah, di John Martin, 1852Tra le più inquietanti cronache sumere, ci sono quelle che narrano del vento del deserto. Con il vento veniva il Male, il vento portava malattie, emicranie terrificanti.
Ma un vento in particolare è quello che mette più paura, e che lasciò attonito Thorkild Jacobsen quando tradusse il testo che porta il titolo di Lamentazione di Ur, e che narra – di fatto – la fine della civiltà sumera.

La teoria per la quale Sumer fu distrutta e soppiantata da popolazioni barbare è ormai scartata dagli studiosi. Accadde invece qualcosa, un disastro che spazzò via l’evoluta civiltà mesopotamica in pochissimo tempo. Se leggiamo versi come

Su quella terra si abbatté una calamità
Una tragedia sconosciuta all’uomo
Una che non si era mai vista prima
Alla quale nessuno avrebbe potuto resistere.

E come

La gente, terrorizzata, non riusciva quasi più a respirare
il Vento del Male li soffocava
segnava la fine dei loro giorni
[…] La bocca si allagava di sangue
la testa sguazzava nel sangue
mentre il Vento del Male rendeva pallido il volto

tombe reali di Ur Non possiamo evitare di spalancare gli occhi e, scettici o meno, chiederci che cosa davvero sia accaduto a quelle persone.
La teoria di Sitchin è, come sappiamo (e se non lo sappiamo leggiamoci gli articoli sulla Storia degli Anunnaki), quella che potremmo definire di una "Hiroshima dell’Età del Bronzo": gli Anunnaki avrebbero fatto esplodere lo spazioporto del Sinai, fonte di tanta zizzania, e questo Vento del Male altro non sarebbe che la nube radioattiva conseguente. Anche il maestro italiano dell'horror Danilo Arona, nel suo saggio L'ombra del Dio Alato, incentrato sulla figura del demone Pazuzu, riprende  e discute le teorie dello studioso russo, soffermandosi ampiamente sulla natura inspiegabile di questo vento e dei suoi terribili effetti (in particolare le emicranie).

Non si può negare che gli effetti descritti nei terribili versi apportino sostegno alla teoria.
E in effetti, nei testi sumeri, la nube arriva da ovest. Proprio lì, sì, in quell'area dove le foto satellitari mostrano un'enorme macchia nerastra – in forte contrasto con il bianco calcareo che caratterizza la terra araba – nell’area identificata da Sitchin come ipotetica sede dell’esplosione. Nella zona, inutile dirlo, non ci sono vulcani, né roccia di origine basaltica.

Ci rivediamo prestissimo, e continuiamo a esplorare tavolette cuneiformi e teorie altamente eretiche, con la vicenda di Oannes e l'Enuma Elish.


Per parlarne, mi trovate come al solito anche nell'area di Punto Interrogativo sul Forum di Edizioni XII.


(Articolo pubblicato per gentile autorizzazione di Acacia Edizioni, apparso in origine su Hera n. 110, marzo 2009;
qui in versione rivista e adattata al blog)
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