Qualche considerazione sulle fiere, di Valentino Sergi

Documentata riflessione sulla crisi del fumetto italiano dal direttore della collana China & Grafite di edizioni XII, autore di Frank Miller – Matite su Hollywood e curatore di Garth Ennis – Nessuna Pietà agli eroi.

Qualche considerazione sulle fiere
di Valentino Sergi

Inutile nascondersi dietro a un dito, il settore del fumetto in Italia sta affrontando un periodo difficile. Da un lato si accusano le case editrici di intasare il mercato con prodotti di dubbia qualità, come ristampe in formato lussuoso dei taccuini gettati nell’immondizia dal Maestro di turno o adattamenti a fumetti di pessime pellicole con protagonisti vampiri che sbarluccicano, dall’altro si lamenta una progressiva disaffezione del lettore al medium.

Non entrerò nel merito della questione; quando accettai il mio incarico di Direttore editoriale della collana China & Grafite sapevo di rapportarmi con una realtà critica e, insieme alla casa editrice, adottammo una serie di strategie per comprendere le esigenze del nostro target e offrire al pubblico non solo testi di alta qualità, ma strumenti di analisi, approfondimenti critici di cui non si poteva tollerare l’assenza.

Le fiere sono un importante banco di prova per verificare l’efficacia della strategia di marketing intrapresa e l’interesse per le proposte editoriali. A distanza di un anno dalla nascita della collana e con soli due titoli all’attivo (Frank Miller – Matite su Hollywood e Garth Ennis – Nessuna Pietà agli eroi) di certo è ancora prematuro definire l’effettiva validità del singolo evento, figuriamoci delle fiere in generale, ma vorrei condividere lo stesso con voi alcune riflessioni.

Lucca Comics & Games, senza ombra di dubbio, al momento è la capitale del fumetto in Italia. All’elevatezza dei costi (di stand e biglietto) corrisponde una qualità del servizio e un’attrattività di pubblico senza pari. Ciò è dovuto in parte alla bellezza della cornice toscana autunnale, ma soprattutto a una formula efficace di promozione dell’evento che comprende la presenza di autori, un fitto calendario di appuntamenti, un occhio attento a tutte le diramazioni del fandom (dal cosplay al videogioco, dagli alimentari all’oggettistica) e una loro sapiente gestione.

Napoli Comicon – il Salone internazionale del fumetto, come Torino Comics e Mantova Comics & Games, deve ancora trovare la propria dimensione. In particolare il Comicon quest’anno ha attuato una divisione degli spazi tra sedi molto distanti, creando una spaccatura tra l’editoria e il mondo dell’intrattenimento e del merchandising, a totale svantaggio della prima realtà.

Delle grandi fiere ogni anno si dice molto e ancora prima della giornata di chiusura spesso nel web nascono discussioni accorate e dibattiti accesi che riguardano ogni aspetto della loro gestione. Non si discute molto però delle piccole manifestazioni: un sottobosco di centinaia e centinaia di piccole occasioni d’incontro con gli autori locali che si susseguono a ritmo frenetico, in particolare nei mesi primaverili e autunnali, quasi sempre sovrapponendosi tra loro.

Per ragioni geografiche (vivo a Pordenone) nei mesi “caldi” per il fumetto intraprendo il mio pellegrinaggio tra veneto e friuli come autore ospite. Ciò che si nota in molti casi è una grande passione da parte dello staff, di pari passo però con una difficoltà nel reperire i fondi necessari a promuovere e organizzare in modo adeguato l’evento. Se a ciò aggiungiamo la concomitanza dell’immancabile derby tra squadre locali o la sagra del tortellino nel comune limitrofo,  non è insolita una drastica riduzione dell’affluenza.

In risposta GodegAfumetti e FumettinTV, due tra tutte, hanno alzato il tiro, investendo negli autori, nelle pubblicazioni (coinvolgendo editori noti come Bonelli, Astorina, ecc. e confezionando veri e propri albetti per collezionisti) e in mostre e presentazioni. L’emorragia di pubblico viene ridotta, perché si attraggono gli appassionati di tutta la regione e oltre, ma ciò non basta a tenere lontani i momenti di “magra”, spesso prolungati a un’intera giornata. Non resta che augurare lunga vita e tempi migliori a queste realtà.

C’è chi, invece, come gli organizzatori di Fiumettopoli, ha abbandonato l’aspetto culturale, risparmiando sulla presenza di autorità del fumetto, sui concorsi, sulle mostre (limitandosi a proporre qualche disegno della scuola elementare dove ha sede la fiera e una selezione di tavole di fumettisti del luogo), e potenziando invece l’aspetto “sagra”, con tanto di spiedo per la porchetta, pignatta per i bambini, parco giochi allestito ad hoc e mercatino delle pulci. Da Quino e Cavazzano a polenta e osei… peccato.

Infine, una terza categoria: gli indecisi. Quelli che, non vedendo il ritorno dagli sforzi profusi nel creare un evento artistico, sono tentati dal trasformarsi in sagra/mostra mercato. Faccio riferimento agli amici di PN Comics: resistete!

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