Una chiacchierata con Diramazioni

Ci sono giornate che nascono sotto una buona stella, durante le quali tutto fila liscio fin dall’inizio. Fai una buona colazione, con un caffè davvero ottimo e una brioche da ricordare; per strada, andando al lavoro, incroci solo bella gente di buon umore; arrivi al grande ingresso del Monolito senza trovare la solita coda di gente che attende di entrare, e la guardia di sicurezza, dall’alto del suo metro-e-novantotto-di-altezza-per-due-persone-di-larghezza, ti rivolge persino una smorfia ottimista, mentre le passi accanto; infine, ti siedi alla tua postazione di Ufficio Stampa e scopri che tutto il lavoro da sbrigare l’avevi già fatto il giorno prima.
Sono bei momenti.
Oggi non è così.
Lasciamo perdere gli incontri che ho fatto per strada e il fatto che la guardia, stamani, ha deciso di non riconoscermi, sostenendo per un quarto d’ora che io fossi un doppelganger che ha preso il posto del vero Fabrizio Vercelli e passiamo al momento in cui ho acceso il computer.
Pigio il pulsante e lui non parte. Semplice.
Se non che il telefono contiene tredici messaggi di persone che mi dicono di avermi inviato una mail importantissima e urgente, da evadere subitosubitosubito e senza aggiungere una possibile traccia riguardo all’argomento.
Qui urge una soluzione urgente.
Anticipo la pausa caffè.
Di solito amo recarmi alla macchinetta del quattordicesimo piano, perché lì trovi solo poca e bella gente, Gelo Stellato ha la fobia del numero quattordici e non ci mette mai piede e il caffè è più buono. Stavolta , però, devo aver premuto il tasto sbagliato, o preso l’ascensore sbagliato, o imbroccato il corridoio sbagliato o scelto il giorno sbagliato per alzarmi dal letto.
È già la terza volta che mi perdo, questo mese.
Mentre vago per i lunghi corridoi senza porte né finestre, mi chiedo a chi possa essere stato assegnato questo piano. Soprattutto, però, mi interessa sapere che piano sia.
In fondo a quello che sembrava un lungo vicolo cieco, ecco che scorgo sulla sinistra una porta. Appesa, una targhetta in ottone, come quelle degli appartamenti. Molto insolito, qui.
Mi avvicino e leggo:
Diramazioni.
Fantastico! Non so come, né perché, ma sono riuscito a trovare la stanza dei creatori di tutte le nostre copertine e illustrazioni. Avrei un sacco di cose da chiedere loro.
Leggo sotto:
Non entrare.
Come non detto. Io ci provo lo stesso.
Busso.

La porta si apre quel tanto che basta da lasciar passare un filo di luce. Non vedo nessuno, dietro. Guardo in basso: un essere umanoide mi sta fissando. È alto sì e no trenta centimetri, con un fisico filiforme e una testa esagerata, il volto pare coperto da una maschera di carnevale bianca con tratti dorati intorno agli occhi e sulle labbra e un naso ancora più sproporzionato.
Se potessi tirare a indovinare sull’espressione direi che è perplesso. Il sopracciglio della maschera è alzato.
Guardo meglio: la maschera è il suo volto.
Allora è davvero perplesso.
In effetti lo sono anch’io.
Dall’interno della stanza mi giunge un voce femminile: — Chi è?
— Ehm, sono Fabrizio, dell’Ufficio Stampa. Sono arrivato qui, ma non so come. Già che ci sono posso farvi un’intervista per il blog di XII?
I due ragazzi mi aprono la porta, allontanando con gesti rapidi il piccolo essere, che se ne va barcollante, emettendo ruvidi versi di probabile disappunto.
Jessica Angiulli e Lucio Mondini mi guardano con un’espressione che varia dal “perché no?” al “facciamo in fretta, però, eh?” e mi fanno accomodare.
Il loro antro, perché così potrebbe essere definito, è quanto di più bizzarro si possa vedere in giro, ma è anche comodo e ospitale. Alle pareti riconosco molte delle copertine che ho già visto; sparsi per la stanza enormi supporti reggono opere nascoste da ampi teli – forse i progetti futuri? Sui larghi tavoli scorgo alambicchi, pezzi di creta grezza, frammenti di vari materiali, e sculture a diversi gradi di lavorazione. Sembra di essere immersi in un sogno fatto di copertine e illustrazioni dodicine.
Accendo il registratore e l’intervista ha inizio.

Entrambi avete un passato artistico che va oltre l’esperienza Diramazioni. Come avete scoperto il piacere dell’arte e quando avete deciso che questa sarebbe stata la vostra strada?
Lucio: Ho sempre disegnato, sin da bambino. Il disegno per me era proprio un gioco, una cosa su cui fantasticavo intanto che procedevo con l’immagine: insomma, come fanno spesso i bambini. Però devo dire a 11/12 anni disegnavo quasi esclusivamente aerei, navi, sottomarini, basi spaziali e bunker sotterranei. Oppure mostri.
Jessica: Per me è difficile stabilire un momento preciso: quest’interesse c’è sempre stato, ho sempre disegnato, dall’asilo e via via durante tutte le scuole che ho frequentato. Parlavo molto poco, mi davano le matite colorate e disegnavo. E poi vedevo mio papà dipingere. Da allora è cambiato molto, ma forse non così tanto…Alle mostre, anche durante le prime che ho visitato, rimanevo sempre incuriosita e incantata dai dipinti che preferivo. Per molto tempo disegnare è stata una continua necessità personale, solo in seguito ho provato a renderla un’attività, prima frequentando una scuola specifica e quindi cercando lavoro.

Poi vi siete incontrati. Quando e come è nato il progetto Diramazioni?
Lucio: Ci siamo conosciuti a una scuola di specializzazione sull’illustrazione, abbiamo gradualmente iniziato a fare lavori insieme, all’inizio magari solo per divertirci, e dopo partecipando a alcuni concorsi; quando abbiamo deciso di aprire un sito (mi pare fosse il 2003) abbiamo pensato di seguirlo insieme.
Jessica: Diramazioni coincide con il nostro incontro e quindi rappresenta la condivisione delle nostre visioni. Si è trattato di una svolta decisiva, anche perché esprimersi o lavorare per conto proprio è molto diverso dal poter condividere con qualcuno, e la soddisfazione per entrambi è stata enorme. Ricordo che avevamo da subito gusti e influenze molto simili, quindi è stato naturale collaborare: inizialmente sperimentavamo nei lavori personali, e più avanti anche in quelli commissionati. Inoltre partecipavamo a molti concorsi.
Lucio ha finito la scuola un anno prima e ha iniziato a lavorare come free-lance, dopo mi sono aggiunta io.
Riguardo ai primi lavori commissionati, inizialmente non è stato facile lavorare come illustratori – che era il nostro principale interesse – così abbiamo lavorato anche come grafici. Ma negli ultimi anni stiamo cercando di aprirci più opportunità come illustratori.

Non ne sono certo, ma ho l’impressione che, da un tavolo accanto, uno degli alieni della copertina di Raimondo Mirabile, futurista si sia voltato verso di me. Sarà un gioco di luci e ombre, certo… Vado avanti.

Infine vi siete imbattuti in Edizioni XII. Come è successo?
Jessica: Edizioni XII è un ottimo canale, ci permette di lavorare molto di più sull’illustrazione e nel modo migliore, ovvero con libertà di espressione e in autonomia. È questo il modo in cui vorremmo continuare a lavorare. Ricordo che, dopo aver valutato che il nostro lavoro poteva essere affine a quello della casa editrice, abbiamo semplicemente mandato un’email in cui ci presentavamo, e abbiamo allegato un breve portfolio. La risposta arrivò tempestivamente e mostrò forte interesse e serietà. A oggi confermiamo questa affinità, sia nei contenuti che nel modo di lavorare.

Forse no, non è un’impressione.

Le vostre opere sono il frutto della fusione di tecniche artistiche molto differenti tra loro (disegno, fotografia, foto-ritocco, pittura, scultura). Come nasce una copertina di Diramazioni? Per esempio: quella di Raimondo Mirabile, futurista, i cui protagonisti mi stanno fissando con aria strana…
Lucio: Di sicuro si parte dal testo, in questo caso quello di Graziano Versace. Prima di tutto sentiamo se l’autore ha qualche esigenza particolare, ma in ogni caso cerchiamo un momento significativo e simbolico all’interno della storia: questo di solito ci colpisce subito durante la lettura, ci si figura un’immagine nella mente. Certo, bisogna capire se e come è possibile realizzarla, possono venirci in mente diverse soluzioni; entrambi cerchiamo di capire qual è quella che può essere resa nel modo migliore, in base anche alle inquadrature che preferiamo o comunque allo “stile visivo” e “espressivo” che più ci appartiene. Insomma, dopo aver capito quello che vogliamo fare, iniziamo a raccogliere il necessario: a volte questo materiale ci serve per capire esattamente ciò di cui parla l’autore, quindi la nostra ricerca ci porta ad approfondire, in quasi tutti i casi, le tematiche accennate nel testo. Per esempio, per quanto riguarda Raimondo Mirabile, futurista, ci siamo riguardati un po’ il paroliberismo, il Manifesto futurista, e anche alcune cose sugli spiritualisti e il magnetismo di Mesmer, sebbene queste ultime cose non siano servite direttamente alla realizzazione della cover.
Jessica: Aggiungo due parole.
Anche se queste materie non sono servite in modo diretto per la realizzazione della cover, ci aiutano a entrare nello spirito. Secondo noi per vedere una cosa com’è – una storia, un personaggio – non basta guardarla, ma bisogna cercare di capirla. È quando sei entrato nel testo che ti figuri le sue caratteristiche. Quindi ci proviamo e ricerchiamo, pur nella libertà espressiva, di mantenere un forte legame con il testo. Anche nella scelta delle tecniche ci possono essere varie possibilità: scegliamo di realizzare una serie di illustrazioni con una determinata tecnica, oppure decidiamo in parte di “lasciarci stupire”, e scegliamo ciò che abbiamo a portata di mano. In parte anche in base all’attinenza allo scritto: qualche volta cerchiamo di “ricostruire” degli oggetti, elementi significativi che compaiono nella storia (per esempio se ci sono fotografie). Forse cercando di portare “fuori dal libro” la storia che vi è racchiusa, come se la copertina sia lì a aprire più che a coprire…

Una caratteristica della copertina de Il segreto del Morbillaio, l’unica, tra le ultime di Edizioni XII, solo colorata e non creata da voi, è la presenza del cosiddetto Verde Diramazioni. Che cos’è e perché vi identificate proprio in quella tonalità?
Jessica: Ci dispiace deluderti, ma no, non è “quello” il Verde Diramazioni…
Il “Verde Diramazioni”, così come tutti i colori, è qualcosa che è sempre “quello”, ma non è mai uguale a se stesso: cambia, si adatta in base a dove lo metti, in base a come gli parli…Devi riconoscerlo… E tu, stavolta, non l’hai saputo cogliere!

Ridono entrambi. Una sfida interessante, per tutti gli appassionati delle opere del duo.
Un ragno esce fuori dal quadro de
I ragni zingari e inizia bighellonare per la stanza. Perché la cosa non mi sorprende ?

Lucio, tra le tue passioni non c’è solo l’arte digitale, ma anche la musica. Vuoi raccontarmi qualcosa di più?
Mmh… non so se accennare un po’ a tutto o se fare il misterioso 🙂
Mi sa la seconda… mi limito a dire che gestisco una microscopica label underground (www.trazeroeuno.org) la quale si occupa di cose perlopiù scure, introspettive, dense e sospese, rimanendo però aperta a qualsiasi variazione stilistica.

Jessica, tu hai illustrato un libro per i più piccoli, Dappertutto (Almayer Edizioni, 2006). Come sei riuscita a conciliare la tua anima oscura con la necessità di illustrazioni più leggere, adatte a un pubblico più giovane?
Siamo proprio sicuri che siano “leggere”?! (ridacchia, n.d.r.)
Se è vero che anche i “piccoli” possono avere “un’anima nera e tormentata” (!!), anche i “grandi” ne hanno una “semplice e serena” (!!). E viceversa. La differenza credo stia non tanto nei contenuti, quanto nel modo di raccontarli, il modo di vedere le cose quando si è piccoli rispetto a come le si vedrà da grandi. Ci sono cose che cambieranno di prospettiva, altre magari rimarranno com’erano. Questo libro era stato una sorta di esperimento, quindi non posso garantire sui risultati! Avevo realizzato il progetto libro (soggetto e illustrazioni) per un concorso, fui selezionata: la pubblicazione è avvenuta successivamente, con il testo rivisto. Potrei definirla una “fiaba metropolitana”.
Sia nelle immagini che nei testi, comunque, mi piacciono libri in cui convivono elementi malinconici, “oscuri/problematici” insieme a elementi “semplici/leggeri”.
Spesso trovi più elementi e atmosfere oscure e inquietanti in certe fiabe e racconti “per ragazzi” , piuttosto che in certi romanzi “per adulti”…

È dura lavorare con Strumm?
Insieme: No! 🙂

Con tutto quello che vi costringe a fare, riuscite anche a produrre qualche opera extra XII? Dove si possono trovare?
Lucio: Sì, qualcosina ogni tanto la facciamo, potete trovarle a questi indirizzi:
http://www.diramazioni.it/vocisconnesse/
http://www.diramazioni.it/tryfar/
http://www.flickr.com/photos/tryfar/
http://www.flickr.com/photos/vocisconnesse/
e per prossimi aggiornamenti http://www.diramazioni.it

Oltre che alla realizzazione di copertine, voi vi occupate anche delle illustrazioni interne per le antologie della collana Camera Oscura. Quanto differisce questa attività da quella, per così dire, normale?
Lucio: In realtà non è molto diverso, forse bisogna semplicemente avere uno sguardo più ampio sulla totalità del lavoro.
Jessica: Concordo: trattandosi di serie di 12 illustrazioni, si tratta di avere un’idea generale sul progetto. E poi è un lavoro più lungo: per il resto non cambia molto.

Proprio in questo periodo siete impegnati sul progetto che seguirà il fortunato Archetipi
Lucio: Sì, è quello che per il momento viene chiamato Rondò Veneziano. Siamo ancora molto indietro, rispetto ad Archetipi forse abbiamo anche qualche difficoltà in più: qui tutte le storie ruotano attorno a Venezia e alle sue maschere, sono cose che personalmente conosco poco e quindi stiamo prima cercando di avvicinarci di più a questa atmosfera.
Jessica: Sì, abbiamo raccolto un po’ di idee e stiamo lavorando sulle prime illustrazioni, ma siamo ancora all’inizio. Anche questa volta il tema è interessante e stiamo cercando un approccio un po’ diverso rispetto ad Archetipi.

Un’ultima domanda: ma chi ve lo fa fare di lavorare con degli scriteriati come gli altri membri della redazione di Edizioni XII?
Lucio e Jessica: Per la verità si lavora molto meglio qui che in altri posti!

Grazie infinite per la disponibilità e a presto.
Grazie a voi!

Esco soddisfatto dalla stanza. I ragazzi, però, mi fanno promettere di non raccontare in giro nulla di ciò che ho visto. Almeno non ciò che riguarda i lavori che verranno.
Io mantengo, a fatica. Posso solo dire che in futuro vedremo grandi cose.
Mentre la porta si chiude alle mie spalle e percorro a ritroso la strada verso una scala o un ascensore mi chiedo: ma il ragno zingaro che mi dorme sulla spalla devo restituirlo?

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