Il Matrimonio del Massacratore del Circeo, Angelo Izzo di Biancamaria Massaro

Biancamaria Massaro viene a trovarci da La tela nera per ragionare sui più recenti fatti di cronaca, supportata dagli approfondimenti dei suoi Cereal Wiki, il progetto wiki dedicato agli assassini seriali.
Ogni mese due interventi, un’opinione diversa e documentata sui fatti che hanno scosso il nostro paese.

Il matrimonio del Massacratore del Circeo, Angelo Izzo

Angelo Izzo è stato uno dei sadici stupratori e assassini, responsabili del Massacro del Circeo: insieme a Gianni Guido e Andrea Ghira nel 1975, con la scusa di invitarle a una festa, convinse Maria Rosaria Lopez (19 anni) e Donatella Colasanti (17) a seguirlo in una villa del Circeo dove, dopo essere state violentate, sarebbero state eliminate, buttate come giocattoli rotti. La prima è morta, la seconda si è salvata fingendosi morta.

Angelo Izzo finisce in carcere, con la speranza di tutta l’Italia – sconvolta da un delitto così atroce e che allora seguì il processo – di rimanerci per sempre. Nel 2002 gli operatori penitenziari del carcere di Campobasso diedero però parere favorevole al suo reinserimento sociale, permettendogli di richiedere, e ottenere, permessi per uscire sempre più lunghi.

Nel novembre del 2004 i giudici del tribunale di sorveglianza del carcere di Palermo, dove era stato trasferito dopo essere stato “pizzicato” in una stanza d’albergo con un pregiudicato e tre minorenni a fare una sorta di “festino”, decidono di concedergli la semilibertà. Passano pochi mesi e Izzo uccide di nuovo: Il 28 aprile del 2005, “risparmiando” loro almeno la violenza sessuale, lega e soffoca Maria Carmela Linciano (49 anni) e Valentina Maiorano (14 anni), rispettivamente moglie e figlia di un pentito della Sacra Corona Unita che aveva conosciuto nel carcere di Campobasso. Donatella Colasanti, stroncata da un tumore al seno il 30 dicembre 2005, non è vissuta abbastanza per sapere che il suo aguzzino è stato condannato all’ergastolo.

Vorremmo tutti dimenticare un oggi grasso e occhialuto cinquantacinquenne che si è reso responsabile di crimini così brutali, ma il suo recente matrimonio con la giornalista Daniela Papi (10 marzo scorso) ha riportato il suo nome sulla cronaca nera e su quella rosa. Come donna non riesco a capire come un’altra donna possa arrivare a desiderare di sposarsi con un individuo simile e fare dichiarazioni del genere, dopo aver partecipato alla trasmissione televisiva “Italia sul due” (novembre 2009): “Ho venduto la casa, per difenderlo ho fino a 310mila euro” o “Lui pensa a me, a proteggermi. Mi ha detto: so quanto è doloroso e difficile ma io non ti farò mai delle cattiverie, sarò con te sempre, sempre.
Poco prima del matrimonio, riferendosi ai delitti, ha commentato: “Da oltre vent’anni seguo sia la vicenda del Circeo sia l’omicidio di Ferrazzano che hanno coinvolto il detenuto Angelo Izzo, condannato per ben due volte a una pena ingiusta. Farò riaprire il processo per il delitto di Ferrazzano fin da oggi, porterò prove, documenti e spero testimonianze chiave. Così come farò in modo che si riparli soprattutto del primo caso che vide coinvolto Izzo, quello del Circeo, da cui ha origine tutto.
Purtroppo come anche nella società di oggi si conferma in tanti agghiaccianti casi, droga e ideologie possono determinare nella vita di ciascuno di noi tragedie umani così immani. Cioè pagare per cose mai commesse. Come è stato nel caso del Circeo, su cui porterò prove sconvolgenti e come accadde peggio nel caso di Ferrazzano, con modalità che vanno spiegate ai giovani e alla gente
.”

Vero amore, follia o amore folle: cos’altro può far innamorare, o credersi tale, una donna di un assassino, in particolare di uno accusato anche di stupro?

Una spiegazione possibile è stata data dallo psicologo John Money – e ripresa da Sheila Isenberg nel libro ancora non tradotto in Italia Women who love men who kill (Donne che amano uomini che uccidono) – che ha coniato la definizione di una nuova parafilia, l’ibristofilia, per indicare appunto l’attrazione morbosa verso coloro che hanno compiuto reati oltraggiosi contro il genere umano.

È opportuno ricordare che tale disturbo della sessualità potrebbe essere alla base del fenomeno delle serial killer groupies, ovvero di quelle donne che si dichiarano innamorate degli assassini seriali e sono spesso disposte a tutto per dimostrare il loro amore, perfino a scagionare il proprio innamorato inscenando un delitto simile a quello che è accusato di aver commesso. È stato il caso di Veronica Compton che nel 1980 instaurò una relazione epistolare con uno dei due Strangolatori della colline, Kenneth Bianchi, e fu da lui a tal punto soggiogata da tentare di strangolare una donna “rimorchiata” in un bar. Il piano fallì e l’aspirante assassina fu condannata all’ergastolo, da scontare in una prigione diversa da quella del suo amato.

Da notare che questa strana forma di innamoramento nasconde spesso il desiderio di essere al centro dell’attenzione mediatica e di recitare la parte della “crocerossina” che salva l’innocente ingiustamente condannato. È forse il caso della giornalista Donatella Papi, di cui segnaliamo la perdita del figlio minorenne, avvenuta purtroppo poche settimane fa?

La stessa parafilia potrebbe avere un ruolo fondamentale anche nella creazione di coppie serial killer formate da un uomo manipolatore e una donna che si fa facilmente sottomettere, attratta dall’alone di invincibile virilità che l’assassino emana. Peccato che si tratti di una forza che si trasforma sempre in violenza. Estrema.  O può essere la donna l’elemento più forte e malato della coppia, come sembra sia il caso di Olindo Romano e Rosa Bazzi, responsabili della Strage di Erba e ai quali è stato recentemente confermato l’ergastolo.

Il fenomeno delle coppie assassine non si spiega certo così facilmente: un modo gradevole per conoscerlo meglio è senza dubbio leggere il saggio In due si uccide meglio, che racconta e analizza molti tra i casi più celebri, da Henry Lee Lucas e Ottis toole alla coppia italiana “Ludwig”.

Biancamaria Massaro
Per info e suggerimenti melisandra2003@iol.it

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