Intervista ad Attilio Facchini, vincitore della XIII edizione di USAM con il racconto Il giudice

Intervista ad Attilio Facchini, vincitore della XIII edizione di USAM con il racconto Il giudice
Davide Cassia: prima di tutto, complimenti per aver vinto la selezione Una Storia al Mese del mese di gennaio. Conosciamo meglio Attilio Facchini. Parlaci di te.
Attilio Facchini: ho quasi 34 anni e, quindi, in una prospettiva media e sufficientemente ottimistica, mi ritrovo nel mezzo del cammin della mia vita. Prospettiva migliorabile, certo, ma anche peggiorabile! Quindi, mi tengo sulla media medievale.
Fui un calciatore promettente che abbandonai il calcio troppo presto per prendere a calci il mio futuro lavorativo.
Adesso come adesso, sono in cerca della mia dimensione ideale: per ora troppo idealistica e poco dimensionale.
Se c’è una cosa che mi piace fare è creare. In qualsiasi modo: scrivendo o girando cortometraggi, recitando o dirigendo spettacoli. A proposito, posso fare un po’ di pubblicità non profit? Massì! Stanno per uscire i miei due ultimi corti (Salsa&Meringa e Mater pia), ispirati, peraltro, a racconti che hanno partecipato a precedenti edizioni di USAM. Inoltre, il 10 aprile dirigerò il primo spettacolo cine-teatrale della storia! Teatro di Isola del Liri (provincia di Frosinone). Se passate da queste parti, non mancate di far visita al “Rock Cafè Louis Pirandello” (vedi: http://www.uvaspina.com).
Il fatto è che ho questa esigenza creativa che deve uscire in qualche modo. Sennò scoppio! Se mi pagassero anche, sarei a cavallo.
In caso contrario, posso sempre darmi all’ippica.

D: il tuo racconto è ispirato a una famosa canzone di De’ Andrè. È nato in relazione alla canzone o per altri motivi?
A: in primis, De André lo amo e mi spiace solo che non ho fatto in tempo a dirglielo.
In secundis, il racconto è nato in relazione, non tanto alla canzone, quanto all’album Non al denaro, non all’amore né al cielo. Ho una mezza idea di scrivere un racconto per ogni canzone. Adesso però non fate che mi fregate l’idea. Paliamone, almeno!

D: quando è nata la tua passione per la scrittura?
A: un paio di anni fa.
Prima, ho scritto solo due tre sceneggiature per cortometraggi che poi, in qualche modo, ho realizzato.

D: scrivi regolarmente oppure quando senti l’ispirazione? Hai un posto e/o un metodo particolare?
A: fino a qualche tempo fa, riuscivo a scrivere solo se ispirato. Ultimamente, l’ispirazione me la vado a cercare.
Scrivo dinanzi al mio bellissimo MAC. Ho sperimentato alcuni metodi, anche se, finora, le cose migliori le ho scritte di getto. Però, un metodo serve. Non so quale, ma serve.

D: credi che per uno scrittore sia importante il confronto con altri autori?
A: eh! Frequentando alcuni forum di scrittura mi sono reso conto delle cazzate che scrivevo e, ahimè, ancora scrivo. Inoltre, aumenta il mio senso critico, in passato abbastanza criptico, sia nei confronti delle opere degli altri sia nei confronti della mia.
D: pensi che gli autori di oggi siano influenzati maggiormente da altri scrittori o dalla televisione e dai film?
A: indubbiamente, un amante del cinema come me trova naturali ispirazioni nei film.
Però, spesso, finito un libro che mi ha preso, mi capita di desiderare di scrivere qualcosa con lo stile di quell’autore.

D: credi che uno scrittore prima o poi debba impegnarsi nel sociale con il suo lavoro o può rimanere tutta la vita uno scrittore di evasione?
A: i grandi scrittori, così come tutti i grandi artisti, a un certo punto della loro esperienza, confluiscono naturalmente nelle problematiche sociali.
Credo sia una questione di sensibilità: maggiore è la sensibilità artistica, maggiore è la sensibilità nei confronti della vita.
Prendiamo i fratelli Vanzina: non credo che abbandoneranno tanto facilmente i loro meravigliosi film natalizi…

D: hai mai pensato alla scrittura come professione?
A: magari!

D: cosa pensi di Una Storia al Mese?
A: cosa penso? Penso che è un concorso fichissimo. Altrove ho anche sentito parlare di “concorso ficherrimo”. Non so che c’entra il fico, ma so che sarò sempre grato al buon Pecorella, alias Marco Caudullo, per avermelo fatto conoscere.
Il giudice (il racconto che mi ha aperto la via a quest’illuminata intervista) l’ho postato il 1° gennaio, intorno alle tre di notte, mi sembra. Avevo troppa paura che i posti si esaurissero! Come già era accaduto i due mesi precedenti…

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