Metti una sera a cena, Marco Slavi…

Immaginate uno strumm qualsiasi intento a intrappolare il tempo in un paio di calze a rete.
Immaginatelo curvo a un angolo di vostro gradimento, impegnato a rosicchiarsi le unghie degli alluci.
Immaginate il suo volto cangiante aprirsi in un sorriso quando d’improvviso la vibrazione del cellulare prende a scuoterlo con decisione.
È Marco Slavi, il galoppino monolitico, l’ultima ruota del carro, lo spalaletame, il maltrattato, lo sfruttato, il Malaussène della nostra orda di scellerati.
«strumm?»
Seguono istanti convulsi necessari al recupero del telefono e a una sua pulizia sommaria.
«Sì, chi parla?»
«Ciao, sono Marco.»
«Marco, come ti permetti di chiamarmi?» risponde piccato strumm, giusto per tenere il reietto sulle spine.
«Oh, be’, sì, ehm, scusa, non intendevo disturbarti. Quando potremmo sentirci?»
«Mi stai dando del tu? Così, senza autorizzazione?» infierisce il perfido strumm.
«Ehm, mi scusi, pensavo – ecco…»
«Non ti paghiamo per pensare!»
«A dire il vero non mi pagate affatto.»
«Motivo di più per non pensare, non ti sembra?»
«Certo, scusi.»
«Comunque mi stavo burlando di te! Che mi racconti?» chiede infine il multiforme sfoderando la sua proverbiale giovialità.
«Tutto bene, sono dalle tue parti e mi chiedevo se ci potessimo incontrare per bere qualcosa.»
«Sei a Clerville?»
«Sì, fino a domani.»
«Caspita, vediamoci pure. Va bene dopo cena?»
«Perfetto.»
Segue una noiosa e confusa conversazione volta a definire le coordinate geografiche dell’incontro. Dovete sapere che Clerville è più tentacolare di Bombay e più affollata delle terga di Ilona Staller ai tempi d’oro. Non c’è navigatore che tenga, a Clerville si sarebbe perso anche Livingstone.
Ah, dovete anche considerare che – da vero bastardo qual è – strumm fornisce a Marco Slavi le indicazioni più complicate possibili per giungere sul posto. E Slavi, buono come la mollica del pane e incorreggibile ottimista, non è attraversato dal più lieve dubbio circa l’affidabilità delle indicazioni ricevute. Risultato: due fogli di appunti e scarabocchi in mano a Slavi e un’ora a disposizione di strumm per sputtanarlo a dovere col suo amico proprietario della birreria.
Quando Slavi varca l’uscio uno sciame di sguardi divertiti lo sommerge.
Ma Marco è troppo signore o troppo incasinato anche solo per rendersene conto.
Prima di alzare la testa per individuare l’ultimo travestimento di strumm, deve chinarsi a raccogliere per due volte le risme di fogli che continuano a precipitargli dalle cartelline strette sotto il braccio.
Strumm, impietosito, gli fa cenno dal bancone.
Marco fissa perplesso il guitto rivestito in pelle e borchie che lo saluta e gli indica un tavolo. Si convince che deve essere per forza strumm, nonostante le foto in giro per Internet sono distanti da quel figuro come Rita Pavone lo è da Naomi Watts.
Siedono e ordinano due birre.
Marco continua ad ammucchiare cartelline e scartoffie sul tavolinetto. Posa a terra la borsa del portatile, si sistema gli occhiali e sorride. Sorriso da capro espiatorio, fragile, sottomesso e indifeso. Scruta senza posa il suo mutevole interlocutore. «Allora, hai avuto problemi per arrivare qui?» chiede subdolo il bastardo.
«Eh, no, no. Cioè sì, mi sono perso un paio di volte, ma è colpa mia, sono un disastro con le strade!» si schernisce sorridendo.
«Come mai da queste parti?»
«Mah, oggi dovevo vedermi con delle persone per lavoro: il mio lavoro principale.»
«Ci metti in coda eh?»
«Macché», si giustifica imbarazzato Marco, «è che, sai com’è, bisogna pure portarsela la pagnotta a casa.»
«Cos’è? Sei venuto a battere cassa?»
Marco diventa rosso come un peperoncino di Diamante: «No, no!» si affretta a precisare, «dicevo così, sai come sia entusiasta di lavorare per XII!»
«Marco»
«Sì?»
«Rilassati, sto scherzando!»
Marco sorride e poi si sgonfia, perde tensione e si rilassa sulla sedia. Nel farlo urta le cartelline che si aprono rovesciando per l’ennesima volta i fogli a terra. Strumm trattiene a stento una risata e impietosito lo aiuta a raccogliere le carte. Nel frattempo arrivano le birre.
«Mi spieghi una cosa?»
«Dimmi.»
«Perché non posi anche lo zaino?»
Sì, perché Marco, oltre alla borsa del computer, due cartelline di cartone piene di fogli e il cellulare appeso al collo, ha anche uno zaino a tracolla.
«Cavolo!» esclama ridendo, «non mi ero neanche accorto di averlo ancora indosso. Grazie!»
«Come va?»
«Dici con XII?»
«Sì, che stai combinando?»
«Oh be’, sai, rispondo soprattutto alle mail. Ne arrivano un numero spropositato, non avrei mai creduto. Di gente strana ce n’è parecchia in giro…» lascia la frase in sospeso, un po’ per aumentarne l’effetto, ma soprattutto perché si accorge che qualcosa nel viso di strumm non gli torna. E non è il naso enorme, è qualcosa negli occhi. Sono due, per carità, ma ecco, le iridi continuano a scambiarsi di colore. Almeno così gli sembra. «E allora?» lo incalza strumm.
«Dicevo, ce n’è di gente strana.» Apre una cartellina colma di mail stampate. «A questi devo ancora rispondere. Me le stampo per leggerle non appena ho un po’ di tempo.» Rovista tra i fogli fino a pescare quella giusta. «Vedi, c’è questo Marco C. con cui ormai ci scriviamo da settimane. Vuole proporci un prontuario per l’incontro con gli extraterrestri. Continua a ripetere che ormai è imminente.»
«Extraterrestri?»
«Sì, sì.»
«Caspita, questo è più fuori del sottoscritto!»
Marco ridacchia e continua: «Mi ha raccontato un sacco di cose, dice che lui li ha già conosciuti. Sta preparando una specie di locale dove poterli ricevere al meglio. Vuole che ci siano tutte le cose rappresentative della nostra civiltà e mi chiede consigli.»
«Wow! E tu che gli dici?»
«Perlopiù tendo ad assecondarlo.»
«Non ti farà perdere troppo tempo questo svitato?»
«Ehm, dici?»
«Be’, se sei incasinato, come mi pare che tu sia…»
«Sì, forse sì. Mi sa che hai ragione, ma è che non riesco a non rispondere. Devo rispondere a tutti, no?»
«Sì, sì.»
«Ecco, a volte magari ho difficoltà a definire le priorità. Cosa dovrei fare? Dovrei rispondere in modo più deciso? Dovrei prepararmi delle risposte standard? Dovrei prendere tempo, rabbonirli, raggirarli, dovrei»
«Dovresti calmarti!» lo interrompe strumm. Interrompe quel fiume in piena che diventa Marco quando rompe gli indugi e inizia a parlare. È l’entusiasmo a sopraffarlo. Si sbatte dieci ore al giorno per il suo lavoro principale e non si sa quanto per XII. Il risultato sono occhiaie profonde come pozzi, una barba incolta e capelli da pazzo.
«Stai facendo bene Marco, ma ci servi vivo.»
Marco ride: «Hai ragione, è che mi faccio prendere. Mi piace questo rapporto con i clienti e con gli autori. Spesso sono solo curiosi di sapere cosa succede dietro le quinte. Sai, “Nel Mondo del Monolito”.»
«E tu cosa racconti?»
«Oh, io dico che si lavora come matti, che ci sono grandi progetti e che il verbo del Monolito si diffonderà inarrestabile!»
«Cacchio, sei quasi più credente di me!»
Manda giù un lungo sorso di birra e sorride al diabolico strumm. Questi si alza e con sguardo sibillino aggiunge: «E se non esistesse e fosse come Babbo Natale?», quindi – senza attendere risposta – si dirige al bagno.
Quando torna, in minigonna mozzafiato, calze a rete e toppino, Marco ha lo sguardo fisso davanti a sé e il boccale ancora a mezza via tra la bocca e il tavolo.
Strumm si siede. «Giovine!» lo apostrofa e Marco si desta. «Ehm, mi scusi, ma il posto è occupato. Sono con un amico» aggiunge impacciato.
«Sveglia, sono sempre io.»
Marco strabuzza gli occhi. Non riesce a riconoscerlo e gli è infine chiaro come nei fumetti nessuno intuisca che Clark Kent e Superman sono la stessa persona.
«Dicevi sul serio?»
«Sul serio? Io non parlo mai sul serio.»
«Davvero?»
«Beh… No. Altrimenti avrei parlato sul serio proprio ora.»
Marco ha lo sguardo sempre più confuso.
«ok, mi fermo, non vorrei provocarti un embolo.»
«Sai, quando parlavi del Monolito e Babbo Natale.»
«Ah, quello. Cosa vuoi sapere?»
«Io credo nel Monolito.»
«Mi rallegro.»
«Sto sbagliando?»
«No, se lo stessi facendo vorrebbe dire che abbiamo sbagliato noi a sceglierti.»
«Cioè: faccio bene a crederci?»
«È l’unico modo per svolgere il tuo lavoro.»
«Sì, credo anch’io.»
«Quindi esiste?»
«Claro que sì.»
«Meno male. Sai, per un attimo…»
«Hai temuto?»
«In effetti. Anche perché se non esistesse sarei costretto a chiedervi una sorta di compenso, insomma, un rimborso per il lavoro che svolgo. Sarebbe giusto.»
«Se non esistesse? Sì, in quel caso sarebbe giusto. Ma per fortuna esiste» conferma strumm, tamburellando piano sul tavolo.
«Già, per fortuna esiste!» Ha davvero lo sguardo sollevato, Marco, e riesce anche ad accettare senza problemi l’improvviso cambio di sesso di strumm. «Stiamo lavorando per lui. Ci ricompenserà!»
«Oh, puoi starne certo.» Poi gli strizza l’occhio: «Con me l’ha già fatto», aggiunge palpandosi il petto.
Marco deglutisce e distoglie lo sguardo. «Ehm, vedo.»
Il resto della serata trascorre parlando in modo semiserio di questioni segrete, dei sacri progetti del Monolito, insomma niente di cui voi, comuni mortali, potete essere messi a conoscenza in modo precipitoso. Slavi risponde anche a una strampalata telefonata del succitato Marco C. in cui lo sconsiglia di acquistare una compilation dei Darkness per rappresentare il rock moderno.
Si lasciano verso le due, dopo aver radunato alla meglio cartacce e borse di Marco e dopo che strumm gli ha dettato ex-novo le indicazioni per tornare verso l’albergo: un’altra pagina di schemi improbabili e riferimenti senza senso.
Marco sale sul suo trabiccolo e scompare zigzagando oltre l’incrocio. Strumm, prima di salire in sella alla sua moto, fa uno squillo a Bonfanti: «Ohi, sono io.»
«Cazzo, ma lo sai che ore sono?»
«Stavi mangiando?»
«Fottiti.»
«Slavi è appena andato a casa. O almeno, così crede lui.»
«Com’è andata?»
«Non credo che dovremo pagarlo per un altro annetto.»
«Ottimo. C’è altro?»
«Sì, mi si è sfilata una calza.»
«!@###!!!çç#!»
«Buonanotte anche a te. Saluta l’iguana.»

[Forse a breve qualche formidabile scatto della serata!]

 

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in vita di xii. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...