Analisi statistica della Divina Commedia – parte 19

di Stefano Sampietro
 
Dante Alighieri e l’Associazione XII
 
Dante1A differenza di quanto annunciato, questo che state leggendo non sarà l’ultimo capitolo dell’analisi statistica della Divina Commedia: prima di concludere e riassumere il lavoro di questi mesi (cosa che faremo la prossima volta), ho deciso di rendere pubblica la scoperta di un serie di circostanze che, in maniera curiosa, forse per qualcuno inquietante, legano l’opera di Dante Alighieri alle Edizioni XII. Avete capito bene.
Cominciamo con l’osservare che, nella Divina Commedia, la parola “dodici” appare una volta sola. Di per sé, questo fatto potrebbe non avere alcuna rilevanza e, se non fossi andato a cercarmi la locazione della parola, sarebbe passato del tutto inosservato: “dodici” appare nel Paradiso e indovinate in quale canto? Nel dodicesimo. Potrebbe essere una banale coincidenza… se non fosse la prima di una lunga sequenza. La terzina dantesca che contiene la parola è la seguente (Pa, XII, 133):
 
               Ugo da San Vittore è qui con elli,
               e Pietro Mangiadore e Pietro Spano,
               lo qual giù luce in dodici libelli;
 ispano
La concordanza rivela che “dodici” è associata a “libelli”, cioè libri[1]: un altro caso? Forse. Ma andiamo ad analizzare la terzina. I dodici libri di cui parla il Sommo Poeta sono i volumi delle Summulae logicales, opera del portoghese Pietro Spano, o Pietro Ispano. Egli è una delle anime di sapienti che Dante incontra nel canto XII: queste sono in tutto, manco a dirlo, dodici.
Ma il numero ricorre in modo sorprendente anche nella vita di Pietro Ispano, anzi sembra proprio che la sua biografia sia imperniata attorno a esso. Non solo Ispano è vissuto nel Milleduecento, ma il suo anno di nascita potrebbe essere il 1212 (si ritiene infatti che sia nato tra il 1205 e il 1215). Pietro Ispano, il cui nome è composto da 12 lettere, fu un ecclesiastico nonché medico e scienziato, e divenne papa col nome di Giovanni XXI (ventuno naturalmente è dodici al contrario) il 12 settembre 1276[2]. Egli è l’unico papa posto da Dante nel Paradiso e l’unico apertamente lodato in tutta la Divina Commedia. Il suo predecessore, Clemente IV, rimase al soglio per 12 anni.
Il pontificato di Giovanni XXI fu breve: morì infatti nel 1277. In quell’anno, Dante Alighieri aveva 12 anni. Dodici anni dopo, sarebbe nato l’ultimogenito di Dante, Jacopo Alighieri, anch’egli poeta (morto in anno del 1300 multiplo di 12, il ‘48).
Pietro Ispano perì ufficialmente per le ferite per il crollo del palazzo papale di Viterbo (sede del papato per 24 anni, cioè 12 per 2, e che conobbe in tutto 6 papi, cioè 12 diviso 2; in questo palazzo, avvenne il primo conclave, nella famosa sala illuminata da 12 grandi bifore). Tra l’altro, la morte di Ispano non è esente da enigmi: è storicamente accertato che, mentre era in agonia, aveva cercato un suo misterioso libro perduto (“Quid fiet de libello meo?”) e c’è chi sospetta che in quel crollo non ci fosse stato nulla di accidentale[3].
AlbertusMagnusLe Summulae logicales sono state scritte da Ispano mentre insegnava medicina all’università di Siena, tra il 1245 (anno del Concilio di Lione: prima di questo, la Chiesa Cattolica riconosce esattamente 12 Concili Ecumenici) e il 1250 (anno in cui Alberto Magno isola l’arsenico; Dante Alighieri cita spesso Alberto e lo pone, così come ha fatto per Ispano, in Paradiso, nel Cielo del Sole in un gruppo di 12 spiriti sapienti).
Ma di tutta questa serie di coincidenze, non sapete ancora quella più interessante e che riguarda l’argomento dei dodici libri di Ispano: le Summulae logicales sono dedicate, nella loro parte finale, “allo studio delle proprietà dei termini linguistici, ovvero delle parole intese come segni delle cose”[4].
Sorvolando sul fatto che questa rubrica, sebbene con un’angolazione diversa, si è occupata proprio dello “studio delle proprietà dei termini linguistici” della Divina Commedia, quello che colpisce è il contenuto moderno e anticipatore del lavoro di Ispano. In effetti, nelle Summulae logicales “viene sviluppata l’indagine del significato dei termini, che in età moderna sarà battezzata semantica”[5].
Dunque, le parole sono segni, e l’intreccio si chiude: cosa voleva dirci Dante con la parola “dodici”?

[1] Libello = lat. LIBELLUS, dimin. di LIBER, libro. Piccolo libro. Scritto ordinariamente di piccola mole, ecc.
[2] Roberto Vacca, “Dio e il computer”, 1984, Bompiani.
[3] Ibidem.
[4] Diego Fusaro, “Pietro Ispano”, articolo pubblicato su http://www.filosofico.net.
[5] Ibidem.

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