Libera Interpretazione

Ecco una nuova rubrica di XII Blog, a cura di Aurora Alicino: spunti di riflessione e disquisizioni inutili generate dalla Libera Interpretazione di citazioni letterarie.

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Lo scrittore fantastico

Lovecraft"Lo scrittore fantastico si dedica all’arte nel suo senso più puro, è un pittore di stati d’animo e di immagini mentali, un catturatore e un amplificatore di sogni e fantasie sfuggenti, un viaggiatore in quelle terre incredibili che vengono viste attraverso il velo della realtà ma raramente e solo dai più sensibili. è colui il quale non solo vede gli oggetti, ma segue tutte le strade bizzarre e le associazioni di idee che li attorniano e allontanano da essi. è il poeta delle visioni crepuscolari e dei ricordi infantili […]. Egli rispecchia i raggi che lo colpiscono e non se ne domanda la fonte con effetto."
Howard Phillips Lovecraft "In difesa di Dagon", 1921.

Spesso mi capita di soffermarmi a riflettere su una frase incontrata in un libro, o letta su un muro, su un volantino o in un sito web. Sono capace persino di perdermi dietro a un concetto appena espresso da un amico via e-mail. La condizione essenziale affinché le parole prendano a vorticare nella mia mente dando forma a pensieri, monologhi o immaginari dialoghi, che percorrono sentieri da me più o meno razionalmente tracciati, è l’essere scritte da qualche parte. Non funziona infatti altrettanto bene con i discorsi ai quali si è presa parte. Certo, qualche affermazione buttata lì dal mio interlocutore di turno, qualche domanda sospesa nell’aria mi torna in mente alla sera e può accadere che ci rimugini su finché non sopraggiunge il sonno. Ma non ha lo stesso effetto di una frase scritta che sta lì ferma, invitante, che si lascia contemplare e rileggere – ripensare – come un mantra che infine ti penetra, ti esalta, ti possiede. A tal punto che ti ritrovi a chiederti se sei tu ad averla voluta leggere o lei ad aver scelto te per comunicarti qualcosa.
A volte gli scritti si prendono persino la briga di parlare in vece mia. O così mi pare, secondo la mia libera interpretazione. Prendiamo a esempio il brano che ho riportato in testa all’articolo: quando lo lessi per la prima volta mi parve di trovarmi dinnanzi a uno specchio. Ecco. Quello era lo scrittore Fantastico. Quello ero io. O per lo meno quello che avrei voluto diventare da grande.

Un pittore di stati d’animo e di immagini mentali e aggiungerei di "mondi dentro mondi". I migliori scrittori, a mio avviso, sono proprio quelli che sanno narrare e descrivere trascinando il lettore in un’altra dimensione, come affetto da una sorta di Sindrome di Stendhal che muove le passioni e disorienta. Dipingere con le parole, ecco cosa fanno: un meraviglioso quadro in cui è sublime perdersi.

Un catturatore e un amplificatore di sogni e fantasie sfuggenti: che immagine straordinaria! Molto più significativa di un semplice "sognatore". Lo scrittore Fantastico è colui che cattura i sogni, ne coglie l’essenza prima che sfugga e la fa maturare dentro sé. Sogni che il più delle volte sono a occhi aperti, visioni generate da scherzi della memoria, dell’immaginazione o dell’umanamente limitato campo visivo. La così detta "coda dell’occhio" che ci permette di immaginare o forse scorgere realtà parallele. Egli riporta su carta l’attimo fuggente che gli dà ispirazione (ah, l’indispensabile blocchetto sempre in tasca!) e scrive, scrive, scrive, rimugina, rielabora, corregge, scrive, scrive… con varie pause distribuite più o meno a caso nell’iter, durante il quale il sogno cresce, viene amplificato e si trasforma in un racconto.

Un viaggiatore nei mondi da egli stesso creati e in quelli ancora da venire, percepiti attraverso il velo della realtà. Sì, perché; quando si applica il filtro della propria immaginazione, la realtà si riduce a un velo sottile, che può essere scostato con facilità per rivelare ciò che a occhi comuni rimane celato. E allora un oggetto assume molteplici significati, uno specchio contiene infiniti riflessi di verità nascoste, un’ombra assume contorni nitidi e inquietanti. E lo scrittore Fantastico si trova a fare l’equilibrista sul filo che separa la ragione dalla follia, il possibile dall’improbabile, rischiando in ogni istante di cadere.

Un poeta delle visioni crepuscolari e dei ricordi infantili: è solo scavando dentro di sé, tra gli incubi e i sogni più nascosti, che si possono trovare le giuste parole per descrivere un sentimento, una sensazione, e rendere così vive le proprie storie. E dove cercare se non negli anni dell’infanzia, quando l’immaginazione è padrona della vita e trasfigura gli oggetti, i luoghi, gli accadimenti, le persone che ci circondano? Quando i giocattoli ci parlano in una lingua amica, mentre il crepuscolo trasforma le pieghe di una tenda nel volto d’una strega e sotto il letto si annidano mostri famelici? Credo, insomma, che la razionalità vada messa da parte nella prima fase di creazione, per lasciar parlare il bambino interiore che ognuno porta dentro di sé e che racchiude visioni, ricordi, sogni, viaggi e immagini nel suo piccolo contratto "io", rattrappito dalla frenesia del mondo moderno in cui gli adulti si trovano – loro malgrado – immersi.

Cari amici, mi fermo qui. Se questa prima escursione nel mondo della Libera Interpretazione vi ha intrigato, seguitemi nelle mie prossime elucubrazioni. Non so dirvi dove vi porterò, ma sarà un viaggio avvincente e piacevole se vorrete contribuire ad arricchirlo con i vostri commenti.

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