Spedire i libri? – La Battaglia contro le Poste Italiane

Voi magari non lo sapete. E non è colpa vostra. Ma per spedire i libri esiste una tariffa speciale, che si chiama "Pieghi di Libri" (e [divinità a discrezione] solo sa che cosa [entità diabolica a discrezione] significhi "Pieghi"), e che consente di spedire libri spendendo 1,28 euro. Credo fino a un max di tre chili. Non ne sono sicuro.
Normalmente, per intenderci, un libro appena appena voluminoso vi costa sui 5 euro e passa, spedirlo.

Solo che non ve lo dicono.

Ora, per capirci – fin qui era una premessa – vi racconto che cosa mi accade in questo periodo, mentre cerco di attivare la Tariffa Ridotta Editoriale, che dovrebbe consentire di spedire a 0,64. Metà di un piego, insomma. Non l’abbiamo ancora attivata perché di norma XII fa spedire i libri direttamente dalla tipografia, che ci fa anche da magazzino.
Capita però, com’è ovvio, di spedire qualcosa anche da qui, per cui è bene attivarla, no?

Innanzitutto, com’è mia abitudine, cerco la Tariffa Ridotta Editoriale sul sito delle Poste. Magari – spero illudendomi – si può portare avanti la procedura online! Eh eh, vi vedo che già ridete. Fate bene.
Provateci, se volete. No, non a ridere, a cercare questa opzione sul portale, intendo.
Se la trovate siete molto, molto bravi e potreste pensare di dedicarvi alla pirateria informatica. O anche alla carriera magico-illusionistica.
Io riuscii, dopo vani tentativi, a trovare la tariffa Pieghi di Libri per Editori.
Scarico i moduli, entusiasta e con sorriso ebete e incredulo.
Le tariffe non ci sono, sui moduli, ma pazienza. Io Ho I Moduli!
Li compilo. Su di essi è riportato un URL dove trovare l’ufficio di competenza a cui consegnarli. Ottimo. Be’, no, perché quando vai su quell’URL ti ritrovi uno "spiacenti, questa pagina non è disponibile", che ti lascia un po’ intontito.
No, non serve aspettare, non è mai stata realizzata.
Allora che fate? Voi non so – io vado all’ufficio postale del mio ridente paesino e chiedo informazioni alla direttrice (nonché unica impiegata).
Lei non ne sa nulla. Però è gentile: mi dà il numero di cellulare della responsabile business per la provincia di Lecco.
Grande.
La mia segretaria chiama il numero imputato: risponde una tipa che le dice che non ne sa nulla, che si deve informare e richiamerà lei. "Se vuole la richiamo io" dice Valentina. "No, no, la richiamo io domani."
Passano tre giorni.
Per inciso: io ho delle spedizioni ferme.
Richiamata, la tipa dice che richiamerà.
Richiamata dopo altri tre giorni, la tipa dice che richiamerà.
Proviamo un’altra strada: il dannato numero verde delle Poste.
Dopo attese che neanche Godot, forniscono a Valentina il numero della Direzione Business. Lì, ottiene il numero di un altro responsabile. Chiamando questo ufficio, le comunicano che il tale non lavora più lì. Le passano un altro tale. Questo, parlando in burocratese stretto e facendo generoso uso di acronimi, la informa che dobbiamo inviargli una mail con "i dati dell’Associazione". Quali dati, non si sa. Vi giuro che ne abbiamo molteplici.
Lei gli spiega le nostre esigenze, e domanda: «Ma scusi, perché non ci è molto chiara la differenza: noi dobbiamo attivare Pieghi di Libri o Tariffa Editoriale?»
«Eh, è più o meno uguale.»
Capite, no? E’ più o meno uguale. E’ tutto tanto semplice.
I moduli che ho già compilato? Pare non servano: giusto metterli sul sito, quindi. Forse per horror vacui: magari hanno tanto spazio sui server, e va riempito.
Spedisco una mail, scritta in Italiano-for-dummies, in cui segnalo tutti i dati possibili e immaginabili, oltre a chiedere, in Italiano-for-super-dummies, la differenza procedurale e economica tra "Pieghi di Libri" e "Tariffa Editoriale", spiegando in maniera sintetica e esaustiva le nostre esigenze.
La risposta mi giunge solo dopo qualche ora, con una rapidità che mi lascia sorpreso, ma, quando visualizzo la mail, altrettanto costernato.
Lo scritto è incomprensibile.
E sì che uso leggere tomi antichi e – taluni – cifrati.
Ma questo è al di sopra delle mie capacità. Sigle, cose, altre cose. Allegati. Quattro. Anch’essi misteriosi. Uno è un file excel con un tariffario scritto tutto colorato col font quello che usano i bambini perché è molto cartoonish. Un altro – terribile! – pieno di refusi, punteggiatura improbabile. Un altro denso di burocratismi che voi umani non potete nemmeno etc. etc.. Ma neanche i cyborg li possono immaginare, questi qui.
Nella mail mi "spiega" che devo compilare i moduli e restituirli firmati.
Sì, ma a chi devo portarli o spedirli non è concesso sapere.
Sconvolto, evoco il nostro commercialista, Massimiliano, per soccorso.
Questo accadeva stamani. Ciò che seguirà, ancora non si può prevedere. Confido molto nei poteri di Massimiliano, ma – in questo scontro – temo molto per la sua incolumità.

Non è finita.
Intanto, io ho ancora quelle famose spedizioni arretrate. Be’, dico "vaffanculo" e, infilando i pacchetti (o dovrei dire "pieghi"?) in un elegante sacchetto della spesa – mia madre, che incrocio a fondo sentiero, mi prende in giro molto per questa cosa, chiedendomi se si tratti della mia "borsa manageriale" – mi dirigo con determinazione e passo risonante verso l’ufficio postale.
«Non ho ancora attivato la Tariffa Editoriale, per il momento usiamo la Pieghi di Libri per privati… D’accordo?»
Mi sento molto scemo a dire "Pieghi di Libri". Ponetevi di fronte a uno specchio e provate, poi mi raccontate.
«Eh, ma non abbiamo l’autorizzazione.»
«Sì, ho capito. Intendo quella per privati; quella c’è comunque. Non serve l’autorizzazione.»
Il dialogo slitta già verso il surreale.
«No, io ho solo questi, vede?» Mi mostra il monitor dell’antiquato calcolatore di cui l’ha dotata l’Azienda. Nel menu a tendina i pieghi non trovano spazio.
«Ho capito, ma io so per certo che questa opzione esiste.»
«Eh, no.»
«Eh, sì.»
Prova a cercare.
«Eh, non la trovo questa piego. Li possiamo spedire solo normalmente.»
«No, dài, cercala che vedrai che da qualche parte c’è. Davvero.»
Passa un tot.
«Non c’è.»
«Ma senti, quanto mi costerebbe una spedizione ordinaria?»
«Come prioritari?»
Bo. Forse – mi pare di ricordare che è così – ora sono tutti "prioritari". Giusto. Tutto prioritario, così si può dare la stessa priorità a tutti i ritardi (e pagare comunque e sempre di più). Giusto. Non mi interessa. Sono esausto.
«Eh, sì, quanto costa?»
Pesa un pacco. Il più piccolo. «Due euro.»
«Proveresti a pesare quest’altro?»
«Questo lo affranchiamo?»
«Eh, no. Pesiamo questo, per cortesia.»
«Cinque euro e cinquanta.»
«Ecco, allora troviamo i Pieghi di Libri, ché è meglio.»
Passa un tot.
«Ah, eccolo.»
Non ho parole. Ma non è colpa sua, non posso certo prendermela con lei se nessuno, quando l’hanno assunta e formata, si è preoccupato di rivelarle l’esistenza di questo colpo segreto.
«L’avevano nascosto molto bene…» ironizzo parafrasando una celebre battuta di Janey.
«Un euro e ventotto, e… ah, mi sa che è fissa… per tutti i pacchetti, non dipende dal peso.»
«Eh, sì, è così. Roba da matti, no, questi Pieghi

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