I Mito(il)logici, puntata terza

Per la terza puntata de I Mito(il)logici parleremo di una delle storie più conosciute della mitologia classica, coadiuvati, come nel precedente post, dalle mie immagini a alta definizione.
Signore e signori, ecco a voi la leggenda di

 

Teseo e il Minotauro

 

Quello che tutti, più o meno, sanno è che il Minotauro (creatura mostruosa – metà uomo e metà toro) viveva dentro un labirinto e che fu sconfitto dall’eroico Teseo.
Quello che tutti sanno un po’ meno è che Teseo era un po’ un uomo di merda e che la genesi del Minotauro è alquanto singolare.
Vediamo quindi come i due arriveranno fatalmente a incrociare i loro destini.
Il potente re di Creta, Minosse, si trovò a sacrificare un toro in onore del dio Poseidone. Tuttavia, il toro era tanto bello e maestoso da indurre Minosse a risparmiare la vita all’animale, incorrendo però nelle ire del dio dei mari. Poseidone, per vendicarsi, fece innamorare Pasifae, moglie di Minosse, proprio del toro. Voi direte ok, il sesso con gli animali è un qualcosa che si fa anche al giorno d’oggi (anche se dagli alti pascoli non ci è mai giunta notizia della nascita di un uomo-pecora, nonostante le opere di strumm…), però la cosa strana è che Pasifae incaricò Dedalo, ingegnere che tra l’altro aveva realizzato anche il famoso labirinto, di costruire una giovenca di legno, in modo tale da potervisi nascondere all’interno e copulare indi col toro. Posso facilmente immaginare che questa giovenca di legno avesse un bel buco al posto della coda. Così, fu consumato il bestiale atto, in seguito al quale nacque il Minotauro, essere con corpo umano e testa taurina.

Scoperta la faccenda, Minosse si regolò di conseguenza.
Poiché il Minotauro era pericoloso e si cibava di carne umana, il re lo relegò nel già citato labirinto, e gli dava con regolarità in pasto sette giovinetti e sette giovinette ateniesi (in quel periodo, Atene era sotto il dominio cretese e era costretta a pagare anche questi tributi di sangue).

A interrompere questa brutale imposizione ci pensò Teseo, figlio di Poseidone e di Etra (rendendo un cornuto il marito Egeo, com’è ovvio… ’sti greci…). Egeo la prese comprensibilmente male, stabilendo che qualora Teseo avesse voluto reclamare il trono, avrebbe dovuto dapprima impossessarsi di una spada e di un sandalo occultati sotto una grande roccia e poi fare ritorno a Atene. Teseo, forte della discendenza divina, recuperò le armi e partì dalla città materna per raggiungere Atene. Leggenda vuole che egli avesse due strade a disposizione: via mare o via terra. Scelse la via terrestre, noncurante del fatto che avrebbe incontrato sei demoni con fattezze di banditi. Il novello Charles Bronson eliminò tutti i banditi (e violentando pure la figlia di uno di questi, dando i primi segni di integrità morale…).
Tornato a Atene, riaccolto da Egeo, e dopo altre mirabili imprese, Teseo si offrì volontario per uccidere il Minotauro. Il nostro eroe promise a Egeo che al ritorno, in caso di successo, sulla nave avrebbe issato delle vele bianche. Al contrario, se le vele fossero state nere, ciò avrebbe significato che Teseo era morto, fallendo nella sua impresa. Teseo partì dunque per Creta, tra lo scetticismo generale.

Giunto alla meta, Teseo ebbe una fortuna inaspettata. Infatti Arianna, figlia di Minosse, si innamorò di lui perdutamente, offrendosi di aiutarlo a eliminare il fratellastro. La giovane donò a Teseo una spada avvelenata con cui sconfiggere il Minotauro, e un filo, che srotolato lungo l’intricato labirinto, gli avrebbe consentito di trovare la via d’uscita senza fatica. Così, il nostro eroe si addentrò nella tana della mostruosa creatura e la uccise, tornando indietro grazie all’ormai celeberrimo filo di Arianna.
Compiuta l’impresa, Teseo portò via da Creta Arianna, salvo prendersi gioco di lei e abbandonarla sull’isola di Naxos.

Sfortunatamente, tornando a Atene, Teseo dimenticò di issare le vele bianche: Egeo, vedendo quelle nere, pensò che l’eroe fosse morto e preso dalla disperazione si suicidò, gettandosi nel mare (quel mare, in seguito, fu chiamato proprio Egeo).

C’è una morale in tutto questo? Certo: non fate incazzare Poseidone!

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