La Maledizione di Tutankhamon (5/5: conclusioni?) | Punto Interrogativo. Numero 14

di Daniele Bonfanti
 

E eccoci arrivati alla fine del nostro soggiorno.

La Maledizione di Tutankhamon (5/5: conclusioni?)

Perché non sono convinto, dicevamo? Dunque.
Sui danni collaterali, di cui già si parlava: la morte di persone collegate a Carnarvon (i fratellastri, Bethell) e che la morte di Bethell causò a catena altre disgrazie, sono aspetti che, al contrario, possono rafforzare l’idea di una maledizione.

Infatti, una maledizione può per sua natura avere carattere di epidemicità, andando a colpire trasversalmente persone vicine alla “vittima numero 1”, ovvero il vettore primario della maledizione, e trasmettendosi a altri soggetti. Proprio come una malattia infetvirustiva. Certo, una malattia infettiva non potrebbe fare altrettanto, ma uno spirito vendicativo sì – ha vettori e veicoli diversi, che non conosciamo.  

Funziona come una sorta di vendetta mafiosa, se me lo consentite, trasversale e arbitraria.
Se è vero che il ruolo di Bethell fu marginale, nella scoperta della tomba, è manifesto il suo legame con Carnarvon, e altrettanto manifesto è quello con il padre, e tra la morte del padre e quella – a catena – del ragazzo.
L’idea di contagio-epidemia si estende, infatti, alla sorte del padre di Bethell e del ragazzo investito: stai vicino a un morto di una certa malattia infettiva? Rischi di contrarla, perché i patogeni sono ancora lì, nel cadavere; è noto.

Riguardo alle chiacchiere su Weigall: aveva scritto un libro e doveva promuoverlo, si diceva. Pare anche che il famoso canarino fosse mangiato dal cobra a metà dicembre, e non il giorno della morte di Carnarvon. (Comunque inquietante, ma meno). Non si sa se è vero, o se questa è una voce diffusa dai suoi detrattori.

Ma le accuse sono del tutto infondate. Certo è infatti che Weigall non fu mai un “fanatico” della tesi della maledizione. Dimostrò sempre grande raziocinio e equilibrio. Fu anzi lui stesso a dichiarare – poco prima della sua morte… – che gli archeologi erano vittime improbabili di una maledizione faraonica, siccome il loro lavoro rinnova la memoria del defunto. E di questo, gli antichi dovrebbero essere felici, piuttosto che arrabbiarsi e sterminare gente. E questo è proprio un altro argomento contro la maledizione, proposto appunto dallo stesso Weigall.

scavo tutankhamon Bene. Ma a questo proposito rispondo: siamo sicuri che un faraone gradirebbe che la sua memoria venga rinnovata con scoop sensazionalistici e volgari?
E siamo sicuri di sapere nel dettaglio come si comportò Carnarvon nella tomba? Possiamo dire con certezza che – se anche non oscurò la fantomatica iscrizione con il suo stemma – non fece nulla che potesse “offendere” il faraone sopito?
È evidente, analizzando la storia, che la presunta maledizione non colpì tutti, ma solo alcuni. Forse, questi “alcuni” fecero qualcosa di sbagliato.
Immaginate una stanza chiusa. Dentro c’è un uomo con una pistola. Voi siete un gruppo di persone; ognuno di voi deve entrare e dire una parola all’uomo. L’uomo, in base a criteri suoi, decide se la parola è di suo gradimento o meno: se lo è uscite tranquilli, se invece non lo è vi spara. E poi magari vi uccide pure la famiglia.
Non dimentichiamo, poi, che Carnarvon era il capo degli esploratori.
Una cosa soltanto è sicura: se lo scopo dei sacerdoti egizi era quello di far rivivere la memoria del faraone, allora il metodo scelto ha funzionato di sicuro. Poco importa se questo metodo fosse una maledizione assassina: che peso possono avere ai loro occhi le vite di una dozzina di persone a cospetto del figlio del Sole?
Infine, se volete accettare pacificamente come coincidenze tutte le morti sostenute tali, nonché la morte di Susie, il black-out, la macchia sul viso, e tutto il resto, liberi di farlo.
A me, quando sento la parola “coincidenza”, già viene l’orticaria. Se poi ne leggo una raffica una dopo l’altra, penso che – va be’ – così è un pochino troppo facile negare. Allora facciamo a meno di ragionare: tanto è tutto una coincidenza.
Faccio decisamente meno fatica a credere a una maledizione millenaria.

akhenatonMa esiste anche un'altra ipotesi, che non mette in dubbio la "stranezza" delle morti, ma che anzi sostiene siano state effettivamente causate: ma da mani umane, non spiritiche. Non è mancata – e poteva mancare? – infatti la teoria del complotto. Si tratta di una teoria affascinante, che tuttavia non si poggia su alcuna prova concreta. Tuttavia, è coerente e intrigante, oltre che logica, per cui merita senz'altro qualche parola.
Si ritiene infatti che nella tomba fossero stati trovati anche dei papiri, che stranamente subirono errori di catalogazione e "sparirono" dagli inventari.
L'ipotesi è che questi papiri racchiudessero segreti scottanti. Autori come Arnold C. Brackman e Thomas Hovig, nei loro libri sulla storia di Tutankhamon pubblicati negli anni Settanta (poi ripresi da alcuni altri) sostennero che poteva trattarsi di cronache riguardanti l'eresia di Akhenaton – il padre di Tutankhamon – a El Amanra, e che avrebbero dimostrato il collegamento tra tale eresia e l'Esodo biblico; collegando forse Akhenaton a Mosè stesso, e il dio Aton all'Adonai degli Ebrei. Tesi, queste, sostenute anche molto tempo prima dal padre dell'Egittologia (e decifratore della Stele di Rosetta) Jean-Francois Champollion, e poi da Sigmund Freud (che oltre che fondatore della psicoanalisi fu anche grande studioso della storia israelita), oltre che da molti altri studiosi.
Senza addentrarci troppo nei dettagli, perché lo faremmo in modo odiosamente superficiale per ragioni di spazio – magari dedicheremo una puntata a questi temi -, per sommi capi, quindi, c'era il rischio di una bomba per la storia del popolo Ebreo, che ne sarebbe uscito come frutto di una mescolanza tra Egizi, akhenaton statuaHyksos e popolazioni mesopotamiche.
E quelli erano anni di complessi rapporti diplomatici, in cui il movimento sionista – che si basava proprio sul concetto di "razza ebraica" – spingeva per la fondazione dello stato d'Israele in Palestina, appoggiato dal governo britannico; in gioco erano enormi interessi economici e diplomatici.
Ma qui ci stiamo addentrando in un ginepraio, perché intanto si profilava anche l'ombra del Nazismo… Quindi, diciamo soltanto che il movimento sionista poteva voler evitare a ogni costo che il contenuto di quei papiri fosse diffuso. La teoria del complotto vuole che chi minacciasse di rivelarne il contenuto, o fosse ritenuto poco affidabile, fosse eliminato; gli altri… be', magari avevano un prezzo per il loro silenzio.
Certo, andando ancora più nel romanzesco: che i Carnarvon fossero – pare – illegittimamente imparentati, (e indebitati, altrettanto pare), con la famiglia de Rothschild – dinastia di banchieri estremamente influenti nella lobby sionista – alla luce di questa teoria è abbastanza intrigante…
E se adesso volete scrivere un romanzaccio su questa cosa, di quelli che vanno tanto di moda con sette segrete e manoscritti antichi e proibiti (ehm…), poi per lo meno inviatemene una copia omaggio.

Per terminare davvero. Uno degli argomenti più sovente portati in campo dagli scettici è che, in fondo, la maledizione colpì solo alcuni, lasciando totalmente impunita la maggior parte dei membri della spedizione. Lady Evelyn Herbert, Carter e Callender camparono più o meno a lungo e morirono sereni, e loro erano tre dei quattro “primi profanatori” della tomba. Perché la maledizione non si abbatté su di loro?
Molti altri componenti dell’equipe percorsero una carriera folgorante, e la scoperta portò loro fama e gloria. Una vera benedizione, per quanto li riguardò.
L’argomentazione è valida?
strano disegno
No, non lo è. Sterile,
quanto le tabelle che si trovano qua e là a dimostrare che la media delle età della morte dei vari membri è alta, così come la “sopravvivenza” media dopo l’anno della scoperta.
Sterile, perché non è questo il punto.
Se si fosse trattato di una malattia, allora bene: perché non l’hanno contratta tutti? Ma qui non stiamo parlando di una malattia, ma di una maledizione. Che ha dei meccanismi ben precisi, che forse sceglie come e chi colpire – non ci è dato conoscere. 
Da che parte c’è scritto che dovesse abbattersi su tutti?
Ci sono due maledizioni, in realtà: una è quella montata e gonfiata da stampa, chiacchiere e parolai; l’altra è quella della cui esistenza il sospetto nasce dai fatti.
La prima è quella dell’iscrizione, dei morti a raffica, dei morti inventati, degli effetti speciali, e questa è appurato che non esiste – è questa che “avrebbe dovuto colpire tutti”. Quindi, le tabelline smentiscono la veridicità di questa. Ma non è che servissero le tabelline per smentirla: che la maledizione non funzionasse in modo da colpire chiunque entrasse è manifesto e evidente a chiunque non si fermi ai titoli o non abbia un approccio televisivo al problema.
La seconda non è smentita affatto dalle tabelline.
Dimostrare che la maledizione non colpì tutti equivale forse a dimostrare che la maledizione non c’era?
Non mi pare. Stiamo – come capita sovente – cercando di aggirare i dati del problema. Quando si vuole risolvere un problema, si dovrebbe partire dai dati, questo ce lo insegnano alle elementari. E i dati del nostro non profilano un problema in cui muoiono tutti quelli che entrano.
Spero si sia capito. Altrimenti faccio meglio a cambiare mestiere.
Applicare il ragionamento di cui sopra, quello delle tabelline e delle medie di sopravvivenza, sarebbe esattamente come dire: siccome non tutti coloro che viaggiano in automobile muoiono, allora gli incidenti stradali non sono la causa della morte di molte persone.

Si potrebbe piuttosto pensare che lo spirito punì qualcuno e premiò qualcun altro. In base a quale criterio, non possiamo dire: dopotutto, siamo così presuntuosi da pensare di sapere ogni cosa, noi, su come ragiona uno spirito disincarnato, incazzato e vecchio di tremila anni?


Alla prossima. Di cosa parleremo? Non lo so ancora – o forse voglio mantenere il mistero, eh eh (no, in realtà non ci ho ancora pensato, ma non ditelo in giro). Se intanto volete fare due chiacchiere o sferrarmi contro maledizioni mi trovate nell'area di Punto Interrogativo su XII Forum.

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