Punto Interrogativo. Numero 13 – La Maledizione di Tutankhamon (4/5: spiegazioni?)

di Daniele Bonfanti
 

punto interrogativo logoVolevate delle spiegazioni? Vediamo se ce ne sono:

La Maledizione di Tutankhamon (4/5: spiegazioni?)

 
 
 
 
 

Una possibile “smentita” della maledizione fu avanzata da tale Richard Adamson nel 1980. Costui sarebbe l’ultimo superstite della spedizione Carter. (Poi ci arriviamo, a come mai il “sarebbe” è in corsivo).
Adamson era un poliziotto locale, assegnato alla spedizione per sorvegliare la tomba:maschera tutankhamon sostenne che la maledizione era una storia inventata, per tenere a bada i ladri. Quando la tomba era stata scoperta, il 4 Novembre, proprio quando Carter e gli altri stavano per tornare a casa rinunciando, il team si inventò questa storia, lasciando circolare la voce per cui fosse stata trovata la famosa iscrizione minacciosa.
Adamson stesso avrebbe dormito per sette anni nella tomba, senza mai assistere a nulla di strano.
I più superficiali tra gli scettici, com’è ovvio, applaudirono alla rivelazione dell’ex-poliziotto; applaudirono, senza chiedersi come mai questo Adamson non apparisse in alcuna fotografia né venisse citato in alcun resoconto di Carter o di nessun altro membro della spedizione. Applaudirono, senza chiedersi come fosse possibile che Carter e gli altri “stessero per tornare a casa rinunciando” il 4 Novembre, se lo scavo era stato iniziato solo l’1 (un po’ troppo poco tenace, questa versione di Carter, no?). Applaudirono senza interrogare la cronologia: di maledizione, infatti, si cominciò a parlare con la malattia di Carnarvon, tra il Marzo e l’Aprile del ’23. Non prima. Se la voce l’avessero diffusa davvero loro a Dicembre, se ne sarebbe sentito parlare, specie se era loro intenzione che la credenza si diffondesse per spaventare i ladri di tombe egiziani.
Ma soprattutto, questa è la solita obiezione che non risolve nulla, che manca il bersaglio: difatti, anche se fosse, anche se la maledizione se la fossero inventata i membri della spedizione, questo non riporterebbe in vita il Conte né gli altri cadaveri – e non laverebbe la macchia sulla guancia della mummia, non risorgerebbe il cagnolino Susie, né farebbe tornare la corrente alle due di notte, né eccetera eccetera.
Insomma, non ci siamo.

 
 
 

mummia tutankhamonScettici intelligenti e meno “di bocca buona” cercarono spiegazioni sensate, mediche: malanni causati dalle tombe o dalle stesse mummie. Le mummie trasmettono virus? Nel 1962 era stata provata un’epidemia tra un’equipe che studiava una mummia. Sì, ma non era causata dalla mummia, si scoprì, ma semplicemente da un membro dell’equipe che aveva infettato le bende con una goccia del suo sangue.
Quindi, niente di probabile.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Istoplasmosi. L’unica tesi con una parvenza di solidità scientifica. Si tratta di una malattia dell’apparato respiratorio, causata da un fungo che si sviluppa nel guano essiccato dei pipistrelli. I sintomi sono analoghi a quelli della polmonite, che, come ricorderete senz’altro, fu la causa della morte di Carnarvon, nonché di altre vittime coinvolte.
R.G. Harrison – Liverpool University, dottore in anatomia che analizzò a lungo
la mummia di Tutankhamon e di molti altri, scoprendo tra l’altro che la famiglia del giovane faraone era vittima della Sindrome di Froelich, una malattia genetica dovuta a matrimoni incestuosi – propugnò questa tesi. Interrogando i locali, venne a sapere dalle loro dipipistrellochiarazioni che i pipistrelli durante i primi mesi dei lavori penetravano nella tomba, nottetempo, e Carter li faceva scacciare alla mattina dai suoi operai.
Tuttavia, da nessuna parte si menziona la presenza pipistrelli nei dettagliatissimi re
soconti dell’epoca, né nel libro scritto da Carter e Mace. E poi, erano trascorsi trent’anni quando Harrison svolse le sue ricerche. Un po’ tanti, perché le dichiarazioni da lui raccolte possano essere determinanti.
Strano anche che i pipistrelli restassero nella piccola tomba – meno di 100 mq di superficie – con tutto il traffico e il movimento e le persone e la luce che ci giravano. Avete presente i pipistrelli, no? Animali schivi, che non amano troppo la confusione. Perché rientrare ogni notte in una “caverna” così poco ospitale, per farsi cacciare ogni mattina?
Inoltre, altro punto debole della teoria dell’istoplasmosi, è che non spiega in alcun modo i danni collateral-trasversali causati dalla maledizione: amici, parenti, gente coinvolta nella catena fatale, ma che nella tomba non era stata; gente che morì anni dopo averla visitata; e gente che morì non a causa di malattie polmonari.

Un’altra via razionale per opporsi alla teoria della maledizione, probabilmente la più diffusa in assoluto, è quella del ridimensionamento e delle coincidenze.
In sostanza, grazie anche al fatto che – come spiegato – la stampa offrì il fianco gonfiando a dismisura le vicende, si sostiene che non c’è poi nulla di così strano, in quanto accaduto. Che si trattò di alcune coincidenze "fatte passare" per notevoli dalla pubblicità, dalle esagerazioni e dalle chiacchiere. Non una soluzione, quindi, ma una dissoluzione del problema.
In che modo?
Dicendo che:
times su tutankhamon – I fratellastri di Carnarvon non c’entrano nulla con la scoperta della tomba. Perché il faraone avrebbe dovuto colpirli?
– Bethell (il segretario del Conte) aveva avuto un ruolo del tutto marginale, mentre suo padre (suicida) e il bambino travolto nel corteo funebre non hanno nulla a che fare col sepolcro, e la loro morte deriva dalla sua.
– Mace era già malato, prima di giungere in Egitto.
– Ali (il principe assassinato a Londra) non è sicuro che avesse effettivamente visto la tomba.
– Weigall non faceva parte della spedizione; aveva invece scritto un libro e doveva promuoverlo. Chiacchiere sulla maledizione non potevano che fargli comodo…
– Susie (il cane): potrebbe essere una coincidenza, magari sentiva la nostalgia del padrone!
– Il black-out: eh, ma le linee elettriche egiziane facevano schifo, si sa.
– Macchia sul viso del faraone: coincidenza.
– Bénédite (l’archeologo del Louvre morto subito dopo aver visitato la tomba): coincidenza.
– Gould (l’amico di Carnarvon morto subito dopo aver visitato la tomba): coincidenza.
– Reed (il radiologo morto subito dopo aver esaminato la mummia): coincidenza.
– La maledizione incisa sulla soglia è pura invenzione.
– Non pare fossero in uso maledizioni al tempo di Tutankhamon, né sulle tombe di altri faraoni.

 
 
 

Convinti?
Io no.
Perché?
Ne parliamo domani, nell'ultima puntata: Conclusioni?

 

 


A domani (che poi è oggi, in effetti), per concludere la nostra visita in Egitto con l'ultima puntata. Intanto, come sempre, se volete fare due chiacchiere ci si vede nell'area di Punto Interrogativo su XII Forum.


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