L’esplosione della Tunguska (4/4: dubbi) | Punto Interrogativo. Numero 7

di Daniele Bonfanti
 
Bentornati. Oggi finiamo la nostra gita in Siberia, e la finiamo con dei graziosi dubbi.

L'Esplosione della Tunguska (4/4: dubbi)

Il lavoro dei ricercatori italiani ha senza dubbio un immenso valore scientifico. Ma provare che un frammento dell’oggetto si è schiantato in un certo punto non mette fine a tutte le discussioni.
Non chiarisce cosa in effetti  fosse l’oggetto. Probabilmente c’è il cratere, insomma, ma dov’è il bolide?
Non chiarisce come abbia potuto provocare i fenomeni atmosferici, indiscutibili, riscontrati a migliaia di chilometri di distanza, e protrattisi per almeno due giorni. Strani tramonti rossastri, pseudo-aurore… Il modello meteoritico non sembra essere compatibile con questi fenomeni. E un altro elemento di confusione è la tempesta magnetica avvenuta dopo l’esplosione.


E poi, in molti affermarono che piccoli movimenti sismici, e “stranezze” atmosferiche, si registravano già dal giorno prima dell’esplosione. Altrettanto certo fu che gli aghi delle bussole del professor Weber dell'Università di Kiel osservarno deviazioni regolari, periodiche e inusuali ogni pomeriggio dal 27 giugno fino al 30 giugno 1908. Le registrazioni sembravano quelle di tempeste geomagnetiche.

Resta anche un altro punto che è fonte di controversie: la velocità dell’oggetto.
Quella stimata in base alle moltissime testimonianze oculari raccolte dai ricercatori russi sarebbe stata di circa 2500 Km/h. Un dato decisamente diverso da quello proposto dal modello del meteorite, pari a 15 Km/s, cioè la bellezza 54000 Km/h. Una differenza notevole.
Un asteroide, per precipitare a “soli” 2500 Km/h, avrebbe dovuto essere di dimensioni colossali, e non del diametro di qualche decina di metri come supposto nel modello del meteorite; e i danni che avrebbe causato ben maggiori. Inoltre, avrebbe dovuto oscurare il sole, cosa che non avvenne. 

 
In Russia la teoria aliena è sempre stata presa molto più sul serio: il professor Felix Zhigel, esperto di aerodinamica all’Istituto di Aviazione moscovita, nel 1959 la sostenne senza riserve:

Ad oggi la soluzione proposta da Kazantsev è la più realistica, dal momento che risponde benissimo a tutti gli interrogativi del problema.
 
Certo, potrebbe sembrare un pochetto poco scientifico dire che una teoria è attendibile non in base a prove, ma in base all'assenza di prove. Specie se si ipotizza un evento per lo meno insolito, come l'incidente di un velivolo alieno. Ma Zhigel non era uno sprovveduto, e quindi di prove cercò di trovarne, con ricerche sul campo. Raccolse così molte testimonianze.

In base alle sue interviste con i testimoni, riportò che alcuni affermarono di aver assistito a “cambi di rotta” dell’oggetto.Ma qui, in realtà, è meglio prendere tutto con le pinze, perché le dichiarazioni furono raccolte dopo anni, e a teoria aliena già lanciata. Inoltre sappiamo tutti bene che la memoria, nel caso di eventi così spettacolari, tende a distorcere la realtà.

Decisamente più intrigante, in prospettiva “aliena”, un altro ritrovamento: nel letto del fiume Vashka, che si trova sulla traiettoria presunta dell’oggetto, è stato ritrovato recentemente un frammento metallico strano. Per esempio, se sottoposto a sfregamento, produce scintille. Il dottor Valentin Fomenko, membro della Commissione sui Fenomeni Anomali, specialista in tecnologie, ha studiato l’oggetto e ne ha tratto conclusioni sorprendenti:

Il frammento risulta composto da un insieme di elementi rari. Il suo contenuto percentuale di elementi è: 67,2% di Cerio, 9% di Neodimio, 10,9% di Lantano e solo lo 0,04% di Uranio e Molibdeno. Possiede una trascurabilissima quantità di Ferro e Magnesio. Considerando che in natura è praticamente impossibile trovare tali elementi in queste così elevate percentuali, per di più aggregati in una struttura dall’aspetto troppo regolare, siamo giunti alla conclusione che deve trattarsi di un oggetto la cui origine è artificiale, ma non terrestre. Infatti sul nostro pianeta detti elementi sono riscontrabili in forma molto dispersa, allo stato naturale, e non presentano le stesse caratteristiche. Ciò che ci imbarazza è l’assoluta mancanza di Ossigeno L’Ossigeno ossida tutti gli elementi terrestri, ma qui non v’è traccia di Ossigeno né di ossidazione. Inoltre qualsiasi fusione di elementi rari, ottenuta da noi artificialmente, mostra segni di Calcio e Sodio. Ma nel frammento non c’è presenza dei due componenti.

Quindi, che fosse un pezzo dell’oggetto esploso su Tunguska – cosa non provata – o meno, questo frammento sembrava proprio venire dallo spazio.
Fomenko continua, analizzando la struttura atomica: 

La miscela di polveri, grandi e piccole, possiede una struttura cristallina diversa dal normale. Le particelle più piccole hanno una struttura composta da poche centinaia di atomi e ciò è sorprendente. Al momento attuale sappiamo come generare queste caratteristiche solo teoricamente, attraverso compressione a bassa temperatura a decine di migliaia di atmosfere.

Chiudiamo qui il nostro viaggio siberiano. Portandoci a casa come souvenir questo strano frammento, qualunque cosa sia, che lascia vivo qualche dubbio sul mistero della Tunguska. 


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Nel prossimo numero, come promesso vi porto in luoghi più caldi. Andiamo in Sudafrica, presso la cittadina di Ottosdal, dove da diversi anni dalle miniere sbucano delle sfere perfette, vecchie di quasi tre miliardi di anni, di un metallo sconosciuto…

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