L’esplosione della Tunguska (1/4: i fatti) | Punto Interrogativo. Numero 4

di Daniele Bonfanti
 

Buongiorno. Vi siete ripresi dal giretto in Mali della scorsa settimana? Faceva troppo caldo, dite?
Bene, allora sarete contenti, perché oggi andiamo in Siberia, nel luogo dove avvenne

 

L’Esplosione della Tunguska (1/4: i fatti)

 

Il tempo era bello e faceva caldo e, poco inclini a coricarci, decidemmo di girovagare un po’ per la città. Solo allora mi accorsi che la notte era particolarmente luminosa. Eravamo in piena estate, ma ciò non spiegava l’eccezionale lucentezza dei cieli. Alle 11 e 30 di notte di poteva leggere tranquillamente il giornale senza alcuna difficoltà e fu chiaro a entrambi che la circostanza era anomala. Dapprima, ovviamente, pensammo a un’aurora, ma non vedemmo traccia di quello scintillio che solitamente caratterizza le aurore boreali. Si trattava piuttosto di una luminescenza diffusa e suggestiva, tipica dei minuti successivi al tramonto o dovuta alla luce profusa di una invisibile luna piena.

Ero seduto in casa per far colazione nella fattoria di Vanavar, volta a nord. […] D’improvviso vidi che proprio verso nord, sopra la strada per Tunguska di Onkoul, il cielo si era diviso in due e il fuoco appariva in alto e si estendeva sopra la foresta. La spaccatura in cielo si allargò, e tutta la parte nord si coprì di fuoco. In quel momento diventai caldo in maniera insopportabile, come se la mia camicia andasse in fiamme; da nord, dove c’era il fuoco, arrivava un gran calore. Volevo togliermi la camicia e buttarla via, ma poi il cielo si richiuse, e si udì un gran boato, e fui scaraventato per qualche metro. Per un attimo persi i sensi, ma dopo mia moglie uscì fuori e mi accompagnò in casa. Dopo di ciò, arrivò un tal fragore, come di rocce che cadevano o di cannoni che sparavano, e la terra tremò, e quando ero a terra, abbassai la testa, nel timore di venire colpito dalle rocce. Quando il cielo si aprì, un vento caldo corse tra le case, come sparato da cannoni, lasciando la traccia del suo percorso sulla terra, e danneggiò alcune coltivazioni. Dopo ci accorgemmo che molte finestre erano in frantumi…

Difficile pensare che le due testimonianze si riferiscano allo stesso evento. Eppure è così, solo che la prima, quella "suggestiva e romantica", viene dall’Inghilterra meridionale, da migliaia di chilometri di distanza dall'altra. Le prime sono parole di John Pythian-Adams, archeologo inglese che allora era un ragazzino, ma che mai dimenticò quella notte straordinaria. Le seconde sono invece di Semen Semenov, contadino russo che si trovava relativamente vicino al luogo dove avvenne l’esplosione. Abbastanza relativamente da poterlo raccontare.

Era il 30 Giugno 1908. In Siberia, nella regione del fiume Tunguska Pietrosa, un affluente dello Jeniseij, erano le 7 e un quarto.
Un grande oggetto oblungo, più luminoso del sole, attraversò il cielo, diretto verso il suolo.
La colonna di fuoco che si levò raggiunse i venti chilometri di altezza; il boato fu udito a centinaia di chilometri di distanza. I treni sulla Transiberiana, lontana più di 500 chilometri, rischiarono di deragliare; un’onda incandescente si propagò per un’area immensa, carbonizzando all’istante una mandria di 1500 renne. Un’area di più di 2.000 chilometri quadrati fu letteralmente spazzata via. 10.000 chilometri quadrati di foresta furono devastati dalle fiamme.
I tronchi degli alberi divelti ricaddero disposti a raggiera intorno al luogo dell’impatto, al centro del quale rimasero ne curiosamente in piedi alcuni, ridotti a scheletri senza foglie, spaccati in due.
La potenza dell’esplosione fu stimata, in megaton, come mille volte la bomba di Hiroshima: tra i 10 e i 40 megaton.
I magnetometri registrarono violente tempeste magnetiche, e un momentaneo Polo Nord magnetico sulla Tunguska, mentre una pioggia nera investiva la Siberia.
Per fortuna, la zona era disabitata, e quindi ufficialmente non si registrarono vittime umane.
Una potenza mai vista, e inimmaginabile nel 1908.

I quotidiani Krasnoyarets e Sibir riportarono la notizia e la descrizione, raccolta dai testimoni, dell'oggetto di aspetto cilindrico, visto attraversare il cielo poco prima dell’esplosione.
La situazione delicata della Russia in quegli anni, e l’inaccessibilità della Siberia, fecero però sì che l’evento passasse quasi sotto silenzio, anche se la zona divenne una sorta di tabù per la popolazione.

Fu solo negli anni Venti che venne organizzata la prima spedizione scientifica sul posto. Si era supposto che la causa dell’esplosione fosse un meteorite di ferro e nichel. A partire da questo presupposto lo scienziato russo Leonard Kulik partì con la sua squadra, sperando che i metalli raccolti potessero poi ripagare i costi della spedizione. Restò deluso, perché nonostante i suoi sforzi non trovò nulla, se non uno scenario apocalittico.

I risultati di un esame superficiale superavano tutti i racconti dei testimoni oculari e le mie peggiori aspettative.
 
Altre spedizioni di Kulik negli anni successivi non condussero a risultati migliori. Lo studioso suppose si fosse trattato di uno sciame di meteoriti, e non di un corpo singolo.
Ma non c’era alcun cratere, e alcun frammento – neanche piccolo – di meteorite.

Cos’era esploso sulla Tunguska?



Ci vediamo domani, con L'Esplosione della tunguska (2/4: le teorie)

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