Sirio e i Dogon (3/3: le conclusioni?) | Punto Interrogativo. Numero 3

di Daniele Bonfanti
 
Buongiorno.
Oggi terminiamo il nostro viaggio in Mali, troveremo delle risposte?

Sirio e i Dogon (3/3: le conclusioni?)

Abbiamo visto che, tra le varie obiezioni, quelle di Van Beek e Boujou sembrano le più sensate. Ma sono definitive? Il problema dei Dogon è risolto?
Prima di rispondere, apriamo una parentesi su un altro tipo di obiezione, che si legge molto spesso, per poter andare a analizzare un aspetto della questione sul quale c'è una grandissima confusione.

La posizione di cui parlo è quella dei molti articoli che sostengono che nessun essere può essere venuto da Sirio a visitare la Terra, e questo perché "lo sviluppo della vita sul sistema di Sirio non è plausibile". Questo, per ragioni squisitamente astronomiche: distanze tra le stelle del sistema e gli ipotetici pianeti, e storia (supposta) astronomica delle stelle stesse non fanno pensare che su quegli ipotetici pianeti ci possano essere le condizioni per lo sviluppo della vita. Inoltre – anche se su questo punto non c'è concordia – il sistema di Sirio appare troppo "giovane" perché si possa essere sviluppata una forma di vita altamente evoluta.

Ci rendiamo conto di quanto sono fuori luogo e assurde queste obiezioni?
Rendono l'idea della tipica mentalità chiusa di cui le scienze non hanno bisogno. In primis, mi chiedo quando l'uomo smetterà di essere così supponente e arrogante da dare per scontato che la "vita" possa essersi sviluppata unicamente nei tempi e nei modi che lui conosce. Che qualunque essere senziente debba necessariamente avere un organismo e necessità organiche simili ai suoi. Che siano indispensabili l'acqua, o l'ossigeno, o che queste forme di vita siano basate sul carbonio… Eppure, anche sulla stessa Terra, negli abissi oceanici, si celano creature che vivono in condizioni che fino a pochi anni fa si ritenevano impossibili per la vita.
E poi, quanta poca fantasia hanno questi obiettori: se davvero una civiltà talmente evoluta da compiere viaggi interstellari fosse venuta da Sirio sulla Terra, cosa ci fa pensare che questa civiltà dovesse necessariamente essere originaria di Sirio? Non potrebbe essere giunta da altrove, già evoluta, e aver stanziato a Sirio come è passata nel Sistema Solare? E, se la sua tecnologia era così avanzata, non potevano avere i mezzi per adattare eventualmente il proprio habitat a condizioni inospitali? O forse vivevano in stazioni stellari, e non sulla superficie di un pianeta. Be', si possono sparare moltissime ipotesi, tutte plausibili. Sicuramente il fatto che Sirio sia – per l'uomo – inospitale, non è un'obiezione di cui tener conto.
Soprattutto – e qui chiudiamo la lunga parentesi – perché come dicevo l'obiezione è fuori luogo: la questione non è se alieni anfibi siano giunti da Sirio, quella è solo l'ipotesi proposta da Temple; la questione è un'altra: come i Dogon sapevano ciò che sapevano?

Si è fatta moltissima confusione, in questi anni, su questo punto. Si è confusa con leggerezza imbarazzante la questione con le ipotesi, nonché le ipotesi con la soluzione.
Quella di Temple è un'ipotesi. Non è quella il "mistero dei Dogon", come invece sembrerebbe a leggere molti articoli. Quella di Temple è un'ipotesi sua, basata sulla sua interpretazione degli studi di Griaule e Dieterlen, e delle analogie tra mitologie delle antiche civiltà.
Confutare l'ipotesi di Temple non risolve dunque il problema.

Ma torniamo a Van Beek, che invece centrava il bersaglio: lui parlava della questione vera e propria. Come i Dogon possedessero le loro conoscenze. E non proponeva una soluzione, ma una dissoluzione del problema.
Le sue obiezioni sono definitive?
No. Non lo sono. Quella di Van Beek è un'ipotesi, appunto, anche se si è confusa – o si è voluta confonderla – con la soluzione. Un'ipotesi esattamente come quella di Temple.
Uno scenario plausibile, quello ipotizzato da Van Beek? La risposta è senz'altro sì. Può essere. Ma non possiamo esserne certi.
Proviamo a analizzare l'ipotesi di Van Beek, che potrebbe sembrare un modo di liquidare Griaule un po’ contorto e allo stesso tempo un po' semplicistico.

Perché Griaule aveva esplicitamente scritto che i Dogon l’avevano istruito dopo sedici anni passati con loro, e non 10 né 11 (come Boujou o Van Beek). Quindi nessun altro antropologo aveva credito quanto lui. E aveva scritto anche che solo il 15% della popolazione era messo a parte dei segreti: quindi non stupisce affatto quello che scrive Van Beek, che i Dogon “sono in totale disaccordo tra loro a proposito della stella”. Anzi, alcuni di loro, come scrive appunto lui, riportano esattamente quanto spiegato da Griaule, che “è una stella invisibile che sorgendo annuncia il Sigui”. E qui Van Beek sembra contraddirsi, perché diceva che non aveva trovato "nulla" di quanto scritto da Griaule, e a me questo non sembra nulla.

Certo, l’affermazione che "seppero di quella stella da Griaule" è, invece, effettivamente pesante. Ma, anche qui si potrebbe contro-obiettare con le armi offerteci da Boujou e dallo stesso Van Beek: «Caro Walter, non sei tu che hai detto che i Dogon sono compiacenti? Non potrebbe dunque essere, proprio per quanto dici tu, quindi, che loro vogliano compiacerti dicendoti quello che ti aspetti, cioè che hanno sentito parlare di quella stella da Griaule?»

Ma non è questo il punto. Il punto è che, a rischio di essere ripetitivo, Griaule aveva parlato di segreti riservati a una piccola cerchia. Quindi, certo che i più ne avevano sentito parlare da Griaule.
Riguardo l’affermazione di Van Beek riguardo la non-culturalità dei segreti non condivisi, nemmeno questa è a prova di bomba: tutti gli antichi popoli avevano segreti riservati alle caste sacerdotali, e tutti compivano riti pubblici. Ma i segreti restavano tali.
Basti pensare al latino nelle messe cristiane, utilizzato fino a tempi recenti proprio per mantenere il “senso di segreto” e di distacco tra fedeli e casta sacerdotale.
Lo stesso Griaule, infatti, scriveva:

Certo questo popolo non ha sempre la conoscenza profonda dei suoi gesti  e delle sue preghiere; ma, in questo, esso assomiglia a tutti gli altri popoli. Non si può accusare di esoterismo il dogma cristiano della transustanziazione col pretesto che l'uomo della strada ignora questa parola e ha appena delle idee vaghe sulla cosa.

Quindi, ci troviamo in un vicolo cieco. Van Beek e Boujou dicono che i Dogon non hanno un corpus segreto, perché non ne hanno trovato traccia, e che nella loro cultura "pubblica" non ci sono tracce di questi segreti raccontati da Griaule e Dieterlen.
Ma Griaule e Dieterlen dicevano che questo corpus è – appunto – segreto; e riguardo alla mancanza di tracce di questi segreti nella cultura Dogon, non solo questa presenza, come abbiamo visto, non è così scontata al di fuori delle cerchie (vedi transustanziazione), ma non è nemmeno vero che non ci sono tracce. Visto che Van Beek riporta che alcuni Dogon sapevano di Digitaria e delle sue caratteristiche.

E restano dei punti insoluti: come si spiegherebbe il fatto che – stando a Griaule e Dieterlen – i Dogon compivano gli stessi riti da almeno 500 anni, e che le loro conoscenze erano perlomeno al passo con i tempi, se non avanti? E perché i Dogon, che sono un popolo fiero e legato alle proprie tradizioni, avrebbero dovuto "farsi contaminare" così velocemente?
E, in definitiva, sembra davvero strano – o forzato – supporre che due antropologi riescano a distorcere e fraintendere così tanto le informazioni ricevute, o a non accorgersi di averle "passate" loro agli interlocutori. Qualcuno ha detto che a loro sfavore depone anche il fatto che si avvalessero di interpreti: vero,  ma non mi pare qualcosa di definitivo. Ripeto: così tanto? Studiosi seri tengono conto delle trappole di traduzione. Anche perché, anche se non l'abbiamo detto, le conoscenze dei Dogon non si fermavano a Sirio: conoscevano anche diverse cose sul Sistema Solare e sulla Via Lattea. Disegnavano Saturno con un anello, e quattro lune attorno a Giove. Giove ha molte più lune, almeno 16, ma solo quattro sono di dimensioni ragguardevoli. Sapevano anche che i corpi del Sistema sono sospesi nello spazio e ruotano attorno al Sole, e che la Via Lattea ha una forma di spirale. Hanno detto tutto questo, senza accorgersene, i due antropologi ai Dogon?

Quella di Van Beek e di Boujou, quindi, è un'ipotesi di dissoluzione del problema. Ma non è "la" soluzione.
Un’ipotesi può fare “crollare definitivamente” – come molti dicono – il lavoro di vent’anni di due antropologi?

Resta un'altra obiezione a mio avviso valida: è che Griaule e Dieterlen si siano effettivamente e deliberatamente inventati tutto, e che abbiano dato loro le informazioni ai Dogon volontariamente, e non "per sbaglio". E questa obiezione è forte, come in tutti i casi in cui ci si trova di fronte a una fonte univoca. E, in questo caso, è estremamente difficile studiare l’argomento, perché ci vorrebbe uno studio di almeno 16 anni! Certo, sembra strano che due persone dedichino vent’anni delle proprie vite allo studio di un popolo, per poi inventarsi qualcosa. Con quale scopo? Afrocentrismo? Erano dei simpatici burloni? Difficile dirlo, soprattutto visto che, come si è detto, loro non avanzarono ipotesi, ma fu Temple il primo a azzardarne, sulla base dei loro studi.

Il mistero dei Dogon è risolto, dunque?
No. O si crede a Griaule, e allora c’è qualcosa che non va (alieni di Temple o meno), oppure non gli si crede, e gli si dà – a scelta – o del bugiardo, o del pessimo scienziato.
C’è anche la terza via, però, quella strada di mezzo che ci piace tanto, quella di chi non ha bisogno di una soluzione o dissoluzione a tutti i costi: teniamoci pure la pulce nell’orecchio, senza gridare “all’alieno!”, ma neanche “al mistificatore!”.

E il punto interrogativo rimane.


Se volete discutere di questo articolo più ampiamente, fate una capatina su XII Forum, nella sezione dedicata a Punto Interrogativo, dove trovate anche l'indice degli articoli.



Nella prossima puntata: L'Esplosione di Tunguska – 30/06/1908, ore 7.00: un'esplosione nel cielo siberiano, mille volte più potente della bomba di Hiroshima…
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