Le storie da blog di XII: La Ruota (5/8)

Quinta parte del racconto La Ruota di Luigi Acerbi tratto dalla raccolta TaroT – Ludus Hermeticus:

15 agosto 2024
Stime più accurate del moto rotatorio della “brana nera” rivelarono non trascurabili probabilità di collisione con la Terra, evento che si sarebbe verificato nell’anno 2049. Quando la previsione fu disseminata da attendibili fonti indipendenti, si ebbe un breve moto di panico e confusione su scala mondiale, seguito prontamente dalla fondazione di un consesso scientifico permanente sovranazionale per la gestione dell’emergenza.

La classe era riunita nella grande sala circolare, in stile teatro romano. Nel mezzo, il professor Sancarli ultimava il seminario sugli aspetti tecnici della rilevazione dei gravitoni – il suo intervento era inserito, in quanto esperto del settore, all’interno del corso di Applicazioni di Gravità Quantistica. Alberto era seriamente preoccupato dalle domande teoriche che sarebbero potute venire dagli alunni. Roteò goffamente su se stesso per contemplare tutta l’aula – non si era mai abituato ai mouse retinici – augurandosi che nessuna icon gialla fosse apparsa sopra la testa di uno dei cento studenti radunati. Fortunatamente, non sembravano particolarmente interessati a lui, ma si erano formati dei chat-ring, e finché si linkavano fra di loro non c’era problema.
Alberto stava per outloggarsi quando si avvide del temuto disco canarino fluttuante sopra il volto di [Izumi Katsiki].
“Oh cavolo” pensò Sancarli; lo avevano messo in guardia da quel nome. Izumi aveva sedici anni, ma nonostante l’età avanzata rispetto ai compagni di classe – l’età media era di quattordici anni – manifestava valori inusitati nella scala Gardner-2b, il fattore logico-creativo.
Tutti gli individui presenti in quell’aula virtuale erano più-che-geni, mostri dal punto di vista di Sancarli. Erano ragazzini che all’età di quattro anni si collegavano a GRID, a dieci anni calcolavano un path integral, a dodici ridevano dei buchi del precedente “modello standard” della fisica. Una dozzina di loro aveva una memoria eidetica, uno su tre aveva un lobo parietale iperconnesso.
Per questo, Sancarli ebbe un fremito lungo la spina dorsale quando diede la parola al ragazzo.
«Professore» domandò questi in un perfetto inglese, «posso parlarle in privato prima che se ne vada?»
Questo significava potenzialmente una serie di domande. Di contro, meglio fare la figura dell’incompetente in privato che di fronte al futuro gotha della comunità scientifica mondiale.
Alberto annuì, si congedò dal resto della classe e si traslò assieme al ragazzo nella struttura del campus virtuale. Izumi propose di andare a discutere nella caffetteria locale, il Talking Tachion. Che senso avesse una cafeteria in un mondo virtuale sfuggiva del tutto ad Alberto, che apparteneva all’ultima generazione “non connessa” e che quindi tendeva a distinguere istintivamente tra reale e virtuale, due termini terribilmente off.
I due apparvero all’ingresso del locale. Alberto compì un angolo solido di rotazione per cercare di dare un significato alla confusione di colori, forme, geometrie caotiche che vedeva, ma alla fine si arrese.
«Che razza di posto è?» domandò al ragazzo, che fluttuava lì a fianco.
«La cafeteria è in mano a noi studenti. Il tema di questa settimana è Topologie Non Metrizzabili» rispose Izumi con tono rispettoso. Vedendo che il professore non emetteva alcuna icon di comprensione, aggiunse: «Questa è solo l’intro, l’atrio. Il resto sarà più… familiare.»
Entrando nel locale, ad Alberto vennero in mente certi puzzle di Escher che aveva appeso in camera da piccolo. Escher sotto pesanti dosi di amfetamine.
Dopo qualche tentativo ridicolo di spostarsi nell’ambiente, Alberto si dispose in trail-mode per seguire Izumi, il quale si diresse con traiettoria precisa verso uno degli astanti, la cui id-bar identificava come [h3rm35].
A Sancarli quell’avatar abbronzato, calvo e muscoloso era famigliare – d’altro canto, sapeva che gli studenti all’interno della caffetteria potevano cambiare di nome e d’abito (cosa vietata all’interno del campus), pertanto poteva trattarsi di un personaggio ispirato a un videogioco o a un trianime.
Izumi discusse brevemente con l’altro in un linguaggio tecnico oscuro, quest’ultimo sputò una serie di codici e Sancarli si ritrovò con l’alunno in un giardino c-zen.
Alberto non si preoccupò nemmeno di emettere un’icon di disappunto, ma Izumi fu solerte nel dare una spiegazione: «Ci siamo rippati nel mio privée.» Indicò il muro di cinta in mattoni, privo di cancelli. «Siamo totalmente isolati dal resto, e soprattutto tutta l’informazione che viene processata qui dentro è criptata con un algoritmo inventato da [h3rm35]. Mi ha assicurato un margine minimo di ermeticità di due anni.»
Alberto emise un’icon di perplessità. «Cioè?»
«È il tempo minimo richiesto per scardinare il codice via GRID-II, se si iniziasse ora a cercare di decifrarlo sfruttando al 100% la potenza di calcolo distribuita di tutti i processori del mondo. Include una stima superiore dei miglioramenti delle tecniche di decrittazione e del parallelismo quantistico, naturalmente.»
Alberto si mise a far ruotare una sfera di pietra. «Chiaro, sì. Be’, due anni non sono poi così tanti. Ma perché tutta questa segretezza?» Poi gli sovvenne che forse Izumi non intendesse proprio fargli delle domande sul corso.
«Perché, professore, siamo qui per discutere di qualcosa di estremamente importante. E due anni di sicurezza minima sono ben oltre quelli che ci possono servire.»
Sancarli bloccò la sfera.
Izumi si incamminò lentamente lungo un sentiero ghiaioso e indicò un intricato disegno di simboli matematici tracciati nella sabbia: «Sorokin, Abrahamson e io siamo riusciti a rinormalizzare le divergenze della serie perturbativa per il campo unificato.» Squadrò il giardino che aveva di fronte, con un’icon di insoddisfazione.
«Sarò onesto, è un accrocchio indegno di trucchi, ma se funziona – ed è quello che conta – siamo in grado di domare gli errori nel calcolo della traiettoria della brana
«E l’avete già fatto?»
Izumi si voltò verso il professore. «Non ancora, ed è per questo che sto parlando con lei. Ci servono i dati storici completi di TRISA. È evidente che non tutti i dati che avete vengono processati da ARGO. Abbiamo bisogno dell’intero bulk. Potremmo aggirare i sistemi di sicurezza dell’Ente Europeo, ma questo richiederebbe qualche mese, e non ce l’abbiamo. Lei ha l’accesso.»
Alberto scosse la testa. «Perché me? Perché non passate attraverso i vostri superiori? Non ha senso.»
Il ragazzo riprese: «La sezione americana di TRISA è in mano all’esercito e viene applicato il protocollo Baer a seguito dell’estate calda del ’16. Lei lo sa bene.»
Sancarli annuì tra sé. Con una fitta, gli tornò alla mente Lucia, ma la situazione contingente non consentiva vagheggiamenti.
Izumi concluse: «Analogamente, una richiesta formale al Direttivo Europeo ha un tempo d’incubazione di mesi, ed è come quanto detto prima. Dobbiamo scavalcare la burocrazia.»
Alberto fissava l’incomprensibile intreccio di equazioni, conti e diagrammi che stava ai suoi piedi.
«Perché tutta questa fretta?» domandò, sapendo già la risposta; ma, come un personaggio di un ludodramma, in quel momento poteva solo dire quella frase.
«Perché è inutile spendere grandi percentuali di potere di GRID-II in calcoli della traiettoria della brana se sappiamo già che ci colpirà fra meno di una trentina d’anni. Se dovesse essere così, dobbiamo mettere ogni risorsa al lavoro su soluzioni alternative, ammettendo il problema. Come in quei vecchi lungometraggi della sua epoca, prima della legge…»
Sancarli lo interruppe bruscamente, annuendo: «Sì, sì, ho capito. Ma lo si sta già facendo, e le stime per l’uso di GRID-II sono ottimizzate in tal senso.»
Izumi proseguì l’assalto con la tenacia di uno spadaccino. «Sono ottime – nell’ipotesi che la brana sia un evento naturale, come una cometa o un asteroide, e che quindi sia improbabile che colpisca la terra.» Era chiaro il sottointeso, che del resto era già chiaro ai milioni di Seguaci dell’Omega, culto illegale negli States, Cina e Giappone, e tollerato in Europa, ma ugualmente diffuso in tutto il mondo. Anche solo quello che stava dicendo Izumi era ai limiti della denuncia.
Tuttavia, Sancarli non inorridì, né minacciò di andarsene. «Se ti do quei dati» disse pacatamente, «lo sai che nel giro di pochi giorni si risalirà a me. Sarò radiato e processato. Eppure me lo chiedi lo stesso.»
Izumi guardò l’avatar di Sancarli negli occhi. «La sua carriera per dare all’umanità tre o quattro mesi di possibilità in più. Questo le sto chiedendo.»
«Perché proprio a me?» domandò Sancarli, con un icon ironica sul volto.
«Perché otto anni fa ha fatto qualcosa di simile, per amore. E solo per una coincidenza non fu attribuita a lei la fuga di notizie, ma a un gruppo di hacker che era penetrato nel Pentagono.»
Sancarli ridacchiò. Diavolo d’un ragazzino. «E se la tua ipotesi fosse sbagliata?»
Il ragazzo allargò le braccia.
«Ma se ho ragione» proseguì Izumi, «con quei dati noi possiamo dimostrare che la brana sta impercettibilmente aggiustando la rotta

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...