Le storie da blog di XII: La Ruota (2/8)

Come predetto, dai Tarocchi – naturalmente -, il gioco della Ruota continua.
Ecco la seconda parte del racconto di Luigi Acerbi.

26 ottobre 2010
Gliese 581, nota anche come HO Librae, è una stella di classe spettrale M3 appartenente alla costellazione della Bilancia, e situata nella Via Lattea a soli 20,4 anni luce dalla Terra. Attorno ad HO Librae orbitavano tre corpi celesti, tra cui Gliese 581c, il pianeta più vicino al Sistema Solare che avesse caratteristiche simili alla Terra. Ho detto “orbitavano”, poiché Gliese 581b e Gliese 581c cessarono di essere rilevati a partire dal 14/IV/2010.

Non era stata una supernova.
Alberto guardava distrattamente di fuori attraverso la parete a specchi del palazzo dei congressi, seguendo i rivoli di pioggia che si formavano sul vetro. A breve sarebbe iniziata la riunione per discutere gli ultimi sviluppi della vicenda.
Nella seconda metà di aprile, in vari osservatori astronomici, diversi gruppi di astrofili e studiosi si erano accorti di anomalie nel sistema HO Librae. “Due pianeti non spariscono, tarate meglio gli strumenti, ricontrollate i programmi” era la risposta più ovvia, tuttavia i dati anomali continuarono a essere confermati nelle settimane seguenti, e collimavano perfettamente con l’ipotesi che i due corpi non fossero più lì. “Puf!” aveva pensato Alberto.
Non ci volle molto per collegare, almeno a livello di ipotesi, la misteriosa scomparsa dei pianeti con l’onda gravitazionale captata da VIRGO, la cui notizia aveva inizialmente interessato solo l’ambiente scientifico. La concomitanza degli eventi era tale da escludere in modo pressoché assoluto la mera coincidenza.
La spiegazione era semplice e perfettamente in linea con le teorie note: l’improvvisa “sparizione” della massa dei pianeti aveva generato una sorta di increspatura dello spazio, più o meno come una goccia che cade in uno stagno provoca una serie di onde concentriche sulla superficie.
Le teorie note, tuttavia, si trovavano in difficoltà nello spiegare come circa 0,14 milioni di miliardi di miliardi di tonnellate di rocce, magma e gas fossero semplicemente svanite nel nulla da un momento all’altro, in un attimo di distrazione della comunità scientifica.
«Alberto?» disse in tono dubbioso una voce alle spalle del ricercatore.
Questi si voltò distrattamente, ancora concentrato sulle proprie riflessioni, e abbozzò un gioviale «uh» di risposta. Poi si accorse di chi lo aveva chiamato, e scoppiò in una risata.
«Marietto! Che cavolo ci fai qui?»
L’interlocutore, di bassa statura e dall’accento meridionale punteggiato da inattese inflessioni lombarde, proseguì con espressione fintamente ammirata: «Mi dicono che ci sia un certo Sancarli a dover parlare, un rinomato astrofisico, sai, lo scopritore delle onde gravitazionali. Quello che hanno intervistato al TG, è finito fotografato su Nature, l’emulo di Eddington…»
Con una gomitata nelle costole, Alberto lo interruppe: «Piantala di sparar cazzate. Non sai che casino sono stati gli ultimi mesi!»
Mario fece schioccare il palato e propose: «Caffè?»
I due si incamminarono verso il bar, aggiornandosi l’un l’altro in breve su avvenimenti personali, per poi passare concitatamente all’argomento del giorno.
«Caffè francese» si limitò a commentare il giovane casertano, trangugiando la bevanda fumante. Si asciugò la bocca col dorso della mano e si rivolse ad Alberto, che stava invece bevendo a piccoli sorsi. «Tu che ne pensi? I tuoi capi che cosa dicono?»
«Del caffè?» domandò oziosamente Alberto, con espressione sorniona.
«Ma no, pirla. Del grande botto, del rapimento dei due Gliesini per un totale di ventitré masse terrestri. Dove li hanno messi?»
Sancarli appoggiò la tazzina sul tavolo e rispose con la massima serietà: «C’è solo una soluzione plausibile: la Morte Nera.»
«O un errore di Matrix» aggiunse Mario. «Perché no? Sembra che la fisica che abbiamo studiato stia andando a puttane.»
Sancarli fece spallucce. «E va be’, dobbiamo solo modificare quel vecchio detto greco in “nulla si crea e qualcosina si distrugge”, cosa ci vuole.»
Mario si era messo a fissare un punto dietro la spalla dell’amico. Un gruppo di scienziati era entrato nella zona bar, sedendosi a un paio di tavoli di distanza dai due ricercatori italiani; a giudicare dall’aspetto e dall’inflessione, doveva trattarsi di russi.
«Che guardi?» chiese Alberto, voltandosi platealmente.
«È la cricca di Khalatnikov» mormorò Mario.
«Di chi?» domandò Sancarli.
«Sei una bestia. Mi chiedo come fai a essere qui.»
Alberto non fece una piega e sorrise: «Te l’ho detto che son qui per caso. Anche oggi, sono stato aggiunto solo all’ultimo momento per una questione di politica interna del centro. Beghe coi francesi, perché è stato un loro ricercatore a ricostruire il segnale completo dell’onda. Loro hanno portato lui, gli italiani hanno portato me. Non un grosso affare.»
Mario continuava a fissare gli studiosi all’altro tavolo, che frattanto si erano messi a discutere sommessamente. Avevano tutti un’aria estremamente tesa, le voci erano nervose.
«Sembra quasi che siano stati loro a rapirli…» commentò Sancarli.
Mario abbassò ulteriormente il tono di voce e si sporse verso l’amico: «So perché sono così tesi. Mi è stato detto che hanno una teoria da proporre oggi, ci hanno lavorato in modo pazzesco negli ultimi tre mesi.»
«Un’altra teoria esplicativa? Basata sull’antimateria oscura o sul collasso gluonico?» ironizzò Alberto, riferendosi ad alcune tra le ipotesi che erano state contemplate seriamente da illustri scienziati, e non erano nemmeno le più bislacche.
Mario scosse la testa e abbozzò un sorriso complice. «Possenti l’ha sentita a grandi linee in anteprima, me l’ha accennata prima. Io l’ho ribattezzata la Teoria del Monetone.»
«Ah, sembra sicuramente interessante…»
«Mah, secondo me è una cazzata, a meno che i russi non dispongano di dati che non hanno ancora rivelato e intendano fare un colpo di scena oggi. Ma può darsi che sia un bluff.»
Alberto fissava il gruppo di studiosi dall’aria concentrata. Un ricercatore incrociò il suo sguardo con letale severità e Sancarli fu costretto a voltarsi imbarazzato. «Non hanno l’aria di tizi che scherzano, eh.»
«Vedremo» rispose Mario, guardando l’orologio. «Le danze si aprono tra meno di mezz’ora.»

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