I Corti di XII: Due di Tutto di Massimo Vassallo

Una fotografia ferma nel tempo un istante perfetto, o imperfetto, a seconda di chi sta dietro la macchina. Massimo Vassallo ha una sua personale visione della duplicazione per mezzo di istantanee, la possiamo conoscere nel suo racconto Due di Tutto, tratto dalla raccolta Corti.

Autore: Massimo Vassallo
Corto: Due di Tutto
Categoria: Welter (1800 caratteri)

Omaggio a Luigi Arnaldo Vassallo, detto “Gandolìn”, giornalista e scrittore ligure (1852-1906)

C’è chi non sopporta i limoni e chi è affascinato dalla duplicazione. In sé la duplicazione non ha niente di male. Con due hard disk esterni in modalità Raid, per esempio, i dati nel computer si proteggono i numerosi deretanini dal rischio di cancellazione o suicidio cosmico. La duplicazione di sé, invece, è un’aspirazione. L’uomo, ma soprattutto la donna, hanno sempre avuto un desiderio acuto e naturale di replicare se stessi in uno o vari esemplari. Per raggiungere lo scopo, c’è il sistema naturale – ma è imperfetto – oppure si ricorre alla fotografia.
A questo proposito: mentre passeggiavo per un quartiere residenziale di Miami vidi una donna che scendeva la strada, verso di me, verso il mare.
Non lo sapeva ancora, ma era lei. Non bella, ma che grazia, i suoi movimenti. Quando la vidi fissare l’orario del bus, mi accostai e le dissi:
«Brava! È il punto esatto dell’omicidio!»
Lei mandò un grido di spavento, io biascicai:
«Santo Cielo, mi scusi! Parlo di Versace… in questo posto, un matto gli ha… ma via, si calmi; forse si sono inventati tutto.»
Poco dopo ci facevamo fotografare insieme. Ma mentre l’arte del fotografo è ormai perfezionata, un’altra è rimasta nella barbarie: farsi fotografare. Insoddisfatti dei risultati decidemmo di replicare, in modo creativo.
Lei mi spedì una sua fotografia ben riuscita.
Io mi feci fotografare con quella in mano.
Lei si fece fotografare con la mia fotografia in mano, di me che tenevo in mano la sua bella fotografia.
Io mi feci fotografare con la fotografia di lei in mano, che teneva in mano la mia fotografia, che teneva la mia fotografia in mano.
Forse tra la fotografia e la specie umana esiste ancora un abisso, e, in attesa di tempi migliori, sarà meglio tornare al primo, imperfetto metodo di duplicazione.
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