Anticipazioni – Melodia

Proseguono le anticipazioni. Ecco la postfazione di Danilo Arona per Melodia, di Daniele Bonfanti

NUOVA MUSICA DALLE SFERE OSCURE

melodia-front-240907«Un libro non lo si dovrebbe soltanto leggere. Ma annusare e ascoltare. E' difficile sottrarsi a certi segnali, che non sono subliminali, che stanno lì a comunicare, in mezzo alle parole. C'è una struttura (una partitura) e ci sono dei profumi (qualcosa che puzza di complotto cosmico), nonché delle sconcertanti possibilità che dietro un plot di assoluta originalità e di complesso magma sulfureo, ci siano pure delle verità nascoste niente affatto incredibili.
Ma partiamo, per quanto possibile, da capo. Da un mondo creativo e sempre più convincente che è quello della letteratura fantastica italiana, e dalla constatazione che, finalmente e per fortuna, sono finiti i tempi dei "soliti quattro gatti", tre parole che, soltanto per il fatto di sillabarle, stanno a indicare, in qualsiasi contesto, che ci troviamo nell'anticamera dell'arte per pochi e distratti consumatori.
Le schiere sono cresciute. E aggrediscono. Con una motivata grinta che forse è quell'elemento vincente che è mancata alla mia generazione, ormai fisiologicamente prepensionabile. Di sicuro la realtà della Rete ha ben supportato l'irruenza di chi desidera farsi notare con ottimali strumenti che, in nome di community e di autogestione, sono in grado di produrre idee, materiali ed energie a disposizione. Un'ottima tecnologia al servizio di proposte, spesso straordinarie per intuizioni e sostanza, che in altre epoche si sarebbero incartapecorite nella loro forma cartacea rinchiusa in malinconici cassetti (perché, se sono finiti i tempi dei "soliti quattro gatti", ci abbiamo dato pure un taglio con l'insopportabile adagio "impara l'arte e mettila da parte"…).
Ci starebbe ancora un salto, non tanto piccolo, di qualità e quantità verso la "costruzione" di un autentico, collettivo movimento fondato sulla diffusione del fantastico e dell'horror made in Italy, una scintilla vitale che porti le ormai tantissime realtà di Internet a far piazza pulita di infantili rivalità e d'inesistenti muri divisori e iniziare un serio lavoro di collaborazione e autentico scambio culturale, ma insomma, forse ci stiamo arrivando e… chiedo scusa, sto scantonando, come quasi sempre mi capita.
Veniamo allora a Daniele Bonfanti che, nell'esploratissimo dominio dell'horror italico, ha scritto un libro nuovo, catturando nel contempo una parte di quella scheggia di ossessionante psichismo collettivo che sembra tormentare le penne più interessanti dello stivale.
Da Nerozzi a Kai Zen, da Defilippi a Flavio Santi, transitando per autori – all'apparenza – "marginali" al gotico quali Valter Binaghi e Alan Altieri (elenco puramente casuale in cui mi ficco per affinità tematica…), l'idea di una o più forze, maligne e trascendenti, in grado di manovrare la Storia a piacimento di ineffabili e invisibili Demiurghi del Male, è ben più di un'accidentale condivisione tematica o ideologica. Si potrebbe dire con queste connotazioni di fondo l'horror sia in grado di divenire l'Ala Oscura di quel genuino complottismo contemporaneo, venuto alla luce dopo le grottesche manipolazioni mediatiche dell'11 settembre. Con una marcia in più, forse, che collega chissà quanto casualmente un percorso ideologico del gothic made in Italy a quell'idea, bollata superficialmente come posizione anticlericalista, che la Chiesa (o le Chiese) da secoli, se non dall'inizio dei Tempi, non ce la stiano raccontando giusta, soprattutto su quella "Verità" che vorrebbe aspirare al Trascendente senza il filtro della Ragione e il solo ausilio della fede. Una posizione coraggiosa (la Chiesa mente perché da sempre "distrugge, cancella, disintegra se possibile ciò
che non va"…) che, se da un lato identifica Melodia come il frutto più sorprendente e sincero di quella censuratissima mobilitazione antidogmatica che fu nel suo complesso l'antologia del 2000 Jubilaeum curata da Andrea G. Colombo per PuntoZero, dall'altro ci riporta alla mente una delle più acute analisi mai stilate in Italia sul senso storico-culturale della letteratura orrorifica.
Così Franco La Polla nel 1977:
"Il soprannaturale, nei termini in cui ancora oggi lo fruiamo, è una conseguenza di radicata tradizione di paura che il potere ha coltivato e instillato per secoli. Per secoli infatti le istituzioni hanno predicato che il terrore è il potere, quando invece esso ne è stato semplicemente l'arma. Nel regno di Dio tutto è armonioso, sereno: il desiderio coincide con l'atto, il principio di piacere con quello di realtà. Il tuono che scuote l'Eden è la prima nota stonata e paurosa nel coro delle sfere angeliche. Non il Serpente fa paura, ma le conseguenze dell'atto che quegli ha suggerito. Il Serpente è soltanto la concretizzazione figurale di un fantasma della deiezione, dell'essente che diventa tragicamente esisente. Voci tonanti, spade fiammeggianti, minacce titaniche: la paura è entrata nella vita dell'uomo. E uno scarto si instaura nel mondo e di conseguenza nella psiche."
Parole di trent'anni fa, scritte da un grande maestro. E di un'attualità così sconcertante che stupisce ancor di più il ritrovarne il senso integro nel romanzo di un giovane che allora non era neppure nato. Il che la dice lunga anche sull'ostracismo culturale che il gotico contemporaneo ha subito e continua a subire. Perché "certi discorsi" possono passare e divenire quasi trendy attraverso la grottesca mobilitazione mediatica nata attorno a Il Codice Da Vinci, ma sono in grado di apparire "scandalosi" o "eretici" se non hanno la benedizione, alla lettera, dei poteri forti, dei reality show o dell'innocua e non disturbante industria dei best-seller… ma sto ancora scantonando.
In realtà dovrei parlarvi di questo libro. Perché non lo faccio? Ma no, in verità l'ho già fatto. Come scrivevo all'inizio, i libri vanno letti, annusati e ascoltati. Ma, soprattutto, i libri non si raccontano. Guai, soprattutto se lo scrivente ignora – com'è giusto che sia – se le sue note andranno a servire da prefazione o da post-fazione… Guai a rovinare la sorpresa – anzi, le sorprese, data la compressa complessità di Melodia -, perché non esiste nulla di più insano di certe demenziali "presentazioni" che, all'ombra del "ti vedo e non ti vedo", mi massacrano la tensione dopo avermi spiegato due terzi di plot.
Mi limito solo a ricordare che qui troverete un musicista e una musica enigmatica, dei gatti e delle creature all'apparenza angeliche, assemblamenti di differenti dimensioni temporali che svelano Maschere ingannevoli, Lovecraft e Machen shakerati con le moderne cosmogonie antigesuitiche di un Blatty o di un Defilippi… basta scantonare, il critico nuvolone sta già delirando. Ma di sicuro si sente lucido nel pronosticare a Daniele Bonfanti un lungo e proficuo cammino sull'impervio sentiero dell'horror territory italiano. E' una certezza, la mia: Daniele ha cominciato nel migliore dei modi, nel segno della diversità.»

Danilo Arona, settembre 2007.

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